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Novak Djokovic sul suo futuro: “Continuo a giocare a tennis per amore di questo sport, sono ancora competitivo”

A 38 anni, Novak Djokovic continua a riscrivere il proprio rapporto con il tennis, scegliendo con attenzione impegni e obiettivi. Il 2026 del campione serbo, finora, si è sviluppato attorno a due tappe: gli Australian Open e il Masters 1000 di Indian Wells Open. A Melbourne ha ritrovato una finale Slam dopo un’assenza di un anno e mezzo, superando in semifinale Jannik Sinner al termine di una battaglia in cinque set, prima di arrendersi all’ultimo atto contro Carlos Alcaraz. In California, invece, il suo cammino si è fermato agli ottavi di finale contro Jack Draper.

Al di là dei risultati, ciò che emerge con chiarezza è la nuova dimensione con cui Djokovic affronta la fase finale della carriera: una gestione più consapevole delle energie e una visione più ampia, che va oltre il campo. Il legame con il tennis resta fortissimo, ma non più esclusivo. L’obiettivo dichiarato è arrivare competitivo ai Giochi Olimpici di Los Angeles 2028, chiudendo idealmente il cerchio con la maglia della Serbia.

In questa fase, il numero uno serbo ha posto al centro il proprio equilibrio personale, come raccontato in un’intervista a Esquire: “Nel corso degli anni ho imparato che il benessere mentale ed emotivo è fondamentale. Dentro e fuori dal campo, sono sempre la stessa persona. Se qualcosa dentro di me non va, si riflette inevitabilmente anche nel mio tennis, non c’è dubbio. Per me, trovare quell’equilibrio è stato possibile adottando un approccio più olistico e accettando il fatto che sono umano. Commetto errori, ho debolezze, ed è giusto così. Per essere forti, coraggiosi e avere successo, bisogna anche permettersi di essere vulnerabili“.

Una consapevolezza che non ha attenuato la spinta competitiva, ancora ben presente: “Ciò che mi spinge ad andare avanti è prima di tutto il mio amore per questo sport. Il tennis è stata la mia vita per così tanto tempo, e continuo a godermi ogni momento in campo. Amo la competizione, amo la sfida, e mi sento ancora forte e capace di competere con i giocatori più giovani: questo, per me, è una grande parte del divertimento“.

La chiave, oggi, è soprattutto nella gestione del lavoro quotidiano, lontano dagli eccessi del passato e più orientato all’efficienza: “A questo punto della mia carriera, la preparazione non significa più soltanto allenarsi duramente rispetto agli altri. Significa allenarsi in modo più intelligente, ascoltare il corpo e assicurarsi di essere al meglio, fisicamente e mentalmente, per poter competere ai massimi livelli. Quando sono in campo, la mia motivazione non è solo vincere, ma anche dare l’esempio: mostrare valori come dedizione, resilienza e amore per ciò che fai. Questa motivazione è molto potente e profondamente personale“.

Un cambio di prospettiva che, paradossalmente, sembra aver rafforzato la sua determinazione: “Il tennis è ancora molto importante per me, ma non è più tutto. E, in un certo senso, questo mi dà ancora più forza. La motivazione nasce dal mio amore per questo sport, dalla competizione e dalla sfida continua con me stesso“.

Infine, resta vivido il ricordo di uno dei momenti più alti della sua carriera, l’oro conquistato ai Giochi Olimpici di Parigi 2024: “L’oro olimpico è stato il sogno di una vita. Ho partecipato a quattro Giochi Olimpici, per molto tempo quella medaglia mancava al mio palmarès. Vincere a Parigi, a 37 anni, rappresentando la Serbia, è stato senza dubbio uno dei momenti più grandi della mia carriera. Essere lì, ascoltare l’inno nazionale, stringere la medaglia d’oro tra le mani: è una sensazione che ti rimane dentro per sempre. Non avevo mai provato emozioni simili su un campo da tennis prima di allora. Le lacrime sono arrivate spontaneamente. È stato qualcosa di molto puro e intenso. Ma non sento di aver ‘completato’ il tennis“.

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