WTA Indian Wells: Siniakova elimina Andreeva. Agli ottavi anche Pegula e Muchova
Oltre alle comode vittorie di Muchova e Bencic, i primi incontri del lunedì californiano hanno offerto due rimonte, una di Siniakova ai danni della campionessa uscente, una troppo agitata Mirra Andreeva che ha anche cercato di fare “un Rublev”, e una messa a segno da Pegula, che pareva sotto il treno guidato da Ostapenko e invece.
K. Siniakova b. [8] M. Andreeva 4-6 7-6(5) 6-3
Dopo la vittoria all’esordio per dodidci-a-zero contro Sierra, la numero 8 del mondo Mirra Andreeva fallisce la difesa del titolo perdendo un match parecchio nervoso contro la ceca Katerina Siniakova, n. 44 WTA, che non è affatto male come classifica ma in doppio è n. 3 ed ex prima del mondo, e infatti si è vista parecchie volte prendere la rete come una che sa di cosa parla. 4-6 7-6(5) 6-3 in due ore e 48 minuti per Siniakova, mentre Andreeva, dopo essersi fermata ai quarti contro Anisimova a Dubai, l’altro “1000” vinto l’anno scorso, ora rischia seriamente di uscire dalla top 10. Per questo motivo, pressione doppia sulle giovani spalle di Mirra, che ha chiuso con 37 vincenti e 75 non forzati, di fronte al 27-62 di Katerina.
Mirra recupera nel primo set, ma non piazza l’affondo
Un match complicato fin da subito per Andreeva, 0-3 pesante, pur aggiustato al meglio con un parziale di sei giochi a uno. A quel punto sarebbe lecito attendersi che la favorita prenda il largo, invece si impantana, riesce a tenere un terzo game da 22 punti al termine di (quasi) ognuno dei quali lancia un urlo liberatorio che evidentemente non libera. Mirra percuote la palla con alterne fortune (decisamente meglio il rovescio del dritto ballerino), più precisa invece quando si percuote fortissimo la coscia, cose alla Rublev ma senza sanguinare. Katerina, che si è presa il break al primo al quinto game salvo cederli immediatamente, sembra avere un problema fisico, ma salva il 15-40 all’ottavo gioco e, senza davvero sorprendere, sorpassa l’avversaria andando a servire per il set ma invano e soprattutto senza una gran spinta delle gambe a dispetto di un paio di rincorse stile Coco Gauff.
Potrebbe riprovarci poco dopo, ma spreca la palla break con una volée che si poteva chiudere. Al tie-break, Siniakova si fa rimontare da 4-2, poi mette tre punti di fila ed è 7-5 sul dritto al volo di Mirra che vola molto fuori e allora la teenager rompe molto la racchetta. Saldo vincenti/gratuiti in rosso di 11 per entrambe.
Siniakova resiste e va a vincerla
Punteggio in equilibrio, innocuo scambio di break, ma la risposta di dritto buttata che chiude il settimo gioco sembra una dichiarazione di Andreeva, “la voglio perdere”. Siniakova però deve fare la sua parte e intanto strappa per il 5-3 e servizio. Nell’angolo, Conchita Martinez soffre non in silenzio. 15-40, Katerina risale, annulla anche un vantaggio esterno sempre correndo e affettando Dunlop come se non ci fosse un domani e si prende la vittoria. Ottavi con Svitolina o Krueger.
[13] K. Muchova b. A. Ruzic 6-0 6-3
Karolina Muchova mette in scena un one-girl show nel primo parziale, ma per fortuna c’è un po’ più equilibrio nel secondo – per fortuna di Antonia Ruzic e di chi vuole vedere all’opera la talentuosa e stilosa ceca per almeno un’ora. Un’ora e dieci minuti, per la precisione, perché la ventitreenne croata, n. 57 WTA, tiene fino al 3-2, poi Muchova decide che può bastare, torna a premere sull’acceleratore e per l’altra non ce n’è più: 6-0 6-3.
Quando sta bene, Karolina è davvero uno spettacolo per gli occhi, sa fare tutto benissimo e con grande eleganza, compresi i recuperi bimani scivolando in open stance, un colpo che, si dice, “se non ce l’hai, non entri nei primi 300 ATP”. Non che vogliamo fare paragoni con il tennis maschile, Chris Evert era stata criticata perché aveva detto che Muchova “gioca come un uomo” e, se Chris si era presa qualche critica per la stereotipizzazione di genere, più che altro avrebbe dovuto dire a quale uomo si riferiva, perché non ce ne vengono in mente tanti capaci di esprimersi così a tutto campo. Ottavi con Swiatek o Sakkari.
[5] J. Pegula b. [26] J. Ostapenko 4-6 6-3 6-2
Jelena Ostapenko in versione spaccapalle ma con (un po’) di criterio non lascia spiragli per un set e mezzo alla numero 5 del mondo Jessica Pegula, che approfitta di un piccolo passaggio a vuoto dell’avversaria per girare bruscamente il match a proprio favore, chiudendo 4-6 6-3 6-2 in un’ora e tre quarti di match godibile.
In fin dei conti, quando gioca Jelena, sappiamo cosa aspettarci: parecchi vincenti e ancor più espressioni buffe. Inoltre, la visione del suo dritto potrebbe creare fastidi all’epitroclea nei soggetti predisposti. Quello che non si sa in anticipo è il numero di errori non forzati, dato che di solito determina l’esito dei suoi match. Non che l’avversaria sia chiamata a fare da spettatrice, tutt’altro; a meno che non sia in grado di starle sopra, deve cercare non solo di ributtare di là qualche palla in più, bensì di prenderle tempo quando possibile – magari in risposta alle seconde di servizio – e in ogni caso usare bene il campo per evitare che Ostapenko comandi un punto dopo l’altro. Non che in corsa Penko non sia in grado di girare lo scambio con un sol colpo, almeno nelle giornate buone.
Dal canto suo, Pegula è certo in grado di impostare un match del genere, come dimostrano i precedenti che ora diventano 4-2 per lei. A proposito di bilanci winner/unforced, 30-33 per Ostapenko, 27-8 (otto!) per Pegula.
Il match
Nel primo set Jelena brekka al terzo gioco, scatenando i colpi da fondo e non permette all’avversaria di rientrare, andandosi a prendere punti anche con il dritto al volo, spesso giocato invece dello smash, ma non è che vada molto più piano. Nel secondo parziale, l’allungo lettone arriva subito, anche se Jessica rimane pronta in attesa del momento di calo dell’altra, che potrebbe anche non esserci e invece arriva con gli errori al sesto gioco che significano 3 pari. È un attimo – la cosa del “pari” intendiamo – perché la direzione del match si inverte, Ostapenko non trova più il campo e Pegula mette i vincenti tirando dritto fino al 6-3.
In avvio di partita finale, Jpeg riprende da dove aveva lasciato, piazzando il break immediato che le vale il sesto game consecutivo. Non arriva però la conferma: un attacco sbagliato quasi esige il vincente da parte di Jelena che sembra dire, “ah, già, è così che funziona” e torna a pestare come aveva fatto per un set e mezzo. Il ritorno di fiamma dura tuttavia poco, perché al quinto game Jessica risponde come sa, Ostapenko sbaglia il suo e poi grida cose al suo angolo che non sentiamo (tanto è probabile che non avremmo potuto riportarle) e quello diventa il secondo di cinque giochi consecutivi per Pegula. Agli ottavi troverà Bencic, vittoriosa 6-2 6-3 di Mertens.

