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Franca Vendrame, super sportiva. A 84 anni ricorda i tre scudetti con l’Apu: «Sono ancora innamorata del basket, mia nipote segue le mie orme»

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Franca Vendrame, super sportiva. A 84 anni ricorda i tre scudetti con l’Apu: «Sono ancora innamorata del basket, mia nipote segue le mie orme»

UDINE. Sessant’anni, tanti sono passati dall’ultimo dei tre magnifici scudetti di fila del basket femminile a Udine. Sessantanni, una vita fa, una Udine fa. In attesa che oggi alle 18 le atlete dell’Apu Woman Delser celebrino nel tempio del Marangoni quelle imprese, Franca Vendrame, classe 1937, nata in una laterale di via Poscolle, un metro da quello che sarà il Marangoni, l’altro lo stadio Moretti, icona della pallacanestro friulana ci fa tornare indietro nel tempo.

Signora Franca, cos’era giocare a basket a Udine a fine anni 50?

«Spettacolare. Avevo 14 anni, giocavo a pallavolo, mi vede giocare in qualche torneo scolastico. Ero alta, Giovanni Bertoldi, professore di educazione fisica, mi chiede di provare a giocare a basket. Campetto di Largo ospedale vecchio, allenamenti personalizzati con palleggio, cambio di direzione, tiro: insomma i fondamentali della pallacanestro ».

Poi?

«Otto mesi dopo finii a giocare nella Pallacanestro Udinese, due anni dopo giocai a Belgrado il mio primo Campionato d’Europa con la Nazionale: avevo sedici anni e 4 mesi».

Una predestinata insomma...

«Ero bravetta, certo. Ma anche perché presto ho capito il segreto di tutto: il grande lavoro che bisogna fare in palestra, all’epoca era un campo in cemento».

Ma che tipo di giocatrice era?

«Difendevo forte e avevo una bella visione di gioco, mi divertivo da matti a passare la palla, a fare assist».

E fu una delle protagoniste di quel filotto di tricolori.

«Eravamo un bellissimo gruppo, tante amiche di una vita ormai non ci sono più. Penso a Licia Bradamante. Il Benedetti era strapieno, la gente andava a vedere l’Udinese al Moretti e poi veniva a tifare per noi. Indimenticabili i derby con Trieste. E poi sa cosa le dico?».

Prego.

«Si guadagnava anche un sacco di soldi. Io facevo la segretaria dell’Udinese calcio e avevo via libera per partite ed allenamenti. Bene, avevamo 150 mila lire di premio partita, e di vittorie in quegli anni ne portammo molte. Pensi che mia sorella che era impiegata guadagnava 69 mila lire al mese».

Lei poi sposò il compianto Tullio Pittini, che poi portò la Snaidero in A e fu anche presidente dell’Apu.

«Sì, e mi ritirai prima del matrimonio nel 1967 con gli ultimi anni divertentissimi passati a giocare in serie C».

Segue ancora il basket?

«Sono innamorata della pallacanestro e ora la mia nipotina Eleonora, 12 anni alta già oltre 1.70, pare pure avere un gran bel talento».

Le ha raccontato le sue imprese?

«Sì, anche se mi è rimasta solo una foto di quegli anni. E le ho detto soprattutto una cosa: cura i fondamentali, la tecnica, s Spesso nel basket moderno la grande dimenticata. Io ho visto giocare un certo Riminucci».

E Michael Jordan?

«Beh, quello è il più bravo di sempre».

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