Legabasket LBA 11^andata 2019-20: grande Varese, minima Roma. A Bucchi serve un giocatore
Varese, 1 dicembre 2019 – “Il concetto è molto semplice: ci dobbiamo chiudere in palestra e lavorare molto duramente per recuperare quell’intensità che non abbiamo più da qualche tempo. Questo ovviamente al di là dei meriti di Varese che ha fatto la partita che ci aspettavamo, è una squadra che si vede è in grande ritmo, quello che a noi invece adesso manca”.
Per una volta partiamo dalla fine cioè dalla parole di coach Piero Bucchi dopo Openjobmetis Varese-Virtus Roma, 99 a 69. Il pensiero del coach romano ed il punteggio dovrebbero dire tutto sull’andamento della partita per la quale non vale la pena di fare cronaca se non per dire che tutto si è consumato tra il 6° minuto del primo quarto quando Jerome Dyson ha segnato il 16 a 17 ed il primo minuto del secondo quarto, quando Peak ha messo dentro due liberi per il 36 a 19. Da lì – ma già da prima in realtà – solo Varese con le sue triple, 10 su 17 dopo 20′, e la sua libertà di essere precisa nel tiro da 2 esercitata con uno splendido 11 su 13 a metà gara.
In fin dei conti siamo stati facili profeti ieri, nel presentare la gara assieme al Direttore Fabrizio Noto ed a Gabriele Marini. Bravi, bravissimi quelli di coach Caja che evidentemente quando gioca in casa ha dei riferimenti migliori rispetto a quando è lontano dalla Enerxenia Arena, 4 vittorie su 5 con 94 punti di media, e quando gioca con Roma poi ci mette qualcosa in più. La Openjobmetis ha giocato una partita spettacolare come solo le squadre di Caja sanno giocare quando sono “in palla“. Da applausi in piedi, o standing ovation per esser moderni e per quelli che non capiscono l’italiano.Ma la complicità di quelli di Roma ancora una volta è stata molto forte.
L’abilità di Varese nella circolazione di palla per cercare un buon tiro da tre non può essere sopportata ad ogni azione con rassegnazione dagli avversari, nello specifico i giocatori di Roma, perché altrimenti rischia di diventare mancanza di attenzione per non dire di peggio. Magari, per addolcire la pillola, potrei dire non comprensione del gioco ma non sono certo che sarebbe meglio. Imbarazzante comunque vedere come la maggior parte delle 14 triple messe a segno da Varese siano state tirate col tempo e lo spazio necessari a prendere la mira e che quelle due o tre segnate con le mani dell’avversario addosso siano entrate lo stesso, ma questo fa parte del gioco: se io metto in ritmo il mio avversario lui segnerà a prescindere dalla mia buona difesa.
E poi c’è qualcosa che sembra bloccare l’inerzia della Virtus: se il gioco non produce subito i frutti sperati la squadra si adagia una sorta di limbo nel quale ognuno cerca di portare acqua al proprio mulino senza giocare con gli altri e quindi l’insieme perde le sue caratteristiche. A volte va bene perché i primi cinque, soprattutto, della Virtus sono ottimi giocatori in grado di produrre punti e giocate di qualità, ma più spesso le cose vanno molto male e la squadra va incontro a sconfitte pesanti. La media delle sei sconfitte sin qui subìte è di 19,1 punti: meno 7 in casa della Virtus Bologna, meno 24 in casa con Brindisi, meno 6 in casa con Milano, meno 36 a Sassari, meno 12 in casa con Treviso e meno 30 a Varese.
Non è questione di cercare responsabili o colpe. La squadra è corta. Manca un giocatore di serie A da inserire immediatamente nell’organico perché oltre Baldasso e Pini, coach Bucchi non può far affidamento per un motivo o per un altro su Rullo e neanche per scherzo su Moore. Proprio a Varese il coach romano ha messo in campo 9 giocatori provando qualunque tipo di quintetto, ogni tipo di soluzione per arginare quantomeno l’onda lunga lombarda ed il risultato è sotto gli occhi di tutti. E proprio il fatto che da qualche settimana sia difficile che questo gruppo riesca a fare buoni allenamenti in serie dimostra quanto poco materiale umano sia a disposizione dello staff tecnico. A meno che non si voglia dare responsabilità proprio a Bucchi delle sconfitte, il che sarebbe una bestemmia sportiva e l’ennesina dimostrazione di incompetenza.
Sarebbe bene che la proprietà capisse molto bene la necessità di dare più forza all’organico con un innesto di qualità e dedicasse energie importanti, trovando le risorse. Chiedendo ovviamente all’allenatore che tipo di giocatore serve, ma bisogna far presto, non si può attendere oltre. Quelle che sono dietro la Virtus si muovono o si muoveranno, invece dall’ambiente del club dei Toti trapela che si rimarrà così fino alla fine.
Se questo fosse vero, la domanda di conseguenza sarebbe molto semplice: è vero che si vuol rimanere in serie A?
Eduardo Lubrano
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