Napoli, ti scrivo: il tennis come sintesi di una vita di campo – Aldo Chiari
Scritto da Aldo Chiari
Napoli, ti scrivo perché tutto quello che oggi porto nel tennis nasce da te. Non solo dall’energia o dal carattere, ma da qualcosa di più profondo: da quella forma di intelligenza emotiva che appartiene alla napoletanità, la capacità di leggere il contesto, sentire il ritmo e restare lucidi dentro la pressione senza perdere identità.
Il tennis, per me, non è stato un punto di partenza. È un punto di sintesi.
Prima è stato il ring, quando ero atleta professionista di muay thai, poi l’esperienza da allenatore. È lì che ho imparato disciplina, gestione della pressione e controllo dell’energia. È lì che ho capito che il corpo non è solo forza, ma intenzione e struttura.
Poi il percorso si è ampliato: la nazionale di scherma olimpica, dove il tempo è una frazione di secondo; il basket di Serie A1, dove spazio e decisione si consumano sotto pressione; atleti olimpici di diverse discipline che mi hanno insegnato che ogni corpo è un sistema, non un segmento.
Oggi il tennis è il luogo in cui queste esperienze si incontrano.
Ho chiamato questo approccio Human Strength Matrix. Non è un metodo chiuso, ma una matrice di integrazione che mette in relazione vettori di forza, organizzazione neuromiofasciale, coordinazione e sostenibilità metabolica del gesto. Perché la forza non è quantità, ma direzione, timing e coerenza.
Nel tennis questo significa una cosa concreta: colpire meglio, più a lungo, con meno dispersione.
Per capire dove si disperde energia utilizzo strumenti che aiutano a leggere il gesto: elettromiografia per osservare l’attivazione muscolare, sistemi inerziali per misurare accelerazioni e rotazioni, videoanalisi per verificare il vettore del movimento e monitoraggi metabolici per capire se l’energia sostiene davvero la qualità nel terzo set.
Oggi questo lavoro trova applicazione nel circuito internazionale, dove faccio parte del team di Elena Rybakina come preparatore fisico. A quel livello la differenza non è solo nella velocità della palla, ma nella capacità di mantenere qualità ed equilibrio sotto pressione.
Nel tennis parlo spesso di area tonale: come nella musica esiste uno spazio in cui tutto è allineato — mente, gesto ed energia. Quando il giocatore è dentro quell’area il movimento è fluido e la decisione è chiara; quando ne esce aumenta la rigidità e cresce il costo energetico.
Il lavoro quotidiano serve a restare lì. Punto dopo punto.
Il tennis non è un arrivo. È il campo in cui oggi metto a servizio oltre trent’anni di studio e pratica tra ring, pedane di scherma, tatami, palazzetti e campi da basket.
Con una convinzione semplice: la performance non è mai solo tecnica. È sistema, equilibrio e presenza. E soprattutto richiede studio continuo e umiltà.
Punto su punto.

