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Alexander Bublik: “Sinner e Alcaraz devono puntare ai record dei Big 3”

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Tutto pronto per l’inizio dello swing europeo su terra battuta, e mentre il circuito si prepara ai grandi appuntamenti, alcuni giocatori hanno scelto di fare tappa all’UTS di Nimes, evento esibizione dal format innovativo che anticipa la stagione sul rosso.

Tra questi anche Alexander Bublik, protagonista di un’ultima stagione sorprendente. Il kazako, infatti, dodici mesi fa era numero 76 del mondo, mentre oggi si è stabilmente affacciato alla top 10 dopo una scalata tanto rapida quanto inaspettata, coronata anche da cinque titoli nel 2025 e dalla qualificazione alle ATP Finals. In un’intervista concessa al Corriere dello Sport, Bublik ha raccontato il suo momento tra obiettivi, crescita personale e quella sua autenticità che continua a dividere, ma che resta il tratto distintivo del suo percorso.

“LA CHIAVE? VIVERE TUTTO IN MODO NORMALE”

Ripercorrendo uno dei momenti chiave del suo 2026, ovvero il successo all’ATP 250 di Hong Kong che gli è valso l’ingresso in top 10, Bublik ha spiegato: “Penso che la chiave sia stata viverla in modo normale. Sapevo cosa ci fosse in palio, ma ho messo tutto in un angolo della mente e me ne sono quasi dimenticato. Dovevo essere coraggioso nei momenti importanti e lo sono stato”.

Con l’inizio della stagione su terra, il tema dei punti da difendere diventa centrale. Ma il kazako ha un’idea molto chiara: I punti non si difendono, si fanno. Non è che uno rincorre sempre, si lavora per ottenerli. È una situazione che ho già vissuto”.

“NON VOGLIO FINGERE, SO DI ESSERE UNA BRAVA PERSONA”

Uno dei passaggi più forti riguarda la percezione esterna dei suoi comportamenti in campo: “Nel mondo in cui viviamo, a mio parere è tutto finto. Tutti fingono di essere qualcuno che non sono”. E ancora, sulla sua autenticità: “Io non ci penso: se faccio un errore, faccio un errore. Non c’è niente di sbagliato nel rompere una racchetta. Superi il limite, prendi la multa e la paghi, come quando parcheggi in divieto di sosta”.

Poi la riflessione sul giudizio: “La gente ci giudica sulla base dell’unica fotografia che ha a disposizione. Se rompo cinque racchette dicono che sono pazzo, se mi comporto bene dicono che sono cambiato”. Fino alla conclusione, che racchiude la sua filosofia: Cosa è più importante? Che dicano che sono un bravo ragazzo o essere un buon amico, un bravo marito, una brava persona? Per me la seconda”.

SINNER E ALCARAZ: “UNO GHIACCIO, L’ALTRO FUOCO”

Non poteva mancare il riferimento al dualismo che sta segnando il tennis moderno, quello tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz “Qualcuno si sta avvicinando al loro livello, ma il loro vero obiettivo sono gli Slam e lì sono intoccabili”. Un elogio particolare per l’azzurro: Sinner è fantastico perché dà sempre il 100%. Uno come lui fa bene allo sport”. E sul confronto tra i due: “Adoro questo dualismo: Sinner è ghiaccio, Alcaraz è fuoco”. E in fine su entrambi: “Devono lavorare per arrivare ai record che hanno fatto Djokovic, Federer e Nadal, ne hanno tutte le potenzialità”.

INTERVISTA COMPLETA

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