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Italia campione del mondo nel 2006, com’era ranking ATP azzurro venti anni fa?

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La terza apocalisse. Il calcio italiano è stato protagonista, ancora una volta, di una delle pagine più oscure della storia del pallone e dello sport azzurro in generale. Per la terza volta consecutiva, infatti, noi, che siamo stati ben quattro volte sul tetto del globo, saremo costretti a osservare i Campionati del Mondo dal divano. Nel 2017 fu la Svezia, nel 2022 la Macedonia del Nord, ora la Bosnia ed Erzegovina. E mentre il tricolore sventola alto in tante discipline che, qualche decennio fa, nemmeno si conoscevano, il calcio è rimasto indietro.

Tra i tanti sport “dilettantistici” (definiti così dal presidente della FIGC, Gravina, in conferenza stampa) evoluti, c’è anche il tennis. Oggi siamo abituati a vedere la bandiera italiana sventolare stabilmente nelle migliori posizioni del ranking ATP. Basti pensare che siamo arrivati addirittura a contare ben quattro giocatori azzurri nella Top 20: numeri ai tempi impensabili.

Al momento abbiamo raggiunto la massima espressione del tennis, come mai successo prima, abbandonando, invece, l’acme del calcio internazionale. Ma vale la pena fare un passo indietro e tornare a com’era la situazione della classifica ATP nel 2006, anno della storica vittoria della truppa di Lippi ai Mondiali in Germania e ultima partecipazione alle fasi ad eliminazione diretta nella massima competizione calcistica.

La classifica ATP azzurra nel 2006

A dominare il circuito erano Roger Federer e Rafael Nadal, già affermati e pronti a infrangere record. In Top 10 circolavano nomi come quelli di Nikolaj Davydenko, Ivan Ljubicic, Andy Roddick o David Nalbandian. Djokovic era “solo” numero 16, mentre Murray 17.

Per arrivare al primo giocatore azzurro bisogna scavare più a fondo. Ed ecco come, alla posizione numero 38, con 910 punti (dati del 7 luglio 2006, giorno successivo alla finale Italia–Francia dei Mondiali), spicca il nome di Filippo Volandri. Il livornese è l’unico italiano presente tra i migliori 50 del mondo. A seguire troviamo Daniele Bracciali (n. 64) e un giovanissimo Andrea Seppi (n. 74). A chiudere la Top 100: Potito Starace (n. 83) e Alessio Di Mauro (n. 97). Scendendo ancora nel labirinto del ranking troviamo Simone Bolelli (n. 126), Paolo Lorenzi (n. 164) e Simone Vagnozzi (n. 209), oggi coach di un certo Jannik Sinner. Menzione d’onore per un acerbo Fabio Fognini, numero 249 ad appena ventuno anni.

Una classifica che appare, quindi, completamente sovvertita rispetto a ciò a cui siamo abituati oggi. Numeri che nel tempo, tra tennis e calcio si sono invertiti proporzionalmente. Non potremo mai assistere a un’età dell’oro di entrambi? Sbagliato. Perché i due sport hanno già convissuto floridi tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80. Panatta, Barazzutti e Bertolucci, erano freschi vincitori di Davis nel ’76, con l’Italia del calcio quarta ai Mondiali del ’78 e campione del mondo appena quattro anni dopo.

Tempi lontani, certo, ma basterebbe poco per tornare a brillare anche nel gioco del pallone, oltre che in quello della pallina.

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