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Fuori subito a Montecarlo, dove ha vinto tre volte: la grande crisi di Stefanos Tsitsipas

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È difficile valutare in maniera oggettiva, senza farsi prendere dal ricordo di ciò che avrebbe potuto essere, la parabola di Stefanos Tsitsipas. Che ormai, da un anno a questa parte, è fatta soltanto di una curva discendente, manifesto di un giocatore che sembra essere l’ombra di sé stesso. E che è stato schiacciato, in fin dei conti, tanto dalle sue responsabilità oggettive quanto da un circuito sempre più competitivo con il passare del tempo. Prima soffrendo all’ombra dei Big Three (tra l’altro battuti tutti a soli 20 anni), poi incapace di trovare contromisure a Sinner e Alcaraz. Ma se nel 2025 c’era stato qualche campanello d’allarme ma la classifica non ne aveva risentito eccessivamente, le cose ora sono peggiorate in modo esponenziale. E, al prossimo aggiornamento del ranking, dopo l’eliminazione al primo turno di Montecarlo per mano di Francisco Cerundolo, Tsitsipas (che difendeva i quarti del 2025) si ritroverà non più in alto del n.65 al mondo.

I problemi di gioco e l’incapacità di imparare

A dirlo farà una certa impressione, ma l’ultima volta che il greco aveva avuto una classifica così bassa era il 23 aprile 2018, quando da n.63 del mondo raggiunse la finale all’ATP 500 di Barcellona. Fu il primo grande squillo di un giovanissimo con tante capacità, un talento evidente, e qualche punto debole da dover aggiustare. Il servizio e il dritto, già allora, erano colpi fatti e finiti, spesso decisivi. E, sembrerà paradossale, ma il rovescio funzionava meglio di oggi. Era già il suo tallone d’Achille, unito ad una certa passività nonostante le buone doti a rete, ma riusciva in qualche modo a tenerlo dignitosamente nello scambio. D’altronde a un ragazzo di 20 anni si perdona qualche lacuna qua e là. Ma ad un uomo di 27 no.

Negli anni Stefanos, assolutamente consapevole di quanto fosse facilmente attaccabile dal lato sinistro, non ha mai fatto nulla per migliorare. Chi scrive ha sempre ritenuto che, con un rovescio più solido, Tsitsipas sarebbe stato capace di trionfare in uno Slam. D’altronde, sull’amata terra rossa, ha vinto tre volte il Masters 1000 di Montecarlo. La sua unica isola felice dal 2022 in avanti. Lasciando sempre però una sorta di amaro in bocca, una leggera insoddisfazione, come se mancasse sempre qualcosa. Che gli impediva poi di battere con continuità i migliori, perdendo troppo spesso partite che avrebbe dovuto vincere. E qui si arriva all’altro grande cruccio, probabilmente la reale fonte di tutti i problemi, della carriera del greco.

Apostolos: fortuna e sfortuna di Tsitsipas

Apostolos Tsitsipas, il padre dell’ex n.3 al mondo, è un tipo scomodo. Non eccessivamente invadente, ma al contempo neanche una presenza che sia mai stata capace di immettere nel figlio la tranquillità che gli sarebbe servita. Alexander Zverev Senior è sempre stato vicino a Sasha, provando a farlo migliorare ove possibile. Nel caso della famiglia Tsitsipas sono sempre stati i litigi, più che le migliorie apportate, a riempire le prime pagine. È vero che il meglio della sua carriera Stefanos (due finali Slam, tre vittorie 1000, le ATP Finals 2019) lo ha vissuto sotto la guida del padre, ma anche dandogli la colpa per la sua incapacità di andare oltre alcuni limiti.

I due, tra il 2024 e il 2025, si sono separati. Lì sono emerse le prime difficoltà, le prime vere grandi delusioni, per il greco: che ha prima perso il posto in top 10, poi in top 20, e ora è addirittura fuori dai primi 60. Tornare a lavorare con il padre, dopo l’intermezzo poco felice con Ivanisevic (accolto male anche dal greco), non ha però portato frutti. La mancanza di un background tennistico, visto che Apostolos era un professore di educazione fisica che ha lasciato il posto per dedicarsi a tempo pieno al figlio, sicuramente è un punto a sfavore. Il non capire alcuni momenti, determinati passaggi a vuoto, alla lunga può pesare. Anche perché, a pochi mesi dai 28 anni, pare che la carriera di Stefanos abbia ormai preso la strada verso il tramonto.

Un lungo addio

Si dice spesso che il silenzio faccia più rumore di mille parole. In alcuni casi, soprattutto nello sport, è una verità ancora più evidente. Ieri, ad esempio, al Masters 1000 di Montecarlo, quasi faceva impressione il gelo calato sul Court Rainier III durante l’incontro di Tsitsipas. Il greco va a servire per il primo set sul 5-3, sembra ispirato, la pallina fila una meraviglia…da lì blackout completo. Perde otto giochi di fila, gettandoli al vento con colpi scialbi ed errori gratuiti, regalando a Cerundolo un vantaggio difficile da smarrire di 7-5 4-0. Gli spettatori ondeggiano tra la delusione e lo sgomento, nel vedere un ex campione del torneo, che sulla terra ha sempre dato il suo meglio, sciogliersi in una maniera così definitiva, così triste.

Un termine forse anche forte, ma giusto da usare in questa situazione. Vedere le condizioni in cui attualmente versa Tsitsipas non può che lasciare una certa tristezza. Era arrivato come un fulmine, capelli biondi e lunghi al vento, un personaggio tutt’altro che indifferente. Ora anche quei capelli sembrano appartenere ad un passato roseo, che aveva lasciato intravedere un incredibile futuro. C’è ancora speranza, per Stefanos? Può ancora diventare grande? La risposta è dentro sé stesso, dipende dalla sua forza di volontà nel (ri)lanciarsi. A questa crisi, di risultati, di gioco, di identità, è difficile intravedere una fine. Ma forse c’è una soluzione.

Il bisogno di una pausa

Goran Ivanisevic, che raramente parla senza cognizione di causa, aveva da subito identificato come il vero problema di Tsitsipas derivasse da crucci mentali, più che fisici. E così aveva suggerito al greco di prendersi una pausa. La soluzione per tornare ai livelli che per anni ha mantenuto, è probabilmente proprio quella: fermarsi, dare un po’ di respiro alle proprie emozioni, ai propri sfoghi. Allontanandosi dal circuito per qualche mese, anche perché da qui a fine anno difende 420 punti. Un tesoretto che gli costerebbe la top 100, ma non distruggendogli del tutto la classifica.

Lo stop sarebbe però propedeutico a un tentativo di ritrovarsi, darebbe più tempo per lavorare, tanto sul gioco quanto sull’aspetto mentale, senza dover accelerare troppo. Sarebbe una soluzione drastica, raramente messa in atto da tennisti di alto livello, certo. Ma nelle condizioni attuali di Tsitsipas, se davvero vuole concedersi un’ultima chance di tornare a riveder le stelle che merita, non c’è probabilmente altra strada. Così che anche i lunghi capelli, biondi e splendenti, non rischino di scivolare nel biondo cenere dei ricordi andati e delle occasioni sprecate.

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