Tiley verso la USTA: il CEO di Tennis Australia pronto a guidare il tennis americano
Il tennis mondiale si prepara a un cambio di potere che potrebbe ridisegnare equilibri, strategie e leadership. Craig Tiley, da oltre vent’anni volto degli Australian Open e dal 2013 CEO di Tennis Australia, sarebbe ormai a un passo dal diventare il nuovo amministratore delegato della USTA. L’annuncio ufficiale, secondo quanto anticipato dal programma radiofonico australiano The First Serve, è atteso già nella prossima settimana.
Tiley verso la USTA? L’indiscrezione
Una notizia che nell’ambiente circolava da mesi e che ora assume i contorni dell’ufficialità. Brett Phillips, voce del programma, ha confermato in diretta che il passaggio sarebbe ormai definito: «Possiamo dirvi che l’annuncio di Craig Tiley come nuovo CEO della USTA arriverà la prossima settimana». Un passaggio che, se formalizzato, rappresenterebbe uno degli scossoni più rilevanti nella governance del tennis degli ultimi anni.
Tiley, che ha costruito buona parte della sua reputazione trasformando l’Australian Open in un modello organizzativo e commerciale, aveva smorzato le voci già a gennaio, nel pieno della bolla mediatica dello Slam di Melbourne. Ma la sensazione, dietro le quinte, era che l’operazione fosse ormai impostata. «Tutti pensavano fosse un accordo fatto, mancava soltanto l’ufficialità», ha aggiunto Phillips, sottolineando come la percezione interna fosse quella di un passaggio inevitabile.
A rafforzare il quadro ci sono anche le parole della giornalista Linda Pearce, intervenuta nella stessa trasmissione: «Sportico aveva dato la notizia già a dicembre. All’Australian Open non tutti erano convinti che fosse chiusa al cento per cento, ma le persone con cui ho parlato io lo erano».
Il futuro di Tennis Australia
Il nodo ora riguarda il futuro assetto di Tennis Australia. L’uscita di Tiley aprirebbe infatti a una riorganizzazione profonda, con la possibile separazione tra il ruolo di CEO e quello di tournament director dello Slam di Melbourne: «Credo che le due funzioni verranno divise, a meno di un tentativo last minute per trattenerlo», ha spiegato ancora Pearce. Tra i nomi in corsa per raccoglierne l’eredità circolano quelli di Tom Larner per la posizione dirigenziale e Peter Johnston per la direzione del torneo.
L’approdo di Tiley alla USTA non sarebbe soltanto un cambio di incarico, ma il simbolo di una fase nuova per il tennis statunitense. Negli ultimi anni la federazione americana ha cercato di rilanciare il proprio peso politico e commerciale nel circuito globale: portare a New York l’uomo che ha reso l’Australian Open uno degli eventi più avanzati sul piano dell’esperienza fan, dell’innovazione e della sostenibilità significherebbe importare un modello preciso.
Cosa porterebbe al tennis questo cambiamento?
Per il tennis mondiale, invece, si tratterebbe di un riequilibrio importante negli assetti di potere. L’Australia perderebbe una delle figure più influenti della propria storia recente, mentre gli Stati Uniti rafforzerebbero la propria leadership con un manager capace di coniugare governance sportiva e strategia industriale.
Un passaggio che non riguarda soltanto le scrivanie, ma l’intero ecosistema del tennis. Quando cambia il vertice di una federazione come la USTA, cambiano priorità, investimenti, relazioni con i tornei e con il circuito. E cambia, inevitabilmente, anche il peso politico nelle stanze in cui si decide il futuro dello sport.
La sensazione, oggi, è che si sia davvero alla vigilia di un annuncio destinato a lasciare il segno: il trasferimento di una delle menti più influenti del tennis contemporaneo da Melbourne a New York, con effetti che andranno ben oltre il semplice cambio di poltrona.

