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Andrey Rublev: “Sinner e Alcaraz adesso sono avanti a tutti”

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Durante lo UTS di Nimes, evento esibizione dal format innovativo che anticipa l’inizio dello swing europeo su terra battuta, Andrey Rublev ha parlato ai microfoni del Corriere della Sport, toccando diversi temi: dal momento attuale alle difficoltà mentali, fino al confronto generazionale con Jannik Sinner e Carlos Alcaraz. Attuale numero 14 del mondo (best ranking n.5 nel 2021), il russo, vincitore di due Masters 1000 e oro olimpico in doppio misto, è stato a lungo considerato uno dei giocatori con le carte in regola per spingersi fino alla vetta.

LA SCELTA DI GIOCARE UTS

Rublev ha spiegato il senso della sua presenza all’UTS, torneo che rompe gli schemi tradizionali del tennis: “Sono venuto qui per preparare Montecarlo. È un ottimo modo per divertirsi con altri giocatori, giocare più liberi rispetto ai tornei veri e propri e allo stesso tempo prepararmi al meglio”.

LE DIFFICOLTÀ SULLA CONTINUITÀ

Il classe 1997 ha poi analizzato il suo rendimento nel 2026, tra sensazioni positive e risultati altalenanti: Ho la sensazione di stare giocando davvero molto bene, ma poi entro in campo e qualcosa si blocca e inizia lo show. A volte succede in allenamento, a volte anche in partita”.

E ancora, sulla continuità: “Ci sono settimane in cui sto benissimo e altre in cui vado totalmente in crisi. Mi capita spesso di innervosirmi. Sto lavorando su questi blocchi per avere più continuità nei momenti buoni”.

LA MENTALITÀ DA GIOVANE

Uno dei passaggi più interessanti riguarda l’evoluzione mentale del russo, che ha messo a confronto il Rublev di ieri con quello di oggi “Quando ero giovane non ero pronto, né mentalmente né fisicamente. Però dentro ero libero, e a volte questo ti fa giocare anche meglio del tuo reale livello”. Oggi, invece: “Mi sento fisicamente più forte e con un corpo migliore, ma nella testa e nei colpi c’è meno libertà. Ed è proprio questo che mi blocca”.

Rublev ha poi riflettuto su un altro aspetto chiave della sua crescita: Sono cresciuto arrabbiandomi perché volevo sempre la perfezione. Lavoravo ogni giorno per raggiungerla, ma dopo anni ho capito che è un modo tossico di ottenere risultati”. Una consapevolezza maturata col tempo: “Alla fine ti svuota. Ho usato tutte le energie che avevo, ora serve qualcosa di più sano”.

IL DUALISMO SINNER, ALCARAZ

Inevitabile poi il confronto con la nuova élite del circuito: “Ho giocato tante volte con loro. Oggi hanno un livello superiore a tutti, sono davanti a tutti”. Ma allo stesso tempo, anche uno stimolo: “La cosa che mi hanno insegnato è che in poco tempo sono arrivati al vertice. Questo mi dà fiducia nel poterci riuscire anche io”. 

L’azzurro e lo spagnolo approcciano ogni partita in modo diverso: “Non importa il punteggio, il turno o l’avversario: loro giocano sempre il loro miglior tennis. A volte entro in campo sperando di servire bene, rispondere bene, magari evitare lo scambio o che l’avversario sbagli. Loro invece riescono a superare tutto e a fare comunque la loro partita”.

LO SCALINO SLAM

Infine, il cambiamento più importante: l’approccio agli Slam e alle aspettative: “Ci sono stati anni in cui arrivavo agli Slam pensando di poterli vincere. Ma mi mettevo troppa pressione e le cose non andavano mai come volevo”. Oggi la visione è diversa: “Ora penso solo a fare del mio meglio in ogni momento. Ci sono settimane in cui vinci e altre in cui perdi. L’importante è continuare a giocare, giocare, giocare… e alla fine il risultato può arrivare”.

 

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