“Sivert, Sivert”: le lacrime di Botn dopo l’oro nel biathlon e la dedica all’amico Bakken, trovato morto in camera
“Sivert, Sivert, Sivert”. Al traguardo della 20 km di biathlon Johan-Olav Botn – dopo aver vinto la medaglia d’oro – ha urlato diverse volte il nome del suo amico Sivert Guttorm Bakken, morto il 23 dicembre 2025 in una camera d’albergo di Passo Lavazè, valico alpino del comune di Varena, in provincia di Trento. Botn ha vinto l’oro e ha subito voluto ricordare l’amico ed ex compagno di nazionale Bakken. Pugni chiusi e braccia al cielo: un gesto non solo per cancellare la fatica fisica e nervosa che lo ha portato a una insperata medaglia d’oro, ma anche per stemperare lo choc e il panico vissuti in quel 23 dicembre, quando entrò nella camera di Bakken e lo trovò senza vita. A piangere con lui anche il compagno di squadra, Sturla Holm Laegreid, giunto terzo, felice per il podio ma anche per aver onorato al meglio la memoria di quel compagno di allenamento.
Bakken fu trovato morto con sopra una maschera per l’ossigeno da altitudine sempre più diffusa tra gli atleti, la Elevation Training Mask (Etm), dispositivo che riduce il passaggio di ossigeno alla bocca fino a 6-10 volte per simulare l’alta quota e, secondo i produttori, migliorare capacità respiratoria, polmonare e resistenza. Botn raccontò di aver cercato subito di aiutarlo, allertando immediatamente i soccorsi. E confessò agli amici e anche al team che quelle immagini dolorose rimarranno con lui per sempre.
Non solo descrisse il periodo successivo come estremamente complicato, parlando di un “Natale difficile” ma a causa del forte trauma, Botn mise in discussione la sua stessa partecipazione alle gare successive (saltò la tappa di Ruhpolding) e anche ai Giochi. Quando ha tagliato il traguardo olimpico di Anterselva beffando uno dei principali favoriti, il francese Eric Perrot, ha iniziato a pronunciare il nome di Sivert, abbracciando tutti sulla neve. “Volevo che tutti i tiri dal poligono fossero fatti bene e quando al quarto passaggio non ho sbagliato neanche un colpo il mio pensiero è andato al mio amico Sivert. Ho sentito che stavo gareggiando con lui. È un grande sogno”, è stato il suo commento a fine gara dopo essersi asciugato le lacrime.
“Sono state per settimane dentro un ottovolante emotivo, ma sta migliorando ogni giorno. Inizi a pensare a tutto, a mettere in discussione le cose. Mi sono sentito impotente”, rivelò Botn in quei giorni ‘difficili’. Anche Giacomel – quarto nella gara in questione – era rimasto scosso dalla morte di Bakken (gli aveva anche dedicato la vittoria della sprint a Oberhof) visto il legame d’amicizia. La mattina della scomparsa lo aspettava sulla porta dell’hotel, per allenarsi insieme: “Ho abbracciato Botn al traguardo, poi ci parleremo in privato. Sono molto fiero di lui, ha dimostrato di avere una fibra molto importante. Io adesso devo recuperare perché fisicamente non è andata come speravo”.
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