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Biathlon, la Coppa del Mondo femminile è nell’empasse. Stallo alla messicana fra cinque donne anche a Ruhpolding?

La Coppa del Mondo femminile di biathlon riparte già mercoledì 14 gennaio con la staffetta di Ruhpolding. Un autentico antipasto per la lunga tappa bavarese, che culminerà con la sprint di venerdì 16 e l’inseguimento di domenica 18, competizioni nelle quali Lou Jeanmonnot è chiamata a riscattare le prestazioni di Oberhof.

La francese non è andata male negli appuntamenti disputatisi in Turingia, ma al contempo non ha neppure brillato. Una settima e una decima piazza rappresentano un bilancio discreto, soprattutto se rapportato a quanto fatto dalla norvegese Maren Kirkeeide (sprofondata al ventiduesimo posto nell’inseguimento dopo aver chiuso quarta la sprint).

Il problema, per la transalpina, è rappresentato alle performance smaglianti di Elvira Öberg (doppia vittoria per lei) e della sempre più sorprendente Suvi Minkkinen (attestatasi due volte alla posizione d’onore). La svedese, dopo un dicembre relativamente opaco, ha acceso improvvisamente gli abbaglianti. La finlandese, sparando benissimo, sta tenendo viva una candidatura alla conquista della Sfera di cristallo che nessuno avrebbe potuto pronosticare solo due mesi orsono.

Sono queste, le quattro women-to-watch di Ruhpolding, appartenenti peraltro a quattro nazioni differenti, dinamica che non guasta mai. Aggiungiamo, noblesse oblige, anche un’altra svedese, Anna Magnusson, ancora in quota in una classifica generale corta. D’altronde, viviamo una stagione nella quale le dieci gare disputate sono state vinte da otto donne differenti.

Non c’è una vera padrona del circuito, tutte vivono la Coppa del Mondo come un lungo percorso di avvicinamento all’obiettivo principe dell’inverno, i Giochi olimpici di Milano Cortina 2026. La classifica generale, come sovente accade nelle annate caratterizzate dalla manifestazione a Cinque cerchi, passa in secondo piano.

Generalmente, questo genere di inverni, segue due possibili copioni. Il primo è quello di vedere un’atleta capace di fare la differenza, che dissuade le altre dal rincorrerla, ipotecando la Sfera di cristallo già a gennaio. Non è quello che stiamo vivendo. L’alternativa è un’empasse sino alle Olimpiadi, con qualsiasi verdetto sulla classifica generale procrastinato a marzo, con tutti gli annessi e connessi del caso. Situazione che, al momento, appare la più probabile del 2025-26.

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