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Dorothea Wierer è stata “l’Ultima Diva” del Biathlon? Carisma e personalità senza pari, ora lo sport è più povero e banale

Dorothea Wierer si è ritirata dall’attività agonistica. Quel momento più volte ipotizzato sin dal 2020 è alfine inevitabilmente giunto. Prima o poi, la sudtirolese avrebbe dovuto appendere sci e carabina al chiodo. Era ovvio. Quantomeno, i fatidici titoli di coda sulla sua carriera sono comparsi molto più tardi di qualsiasi previsione iniziale, permettendo a lei e ai suoi tifosi di godersi un film lunghissimo.

Chi scrive ha la fortuna di conoscere Massimiliano Ambesi da quasi un ventennio. Al contempo, ha (ancora) il dono della memoria d’acciaio; pertanto, finché madre natura fa funzionare i neuroni a dovere, è bene sfruttarli il più possibile. Come Wierer ha fatto con il suo talento per il biathlon. Nel 2008, poche settimane dopo il successo di Dorothea nell’individuale youth dei Mondiali di Ruhpolding, ebbi uno scambio di battute con Max. All’epoca, via email.

Alla mia domanda: “Cosa pensi possa diventare Wierer?”, la risposta fu concettualmente quella che segue. “Guarda, lei ha una testa molto particolare. Può decidere di smettere domani e mettersi a lavorare come cameriera, oppure può diventare la più grande biathleta italiana di tutti i tempi. Inutile dire quanto restai colpito da questa frase (altrimenti, non mi sarebbe rimasta scolpita nella memoria).

Ebbene, Ambesi, come sempre, ci aveva visto bene. Per fortuna si è concretizzato lo scenario che ha tramutato la sudtirolese nella numero 1 della storia del biathlon azzurro. Certo, da oggi tale ruolo è dibattibile, alla luce di quanto realizzato da Lisa Vittozzi proprio durante questi Giochi olimpici. Cionondimeno, Wierer è stata per un decennio abbondante la miglior biathleta tricolore di sempre. Inoltre, bisogna ricordarsi come quella frase venne scritta nel 2008!

Indipendentemente dalle profezie, la grandezza di Dorothea non è stata solo agonistica, bensì anche mediatica. Sotto questo aspetto resterà ineguagliata, perché nessuna nel panorama italiano ha il suo stesso carisma. La sudtirolese ha allargato enormemente la popolarità del biathlon nel nostro Paese, facendolo uscire dalla sua nicchia di appassionati per renderlo decisamente più conosciuto. Non solo grazie ai suoi risultati, ma anche con la sua personalità.

La riprova di questo fatto è quanto, anche all’estero, sia diventata estremamente popolare. I tedeschi l’hanno adottata, l’applausometro nelle arene di biathlon raggiungeva picchi pari a quelli generati dalle atlete di casa. I russi l’adorano, in Norvegia ogni sua parola diventava notizia.

Insomma, in tutto e per tutto una Diva. Diva di un kolossal che la produzione iniziale aveva programmato di far terminare nel 2020 e invece si è prolungato sino al 2026. Un film pluridecorato tra Coppa del Mondo e Mondiali. È mancato solo il pendaglio aureo ai Giochi, ma questa aura da incompiuta aggiunge ancora più fascino a Dorothea, peraltro in ottima compagnia nella storia.

La domanda, a questo punto, è: “Chi sarà la prossima Diva?”. O forse converrebbe chiedersi “Se” ci sarà una prossima Diva. Ora come ora, francamente, il biathlon femminile è privo di personaggi di carisma. Almeno di quel carisma in grado di magnetizzare le folle. Non si vede chi possa “bucare lo schermo” come avevano saputo fare tante altre in passato (Magdalena Neuner, Kati Wilhelm, Liv Grete Skjelbreid e Olga Pylëva giusto per citarne alcune).

Dunque Wierer è stata l’ultima Diva? Chi può dirlo. Però, prima o poi, emergerà la donna capace di ereditarne il testimone. Quando, da dove e chi sarà, però nessuno può saperlo. Non resta che aspettare, consci che senza più la sudirolese, il biathlon femminile è diventato più povero e un molto più banale.

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