Notizie

Fuga da Fujairah, arriva il lieto fine: l’ATP rimborserà i voli ai giocatori

0 9

Ci sono delle storie di sport che escono dai confini in cui, in teoria, sarebbero nate. Assurda normalità. Il Challenger di Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti, si è trasformato in poche ore da un quasi anonimo Challenger di cui avremmo forse parlato marginalmente, ad andar bene, in una storia che esce dai confini dello sport e si intreccia con la geopolitica, la sicurezza internazionale e l’organizzazione di un circuito globale che si muove costantemente tra continenti e fusi orari.

Tutto nasce nei giorni scorsi da un incendio divampato nell’area di stoccaggio del petrolio nel porto di Fujairah legato alla caduta di detriti derivanti dall’intercettazione di un drone da parte delle difese aeree degli Emirati Arabi Uniti, in seguito ai momenti di forte tensione, leggasi guerra, che stanno destabilizzando l’intera regione. Nel giro di poche ore anche il tennis si è trovato dentro quella tensione. Giusto fare il punto della situazione e ricostruire le ultime ore.

Il torneo cancellato e i giocatori bloccati… poi la svolta

Protagonista in campo, non solo di tennis, ma più in generale nel raccontare l’accaduto, il bielorusso Ilya Ivashka, che aveva superato il primo turno delle qualificazioni con l’italiano Carlo Alberto Caniato. Dopo l’invitabile annullamento del torneo, secondo quanto riportato dallo stesso Ivashka, ai giocatori sarebbe stata comunicata inizialmente l’organizzazione di un volo charter con partenza da Muscat, in Oman, previsto per giovedì 5 marzo. L’itinerario avrebbe incluso uno scalo in Egitto prima dell’arrivo a Milano.

Il costo? Cinquemila euro a persona. Una cifra che ha immediatamente acceso il dibattito tra i giocatori e sui social. Nella mail condivisa dal tennista bielorusso si leggeva chiaramente che la partecipazione al volo sarebbe stata volontaria e organizzata tramite terze parti. In una comunicazione citata anche da The Athletic, l’ATP ha spiegato di non occuparsi direttamente dell’organizzazione dei voli, limitandosi a esplorare «le opzioni disponibili con soggetti terzi». Ogni charter disponibile, si legge nella mail condivisa su Instagram da Ivashka, sarebbe stato gestito indipendentemente e con adesione su base volontaria. Una posizione che non è passata inosservata.

A entrare nella discussione è stata anche la Professional Tennis Players Association (PTPA) che ha definito la situazione «inappropriata» e ha proposto una soluzione concreta: rimborsare 2.500 euro per giocatore, chiedendo all’ATP di coprire l’altra metà dei costi del volo.
Un intervento che ha riaperto un tema ricorrente nel tennis professionistico. Nei tornei minori, lontani dalle luci dei Masters 1000 e degli Slam, i giocatori spesso si trovano a gestire autonomamente spostamenti, alloggi e situazioni impreviste. Fujairah ha semplicemente reso visibile una fragilità strutturale (arcinota) del sistema.

Nelle ultime ore è arrivato anche un aggiornamento importante. Sempre attraverso i social, Ivashka ha scritto di aver ricevuto una conferma ufficiale: l’ATP avrebbe deciso di coprire interamente i costi dell’evacuazione per tutti i giocatori rimasti bloccati a Fujairah. «Abbiamo appena ricevuto la conferma che tutte le persone coinvolte nel torneo saranno evacuate senza alcun costo. Tutto completamente coperto», ha scritto. Un passo decisivo per ridare serenità all’ambiente.

Il caso Medvedev, Rublev e Khachanov

Nel frattempo alcuni dei giocatori più noti presenti nella regione hanno trovato una via di uscita prima dell’intervento dell’ATP. Daniil Medvedev, Andrey Rublev e Karen Khachanov sarebbero riusciti a imbarcarsi su un volo diretto a Istanbul per raggiungere Indian Wells prima dell’inizio del torneo. A confermarlo è stata Marina Marenko, madre di Rublev, parlando con l’agenzia russa RIA Novosti. «Aspetto la chiamata di Andrey che mi annunci il suo arrivo a Istanbul. È stato organizzato un volo speciale per la squadra di Medvedev, Khachanov e Rublev», ha spiegato. «Sono partiti dall’Oman alle 16. Il volo dura sei ore e mezza. Da Istanbul poi voleranno verso Los Angeles».

Il volo organizzato da Tennis Australia

Nel frattempo anche altre federazioni hanno iniziato a muoversi autonomamente. La redazione del programma radiofonico australiano First Serve ha raccontato che Tennis Australia avrebbe organizzato un volo diretto negli Emirati per riportare a casa alcune persone ancora bloccate nella zona. Tra loro ci sarebbero Cruz Hewitt, figlio dell’ex numero uno del mondo Lleyton Hewitt, il giocatore Jason Kubler e il coach Andrew Harris. Una soluzione parallela che testimonia quanto la gestione della crisi si sia sviluppata su più livelli, tra federazioni, organizzatori e singoli team.
Alla fine della fiera, il Challenger di Fujairah non verrà ricordato per un risultato o per un nome inciso nell’albo d’oro, ma resterà piuttosto come la settimana in cui il tennis si è fermato davanti al rumore della guerra e al ronzio di droni che non trasmettono riprese televisive, ma paura. E guerra.

Comments

Комментарии для сайта Cackle
Загрузка...

More news:

Read on Sportsweek.org:

Altri sport

Sponsored