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Sinner, il Sunshine Double perfetto: tutti i numeri che parlano di dominio

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Vincere a Indian Wells, rifarlo a Miami, conquistare il Sunshine Double. Tre periodi, un unico importante concetto: si chiama dominio. Jannik Sinner ha fatto back-to-back tra California e Florida senza perdere un set, trasformando un’impresa già rara, vincere un torneo senza concedere un set, in qualcosa che non si era mai visto. Dal 1985, anno di nascita del torneo della Florida, nessuno, né nel circuito maschile né in quello femminile, era riuscito a completare il Sunshine Double con questa pulizia assoluta.

Sinner entra così in un club esclusivo, quello dei vincitori della doppietta americana, che oggi conta otto nomi: Jim Courier (1991), Michael Chang (1992), Pete Sampras (1994), Marcelo Rios (1998), Andre Agassi (2001), Roger Federer (2005, 2006, 2017), Novak Djokovic (2011, 2014, 2015, 2016) ma lo fa alzando livello di prestazione e del conseguente racconto che poi resta: il numero due al mondo non sa solo vincere, ma riesce quasi sempre a trasmettere quella sensazione di totale controllo in ogni situazione del match o del torneo. Quando sta bene, passa tutto dalla sua racchetta. 

Numeri da dominio: la striscia perfetta

Dentro questa impresa c’è però un racconto ancora più ampio. Perché la doppietta americana è solo il punto più alto di una sequenza che ha pochi precedenti: tre Masters 1000 consecutivi vinti senza concedere un set, qualcosa che dal 1990, anno che ha reso i 1000 quelli che conosciamo adesso, non si era mai visto. La continuità diventa dominio quando si traduce in cifre che si sommano: 34 set consecutivi vinti nei Masters 1000, 44 considerando anche le ATP Finals, e soprattutto un dato che spiega tutto meglio di qualsiasi analisi, soltanto tre break subiti in un mese intero.

È qui che si misura la distanza con il resto del mondo. Il cemento è il suo territorio di caccia naturale e i numeri lo certificano: 75 vittorie nei Masters 1000 sul duro raggiunte più velocemente di chiunque altro, meglio anche di Agassi, e i primi sette titoli Masters 1000 arrivati tutti sulla stessa superficie, come era successo soltanto a Chang e Murray. Nel frattempo, anche il conteggio dei titoli dice molto: Sinner sale a 26 trofei ATP, agganciando Alcaraz, e ad una certa distanza dal signore serbo al numero 1 con 101 titoli. Ci sarà tempo.

Race, classifica e il ritorno al numero 1

Poi c’è il tema che apre il prossimo capitolo. Partiamo dalla Race che parla di un equilibrio perfetto: Alcaraz a 2950 punti, Sinner a 2900, con gli altri già più lontani. È sulla stagione della terra che si giocherà davvero la partita. Perché nei prossimi due mesi il peso dei punti da difendere diventa decisivo: Alcaraz ha 4330 punti da difendere da qui a Roland Garros, Sinner 1950. Tradotto: lo spagnolo è davanti, ma è anche il più esposto.

Il ritorno al numero 1 passa da Monte Carlo e ha contorni chiari: Sinner può tornare in vetta vincendo il torneo indipendentemente da Alcaraz, oppure arrivando almeno in semifinale e facendo un turno in più dello spagnolo. Se dovesse fermarsi ai quarti, invece, sarebbe necessario che Carlitos esca all’esordio. È una rincorsa concreta, che non sappiamo se si possa concretizzare nel Principato, perché ancora sul tema relativo alla sua partecipazione in singolare ci sono molte ombre e poche luci. Dovrebbe giocare il doppio con Zizou Bergs, il resto non si sa. Lo vedremo. Intanto restano i numeri, restano i record e resta la sensazione che il trono mondiale non sia più così lontano.

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