ATP Indian Wells, il doppio è un affare di famiglia: Vacherot e Rinderknech a caccia del titolo
La quarta volta potrebbe essere quella buona. Il tennis è già fucina di grandi emozioni, ma quando diventa un affare di famiglia, l’upgrade non può che essere significativo. I cugini Valentin Vacherot e Arthur Rinderknech sono in finale di doppio a Indian Wells. Se le prime due esperienze, datate 2024 e 2025 nella “loro” Montecarlo, erano state fallimentari con il talento ancora in stato di quiescenza, a Melbourne hanno fatto le prove tecniche di quello che sarebbe stato questo bel percorso californiano.
Ora, Valentin e Arthur sono diventati grandi. L’inedita vicinanza nel ranking, rispettivamente n.26 e n.28, è lo specchio della simbiosi visibile quando sono dalla stessa parte della rete. Un’intesa non programmata, quasi randomica, a voler fondere un po’ per gioco, come capita spesso nei doppi moderni, il miglior momento delle rispettive carriere. Uno è stato protagonista dell’apice dell’altro, con un esito finale, senza falsa retorica, che quasi sbiadisce nella narrazione di quel che fu la suggestiva finale del Master 1000 di Shanghai portata a casa dal monegasco.
Tra le tante strane coppie presenti ai nastri di partenza di Indian Wells, tra cui Sinner-Opelka o Tsitsipas-Djokovic, in finale ci sono arrivati loro dopo la semifinale vinta al tie break contro il tandem indo-svedese formato da Bhambri e Goransson. Fa sorridere pensare alle sorelle Paquet a casa. Questa volta Virginie, mamma di Rinderknech, non dovrà rifiutare le chiamate di Nadine, mamma di Vacherot, per evitare gli sfottò di uno storico 1000 finito in direzione Montecarlo. Questa volta sono tutti dalla stessa parte. Come una famiglia.
Lo stesso concetto di famiglia che, dalla California, non può che farci rievocare i californiani per eccellenza quando si tratta di doppio: i gemelli Bryan. Bob e Mike, ritiratisi nell’autunno 2020, hanno segnato un’epoca e i loro nomi sono marchiati a fuoco nella storia di questa specialità. Vacherot e Rinderknech hanno dato una rinverdita all’archivio dei parenti arrivati in finale con l’ultimo epilogo, neanche a dirlo, prerogativa dei fratelli americani. Era l’ultimo atto dell’ATP 500 di Delray Beach 2020 quando sconfissero al risolutivo tie break del terzo Luke Bambridge e Ben McLachlan 3-6 7-5 10-5.
“Sono nati per giocare in doppio”. Musica e parole di mamma Katy che aveva lavorato sodo per favorire l’epopea scritta dai gemelli Bryan. Una programmazione che, in tempi juniores, prevedeva che i due fratelli non si affrontassero mai con il forfait, a turno, di uno dei due quando il tabellone li metteva contro. Un’uguaglianza professata da bambini, per una fusione totale tra i due che non ammetteva acuti individuali.
I gemelli Bryan, con tutta probabilità, rimarranno un unicum nella storia del tennis. I numeri sono eccezionali con più di 1100 vittorie, 124 titoli ATP tra cui 16 Slam e ben 39 Master 1000 aggiungendo anche un tocco olimpico con la medaglia d’oro conquistata alle Olimpiadi londinesi del 2012. Sei anni dopo Delray Beach, ecco due atleti legati da un forte vincolo familiare che non hanno certo l’ambizione di terminare al numero uno in doppio per dieci stagioni, come i Bryan.
Vacherot e Rinderknech se ne fregano dei numeri, e giocano insieme con la spensieratezza dell’adolescenza. Anzi questa sarebbe il caso di ricordarlo più spesso al francese, vittima di una curiosa amnesia circa un aneddoto in Tunisia datato 2017. Valentin ricorda: “Avrò avuto 18 anni, ero al primo anno di università. Non ricordo la partita, ma eravamo lì principalmente per giocare il singolare e abbiamo finito per giocare il doppio”, Arthur colto in fallo, ammette: “Non me lo ricordo affatto…”.
Quasi una decade dopo, il numero 28 del ranking non avrà bisogno di fosforo extra per rammentare momenti del genere con il cugino. Tra loro e il titolo di Indian Wells c’è solo il tandem formato da Guido Andreozzi e Manuel Guinard. Incastro degli incastri, quest’ultimo è molto amico della coppia di cugini. Un legame, l’ennesimo, che non intaccherà la voglia di sollevare il trofeo al cielo. Vacherot inizierebbe a riempire il palmares in doppio con un Master 1000, copia carbone dell’exploit in singolo. Questo, però, non ricordatelo a Rinderknech.

