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La Pallacanestro Trieste a un mese e mezzo dai play-off sta ancora cercando difesa e identità

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TRIESTE Quali sono le due cose che hanno in comune Forlì, Bologna, Udine, Verona, Cantù e adesso Torino? Sono tutte più in alto in classifica rispetto a Trieste. Hanno tutte battuto in casa Trieste. La squadra di Jamion Christian prosegue il suo filotto di sconfitte esterne contro le squadre cui dovrebbe contendere la promozione in A. Alla collezione delle sfide manca solo un appuntamento, Trapani il 6 aprile. Il più proibitivo di tutti. Non consideriamo la trasferta a Rieti nell’ultimo turno dell’orologio perché quella tra due squadre che dovranno affrontarsi per almeno tre volte pochi giorni dopo nei play-off sarà evidentemente una partita a carte coperte, priva di spunti utili.

Christian, nella sua incrollabile fiducia, è convinto che la raffica di sganassoni in trasferta non possa incidere sulla convinzione e l’autostima dei suoi giocatori. Non la pensiamo così ma è solo uno dei tanti aspetti in cui ci sono interpretazioni diverse. A Torino Trieste ha perso perché non ha difeso – e l’allarme difesa era già stato ben evidente in precedenza - , perché ha una discontinuità di rendimento allarmante in certi elementi, perché nelle due volte in cui Ciani ha chiesto alla sua squadra di accelerare i biancorossi non sono stati in grado di trovare una risposta. Prima subendo 17 punti in una manciata di vantaggi vanificando il vantaggio, poi con il 18-0 rimediato nel finale.

«Dobbiamo essere connessi difensivamente» era tra i cardini del presunto piano partita di Trieste. Eccome no. 103 punti. Altrochè connessi. Quando c’è da vincere contro una grande i biancorossi sono sempre offline. Osservazione del coach nel dopogara: «Torino ha saputo trovare gli adeguamenti». Appunto. Ciani lo ha saputo fare. Lui no.

Si dirà mancavano Reyes e Vildera. Vero, ma anche a Torino mancava Kennedy. L’impressione confermata dall’aria stizzita del dopogara è che nella Pallacanestro Trieste si vivano le critiche come un attacco di lesa maestà e che le sconfitte vengano considerate come banali incidenti di percorso sulla strada della redenzione nei play-off. Intanto, però, le sconfitte stagionali sono 12, la squadra non ha ancora un’identità, difende male, è monocorde in attacco dove non ci sono punti di riferimento. Filloy dopo un buon inizio della fase a orologio è scomparso, Campogrande non si è neppure affacciato. In A2 non può portare alla causa due tentativi da tre e una presenza senz’anima nel tempo in cui è sul parquet. Nelle file di Torino c’è chi ha dato l’esempio di come bisogna aggredire le partite, Vencato ha fatto valere la sua fisicità. Discorso a parte tra gli avversari lo merita Matteo Schina, pieno di personalità, vivace. Trieste non aveva un parco giovani infinito cui attingere per costruire il futuro, è riuscita a sprecare anche quello lasciando che Schina e Fantoma prendessero la strada del Piemonte (Tommy è a Casale Monferrato).

A fine partita Schina è stato chiamato dai tifosi della Curva Nord presenti al PalaRuffini e ha fatto effetto vedere un giocatore con la maglia di Torino fiondarsi in mezzo ai tifosi dell’altra squadra per abbracciarli in nome di una lunga profonda amicizia.

In vista del prossimo turno Trieste dovrebbe recuperare definitivamente Reyes, sul conto di Vildera come sempre zero informazioni e del resto si è visto quanto funzioni la pretattica no? Il mercato termina il 4 aprile, i margini di manovra sono pressochè inesistenti visto che la gara-salvezza di Brindisi, il team di Eric Lombardi, si giocherà tre giorni dopo contro Treviso.

La strada è tutta in salita. —

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