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Musetti, Monte Carlo e il ritorno a casa

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Vivere con la valigia in mano per tutto l’anno, girando il mondo, torneo dopo torneo, albergo dopo albergo, fino a quando non arriva il luogo del cuore. Per Lorenzo Musetti quel luogo ha un nome preciso: Monte Carlo. Non è solo il primo Masters 1000 sulla terra, non è soltanto il Principato affacciato sul Mediterraneo. È casa, è il posto dove vive, dove si allena, dove torna a dormire dopo le partite. È, come lo ha definito lui stesso in una sorta di lapsus momentaneo lo scorso anno in conferenza stampa, “il torneo di casa”.

Ed è proprio da lì che deve ripartire.
Il 2026 di Musetti è fermo a Melbourne, sospeso tra ciò che poteva essere e ciò che non è stato. Quei quarti di finale contro Novak Djokovic restano una fotografia potentissima: due set di dominio, un tennis che sfiorava la perfezione, la sensazione concreta di essere entrato in una nuova dimensione. Poi il corpo che si ribella, il medical time-out, la resa. Da lì in avanti, il buio; poche partite, zero continuità, sensazioni smarrite tra un problema fisico e l’altro.

E allora Montecarlo diventa molto più del primo torneo importante della stagione sul rosso, ma può rappresentare un rifugio, un punto di ricostruzione. La terra sotto i piedi, il ritmo più lento, il tempo per pensare e costruire. Tutto ciò che serve a Musetti per ritrovare il suo tennis, quello fatto di variazioni, di geometrie morbide, di un rovescio che sulla terra sembra lasciare tracce, quasi come se disegnasse su tela…o su terra.

Una cambiale da 2250 punti

Il problema, però, è che il ranking non aspetta nessuno. E quella superficie, che nel 2025 è stata la sua consacrazione, oggi rischia di trasformarsi in un conto salatissimo da pagare.

Sono 2250 i punti da difendere per il carrarino, distribuiti in una sequenza quasi perfetta di risultati: finale a Montecarlo (650 punti), semifinali a Madrid e Roma (400 + 400), semifinale anche al Roland Garros (800). Una cavalcata che lo aveva proiettato nell’élite del tennis mondiale, fino alla Top 5.

Oggi, quello stesso percorso incombe come una montagna da scalare ancora una volta. Perché non è tanto arrivare in alto, ma restarci. Perché Musetti arriva a questa parte della stagione senza ritmo, con poche partite nelle gambe e con un fisico che, ancora una volta, ha chiesto il conto nei momenti migliori (testa?). Il primo turno a Indian Wells, in tal senso è stato un segnale ben chiaro: poca brillantezza, poca fiducia, poca continuità. E il forfait a Miami ha chiuso un Sunshine Double senza luce.

Montecarlo, in questo senso, rappresenta già un primo bivio. Un anno fa fu finale, oggi anche solo avvicinarsi a quel risultato avrebbe il valore di una rinascita, ma la vera sfida non sarà il singolo exploit, quanto la capacità di reggere l’urto per tutta la primavera. Perché Madrid, Roma e Parigi non concedono pause, e ogni passo falso pesa il doppio.

Il talento, la terra e la necessità di ritrovarsi

Eppure, se c’è una superficie che può restituire Musetti a sé stesso, è proprio la terra battuta dove non si parla solo di una questione tecnica, ma quasi una questione identitaria. Il suo tennis vive di tempo, di spazio, di sensibilità tutti elementi che sul rosso si amplificano, che gli permettono di esprimere quella creatività che su questa superficie si esalta forse molto più che su altre, perché oltre a giocare con l’avversario, con la pallina, si gioca anche col terreno. 

Per questo Montecarlo puà rappresentare un ritorno: alla casa, alla famiglia, alle abitudini, ma soprattutto a quel tennis che, per un paio di set con Djokovic, aveva fatto intravedere un salto definitivo nella dimensione di chi può ambire ad uno Slam.
Musetti ci sarà, sarà lì a ricordare al mondo perché è numero cinque del ranking, nonostante tutti i dubbi, nonostante le incognite fisiche, nonostante un inizio di stagione che ha tolto più di quanto abbia dato. Perché certe ripartenze non si possono rimandare, soprattutto in quei luoghi.

E allora la domanda non è tanto dove potrà arrivare, ma quale versione di sé riuscirà a ritrovare. Perché se dovesse bastare anche solo una parte di quel Musetti visto a Melbourne, allora la terra potrebbe tornare a essere il suo regno. A casa propria, a Montecarlo, dove tutto può ricominciare.

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