Luthi: “Sinner e Alcaraz si stimolano a vicenda. Non devono vedere la pressione come un aspetto negativo”
“Sinner e Alcaraz puntano sempre a migliorarsi per battere l’altro. Devono imparare a gestire la pressione di essere i più forti. Bernet ha potenziale, ma deve lavorare. La Federazione italiana ha fatto un lavoro eccellente, mi ha sorpreso”. Queste le parole di Severin Luthi in un’intervista rilasciata al Corriere dello Sport. Lo storico coach di Roger Federer e attuale capitano della nazionale svizzera, ha affrontato diversi temi, dalla rivalità tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz al momento della sua nazionale, passando per il paragone con l’Italia, capace di vincere le ultime 3 edizioni della Coppa Davis. Lo svizzero, inoltre, è l’allenatore del talento elvetico Henry Bernet, 19enne di Basilea e campione dell’Australian Open Junior 2025, di cui ha parlato durante l’intervista, rispondendo anche a coloro che lo stanno paragonando allo “Swiss Maestro”.
La rivalità Sinner-Alcaraz e la pressione di essere il numero 1
Luthi ha parlato della rivalità tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, i due giocatori che negli ultimi anni hanno dominato in lungo e in largo il circuito maggiore. Nello specifico, l’ex coach di Federer ha sottolineato l’importanza di stimolarsi a vicenda, come avvenuto tra i Big three per oltre 15 anni. “Giocatori di quel livello accettano la sfida e trovano interessante poter cercare sempre delle soluzioni per migliorarsi e battere l’altro – ha esordito lo svizzero -. Probabilmente pensano con sei mesi d’anticipo a come l’altro migliorerà in quel tempo. Il successo può portare ad arenarsi su ciò che ti ha fatto vincere degli Slam, mentre questi campioni sanno abbandonare delle cose che funzionavano in passato per restare competitivi”.
Sul momento attuale del fenomeno altoatesino, lo svizzero ha commentato così: “Onestamente sarei sorpreso se Sinner non dovesse riprendere Alcaraz e tornare a batterlo. Ha già dimostrato di avere le qualità per farcela, non è a causa di due tornei che lo do per spacciato. Mi aspetto che torni più forte di prima”.
Per giocatori di questo calibro, gestire la pressione di essere il primo o il secondo miglior giocatore del mondo è all’ordine del giorno. Il capitano della nazionale svizzera ha trattato questo tema, ricordando il modo in cui il 20 volte campione Slam Roger Federer affrontava questo aspetto determinante. “Non è facile e bisogna essere organizzati e ben preparati. Trovavo interessante l’approccio di Roger, lui lo vedeva come parte del gioco e non l’ho mai visto infastidito per questo. Quando sei giovane sogni di avere dei fan e in più arrivi presto a firmare buoni contratti, il ‘rovescio della medaglia’, se così lo vogliamo chiamare, è avere addosso sempre tante attenzioni. Se questo lo vivi come un aspetto negativo, diventa uno stress costante che alla fine influisce sul tuo tennis”.
Il futuro della nazionale svizzera si chiama Henry Bernet?
Luthi, in questo momento, non ricopre solamente il ruolo di capitano della nazionale, ma è anche l’allenatore di uno dei giocatori più promettenti del tennis svizzero, Henry Bernet, attualmente numero 479 del ranking ATP. Nato a Basilea, rovescio a una mano, il paragone con Federer vien da sé, ma Severin avverte: “Il paragone tra Henry e Roger lo capisco, vengono dalla stessa città e hanno entrambi il rovescio a un mano. Ma non si può fare un vero confronto, Federer a 19 anni era già in orbita della Top 50. Bernet ha un buon potenziale e buone variazioni, ma ci sono ancora dei buchi nel suo tennis. Quando tutto si allinea ha un ottimo livello, ma ci vorrà tempo per mettere tutto insieme”.
Sul futuro della nazionale di Coppa Davis, l’ex numero 622 del mondo ha le idee chiare: “La strada è lunga. Intanto dobbiamo vincere a settembre per tornare nel giro delle qualificazioni. Per riuscirci è necessario un grande gruppo, non un singolo giocatore”. Poi il paragone con la nazionale italiana, in grado di vincere il titolo anche senza la sua stella: “Basta guardare l’Italia cosa è in grado di fare anche senza Sinner”.
E ancora: “Tornei ATP e Challenger, come quello di Lugano, aiutano i nostri giocatori a crescere, ma dobbiamo costruire dei nuovi Top 100”.
La crescita del movimento tennis in Italia
La crescita del tennis italiano è sotto gli occhi di tutti. L’Italia, al momento, vanta ben tre giocatori nella top 15 mondiale: Sinner, Musetti e Cobolli, qualcosa che fino a pochi anni fa sembrava impensabile. Luthi ha speso qualche parola a riguardo, rivelando il suo stupore, ma anche rivolgendo alla Federazione italiana tanti complimenti per il percorso fatto. “Vent’anni fa non ci avrei scommesso, c’erano altri Paesi a fare cose incredibili nel tennis. La Federazione italiana e l’intero Paese però hanno fatto un lavoro incredibile investendo nei tornei e nei loro allenatori. Avere campioni, come è capitato a noi con Federer e Wawrinka, può avere un traino positivo perché ispira tanti ragazzi a giocare, ma può anche comportare delle pressioni quando diventano professionisti. È importante che ogni ragazzo segua il suo percorso” ha concluso lo svizzero.
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