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ATP Rio de Janeiro, Berrettini: “Penso partita per partita. Non arrivo per vincere il trofeo”

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Il ritorno sulla terra, il legame con il Sud America, la nuova consapevolezza dopo gli infortuni. Matteo Berrettini riparte da Rio de Janeiro con parole che raccontano molto più di una semplice presenza in tabellone: raccontano un percorso umano e sportivo fatto di pazienza, adattamento e voglia di riscoprirsi competitivo passo dopo passo.

Intervistato prima da ‘Tennis TV’ e poi dal quotidiano brasiliano ‘Globo’, l’ex numero 6 del mondo ha fotografato con lucidità il momento che sta vivendo: «Mi sento bene anche se so che è sempre difficile tornare, ma sto lavorando per essere al meglio per Rio e per il prossimo torneo. Ho giocato due match a Buenos Aires e l’ultima volta che avevo giocato su terra era a maggio: mi sono trovato bene, ho avuto buone sensazioni».

La terra, del resto, è sempre stata parte della sua identità tennistica. «Sono nato e cresciuto su questa superficie – ha spiegato – non vedo differenze nel gioco, semmai nel contesto. Qui in Sud America fa molto più caldo rispetto all’Europa: Montecarlo, Roma e Madrid sono tornei caldi, ma non così. E poi c’è il pubblico: le persone qui sono appassionate di tennis e di sport, molto calorose, un po’ come in Italia».

ATP Rio de Janeiro, Berrettini: “Penso partita per partita”

Un legame che per Berrettini non è soltanto professionale, ma anche emotivo. «La prima volta che sono venuto in Sud America avevo 18 anni e mi sono innamorato dell’atmosfera e della gente». Un filo che oggi si intreccia con una fase diversa della carriera, più riflessiva e meno ossessionata dal risultato immediato.

A Rio il romano, oggi numero 58 ATP dopo una lunga serie di stop fisici, torna quattro anni dopo l’ultima apparizione. Non più con l’etichetta di favorito, ma con una mentalità nuova, costruita sulla continuità e sulla gestione delle aspettative. «Adesso penso partita per partita. Non vengo qui immaginando di vincere il trofeo, è qualcosa di lontano in questo momento. Penso al primo turno, poi al secondo e così via. So però che posso vincere perché conosco il mio livello».

Il debutto sarà contro il cileno Tomas Barrios Vera, ma il vero obiettivo sembra essere ritrovare stabilità e ritmo competitivo. Senza la pressione dei grandi traguardi, Berrettini vuole tornare a godersi il campo: «Amo giocare sulla terra e negli ultimi anni non ne ho avuto molte occasioni. Credo che il mio miglior tennis venga qui, subito dopo l’erba. E amo quando il pubblico tifa per me: è un’energia speciale, quella che si trova in America Latina e in Italia. È anche per questo che gioco a tennis».

L’Italia del tennis e il valore del percorso

Rio, poi, è un luogo che gli parla anche a livello personale. Una delle sue nonne, Lucia, è nata proprio nella città brasiliana e il tennista ha più volte raccontato di sentirsi in qualche modo connesso a quell’atmosfera. Una dimensione intima che si riflette anche nella preparazione al torneo.
«Vogliamo fare tante cose in città, ma allo stesso tempo dobbiamo essere pronti per il torneo. Ho fatto qualche bagno a Ipanema, ho camminato sul lungomare, sono stato in churrascaria e bevo acqua di cocco ogni mattina».

C’è infine una riflessione più ampia, quasi sistemica, sul movimento italiano. Berrettini si considera un prodotto diretto del lavoro fatto negli ultimi anni dalla Federazione: «La quantità di tornei minori in Italia è una parte del motivo del nostro successo. Poi c’è la generazione di buoni giocatori, certo, ma anche il fatto che ci aiutiamo molto tra di noi: ci alleniamo insieme, ci spingiamo a migliorare. E i tornei minori danno wild card ai giovani, come è successo anche a me».

Parole che raccontano un’Italia del tennis diventata modello e un Berrettini che prova a riprendersi il suo posto con gradualità, senza scorciatoie. Il punto di partenza è chiaro, ed è racchiuso nella filosofia che sta accompagnando questo ritorno: «Penso partita per partita. È l’unico modo per tornare dove so di poter stare».

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