Quando la pallacanestro è un affare di famiglia: la passione per il basket unisce papà, mamma e figli
La pallacanestro è un affare di famiglia in casa Turel. Quattro cuori, quattro storie di serie A, una legata all’altra. Perché stiamo parlando di una casa dove la passione per la palla a spicchi è contagiosa più di qualsiasi virus.
LA GENESI
Inizia tutto nel 1986, a Pordenone. Davide Turel sta vivendo la seconda parte della sua carriera, dopo aver toccato l’apice nella sua Gorizia (con i marchi storici Pagnossin, Tai Ginseng, San Benedetto) e a Udine con l’allora Australian insieme a un certo Dalipagic. In riva al Noncello conosce Paola Ferrara, una delle giocatrici di punta della squadra femminile locale. Pordenonese, pattinatrice mancata, Paola ha intrapreso la strada del basket seguendo le orme delle sorelle Anna e Antonella: scelta azzeccata, visto che con la divisa di Pordenone arriva fino in serie A2.
DUE CUORI E UNA PALESTRA
La love story nasce, manco a dirlo, fra le mura del palasport. Quando Davide, che a Gorizia è stato soprannominato “Angelo biondo”, termina l’allenamento ed esce dall’impianto, Paola vi entra per iniziare la seduta con le compagne. Uno sguardo oggi, una battuta domani, il ghiaccio si rompe.
I panni di Cupido li indossa però il preparatore atletico delle due squadre pordenonesi: «hai notato? Il biondo ti guarda sempre» dice un giorno a Paola Ferrara. Di lì a poco, il primo bacio. Nel 1990, la coppia convola a nozze e nel 1994 si trasferisce da Pordenone a Gorizia. «Lui aveva la casa di famiglia in riva all’Isonzo, a me la città piaceva» confida Paola.
PICCOLO ANGELO BIONDO
Sempre nel 1994 nasce il primogenito Mirco, biondo come il padre. Paola, da qualche anno, oltre a giocare ha intrapreso la carriera di istruttrice di minibasket. Ed è così che quando Mirco compie tre anni, inizia a seguire la mamma in palestra, alla Stella Matutina. Un anno dopo, viene iscritto al centro Minibasket dell’Ardita e comincia a destreggiare la palla a spicchi. Il ragazzo cresce e si scopre che dal padre non ha ereditato solo i capelli biondi: fa canestro con facilità, è di gran lunga il migliore del vivaio isontino. Mentre Mirco brucia le tappe e lascia il calcio dopo averlo provato per un anno, nel 2002 nasce la secondogenita Anna. Mora come la madre. Cresce in una casa dove il pallone arancione è ovunque, e in giardino non può mancare un canestro.
Mirco nel 2011 sfiora lo “scudettino” under 17 Eccellenza con la Falconstar Monfalcone in un progetto ad ampio respiro provinciale: Mirco Turel è la stella del team, insieme a Francesco Candussi. Debutta in B con la Falconstar, poi fa carriera fuori regione: nel 2011/12 fa la A2 con Imola, poi gira in lungo e in largo lo Stivale.
FIGLIA D’ARTE
Anna segue un destino simile. La madre Paola la porta con sé in palestra, la bimba avrebbe qualche velleità da ballerina, ma ha i cromosomi dei Turel ed è nata per fare canestro. Lo scopre giocando all’Ardita minibasket insieme ai maschietti. Poi passa a 11 al settore femminile, si trasferisce a Fogliano, gioca le finali nazionali under 17 con l’Aibi, poi va al Futurosa Trieste e a 16 anni debutta in B. La chiamata della Delser Udine è datata 2019: Anna debutta in A2 e per la famiglia Turel si chiude il cerchio.
PANE QUOTIDIANO
Di Gorizia si è detto spesso che è una città che negli anni ’80 si cibava di pane e basket. Metafora che calza a pennello per la famiglia Turel, e non potrebbe essere altrimenti, dato che l’angelo biondo Davide ha saputo infiammare il PalaBigot durante l’epoca d’oro della pallacanestro isontina.
«È vero – afferma Paola Ferrara – per noi il basket è il pane quotidiano. I nostri figli, a dire la verità, non ascoltano i nostri consigli, fanno sempre di testa loro». Il fine settimana, a casa Turel, è fatto di riti, perché il basket è anche una sorta di religione. Il sabato giocano le donne, Davide e Paola vanno a Udine a vedere Anna e la sua Delser. Se gioca in trasferta, si collega la tv e via col tifo. La domenica tocca agli uomini, Mirco gioca lontano dal Friuli ma con le dirette streaming si abbatte la distanza, e i Turel non si perdono una partita.
FRA PRESENTE E FUTURO
Durante le festività, e quando i campionati sono in vacanza, la famiglia Turel si riunisce. Di cosa si parla a tavola? Di basket, of course. «A volte si fanno paragoni fra a serie A di una volta e quella di adesso – spiega mamma Paola – dove ci sono troppi stranieri. Mirco dice che persino in A2 ci sono stranieri che giocano troppo in relazione al loro valore. Gli italiani non sono valorizzati a dovere, col tempo tutto è cambiato e non certo in meglio». Non si vive di solo basket, tuttavia. Papà Davide, appese le scarpe al chiodo, è diventato tecnico di cucine per ristoranti, mamma Paola collabora con un doposcuola di Gorizia, Mirco è perito agrario e ha appena svolto un corso di agente immobiliare, Anna studia psicologia.
Piedi per terra e umiltà, nonostante tutto. Ma siamo certi che i Turel hanno ancora belle pagine di pallacanestro da scrivere. E noi siamo pronti a raccontarle.

