Pallacanestro Trieste, coach Christian: «Volevo l’Europa, qui perché credo nel gm Arcieri»
TRIESTE. Una scommessa per vincere una scommessa. Si può riassumere così l’arrivo in biancorosso di Jamion Christian, il nuovo allenatore scelto dalla Pallacanestro Trieste nella stagione che dovrà cancellare il recente passato e riportare una proprietà ambiziosa nel massimo campionato.
Obiettivo tanto difficile quanto stimolante per un giovane coach pronto a mettersi in gioco per centrare l’obiettivo indicatogli dalla sua nuova società e ripagare con i risultati tutti coloro che gli hanno voluto dare fiducia. Una scommessa, dicevamo, frutto della ferrea volontà di Michael Arcieri che, come dimostrato nella precedente esperienza italiana a Varese, non ha mai avuto paura di rischiare e sperimentare. L’Openjobmetis della scorsa stagione ha ottenuto risultati importanti e mostrato forse il miglior basket di tutta la serie A grazie alla presenza di un coach innovativo come Matt Brase, un’esperienza che il general manager nativo di New York ha voluto riproporre anche a Trieste. Ed è proprio il forte legame creatosi con Arcieri, nato solamente qualche mese fa, ad aver creato le condizioni per l’arrivo di Jamion Christian in Italia.
«In molti mi chiedono come sono arrivato a Trieste – il racconto del nuovo tecnico sul sito ufficiale della società –. Beh, prima di tutto è un’opportunità che ho sempre ricercato, quella di mettermi in gioco in Europa. Sono un grande amante del basket e di tutte le sue espressioni in giro per il mondo: ovunque si gioca in modo diverso, ci sono filosofie diverse. Durante il mio anno lontano dalla panchina ho iniziato un podcast che si chiama “Last Call” con Jamion Christian, un podcast per ispirare le persone. In uno di questi episodi sono entrato in contatto con Mike Arcieri (all’epoca GM di Varese) e mi sono subito innamorato della sua storia, di quanto tenga al lato umano delle persone e quanto ami la pallacanestro. Mi sono detto da subito che lavorare con una persona così sarebbe stata una fortuna, e lo ho detto anche a mia moglie. Quando poi è arrivata la chiamata da Trieste non abbiamo nemmeno dovuto parlarne, ho accettato questa grande opportunità. Il livello di condivisione e connessione con lui è massima, come lo è con la proprietà: un gruppo capace di immaginare un piano per questa società che punti a un successo duraturo negli anni. Sto cercando di creare lo stesso rapporto anche con i giocatori, che sento quotidianamente. Non vedo l’ora di essere a Trieste, per poter sentirmi vicino ai nostri tifosi, per gioire con loro, sono orgoglioso di poter dire di essere il vostro allenatore».
In attesa di vedere all’opera la nuova Trieste e conoscere da vicino filosofia e metodologie di un allenatore certamente tutto da scoprire, la società è all’opera per chiudere il suo mercato e, con l’arrivo del secondo americano, definire il roster in vista della prossima stagione. Detto che il reparto play-guardie è abbondantemente al completo grazie alla presenza di un quartetto che, con Ruzzier, Filloy, Bossi e Brooks c’entra davvero poco con la serie A2 e che sotto canestro il duo Candussi–Vildera garantisce qualità e quantità, il ruolo da “attenzionare” è certamente quello di ala. Che sia ala piccola con propensione a giocare da “4” o ala forte con caratteristiche per giostrare anche da “3” lo capiremo, da Varese filtrano ipotesi sul possibile arrivo a Trieste di Reyes, una voce che al momento non ha trovato conferma.

