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ATP Miami, Musetti: “Ho tanta voglia di rifarmi”

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Miami arriva nel momento giusto, forse quello necessario. Lorenzo Musetti si presenta in Florida alla sesta partecipazione in carriera, con alle spalle un percorso che qui ha già trovato continuità: terzo turno al debutto nel 2021 e due ottavi consecutivi nel 2024 e nel 2025, fermato prima da Alcaraz e poi da Djokovic. Oggi però il contesto è diverso, più delicato, perché tutto ruota attorno alla condizione. “È una città piena di energia, piena di ritmo… credo sia un bel palcoscenico per rientrare in marcia”, racconta a Sky Sport. Dopo lo stop di Melbourne, quando avanti due set a zero su Djokovic ha dovuto alzare bandiera bianca, il tempo è diventato un alleato da rispettare (concetto che a qualcun altro sfugge…). “È un processo che richiede tempo, tornare a una condizione alta non è immediato”. Indian Wells è servito proprio a questo: Ho potuto giocare una partita e capire a che punto fossi… mi ha dato un’idea reale della mia condizione. Una sconfitta utile, quasi necessaria. “Arrivo qua con tanta voglia di rifarmi, di ritrovare una condizione ideale”, aggiunge, chiarendo la priorità del momento: Capire come affrontare ogni partita, senza pensare troppo alle aspettative”.

Il tabellone e una posizione da interpretare

Il ranking, però, racconta un’altra storia. Con il forfait di Novak Djokovic, Musetti è testa di serie numero 4 e numero 5 del mondo, una posizione che gli garantisce un percorso teoricamente più favorevole. Presiede il secondo quarto di tabellone ed esordirà direttamente al secondo turno contro un qualificato, con un possibile incrocio al terzo turno con Etcheverry. Più avanti, tra ottavi e quarti, potrebbero emergere Cobolli agli ottavi e De Minaur ai quarti, mentre Alcaraz resta un incrocio possibile solo in semifinale. Uno scenario che potrebbe invitare a guardare avanti, ma che Musetti tiene volutamente sullo sfondo. “Sono molto concentrato sul primo turno, nel cercare di affrontare ogni partita al meglio”. Perché la vera partita, in questo momento, è un’altra. “Essere stato fermo un mese porta sensazioni diverse sulla racchetta”, ammette. E allora serve tornare alla base: bisogna sporcarsi le mani, togliersi un po’ di fango. Un’immagine concreta, quasi ruvida, che racconta meglio di qualsiasi analisi tecnica il suo stato attuale.

Una generazione che cresce insieme

Accanto al lavoro sul campo, c’è quello che arriva dall’esterno, dalla spinta di un movimento che non è mai stato così forte. Quattro italiani nei primi venti del mondo, un dato storico che Musetti vive da dentro, non da spettatore. “È bello vedere i ragazzi della mia età con cui ho condiviso tante trasferte, tanti sogni”. Non è solo una coincidenza anagrafica, è un percorso condiviso fin dagli anni giovanili. “Io, Flavio e Luciano siamo del 2002, Jannik del 2001… ci conosciamo da sempre.

Il ricordo va indietro, ai tornei junior, ai viaggi, alle settimane passate insieme inseguendo obiettivi che allora sembravano lontani. A volte è bello fermarsi un attimo e guardarsi indietro… ne abbiamo passate tante insieme da ragazzini. E oggi quel passato diventa una base comune su cui costruire il presente. “Ritrovarci a questo livello, a essere un po’ i portabandiera del tennis italiano, fa davvero piacere”.

Ma il passaggio più interessante è quello sulla dinamica interna al gruppo. “Il fatto di aver condiviso tanto ci porta anche a spingerci l’un l’altro, a trovare il meglio dell’altro”. Non rivalità, ma emulazione. Non distanza, ma vicinanza competitiva. “Ci sproniamo a vicenda, è il bello dello sport e anche dell’amicizia”.

E poi i riconoscimenti, sinceri, diretti. Sono veramente contento dei risultati di Luciano e Flavio, stanno progredendo davvero bene. E su Sinner, inevitabile punto di riferimento: “Jannik ci ha abituato a risultati molto costanti… la vittoria a Indian Wells è un traguardo molto importante”.

Dentro questo equilibrio si inserisce anche la sua ambizione personale, dichiarata con naturalezza: Spero di poter finalmente provare a vincere un titolo quest’anno. Miami non è ancora il punto di arrivo. Ma può essere, di nuovo, il punto da cui ripartire.

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