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ATP Buenos Aires, Fonseca: “Io il prossimo Sinner o Alcaraz? Ognuno ha la propria storia”

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Era sicuramente uno dei nomi in tabellone più attesi dell’IEB+ Argentina Open, Joao Fonseca. Per le aspettative che si ripongono in lui dopo un 2025 che lo ha scortato fino alla posizione numero 24 in classifica. E perché era il campione uscente di questo torneo. 365 giorni fa sulla terra di Buenos Aires, il brasiliano ha portato a casa il primo titolo ATP della carriera e sembrava che il futuro fosse già arrivato.

Eppure questa nuova stagione lo vede ancora a secco di vittorie, con tre eliminazioni al primo turno, complice anche un problema alla schiena.
Contro Alejandro Tabilo ha salutato anzitempo l’Argentina.

Fisicamente mi sentivo bene, al 100%. Il risultato mi rende arrabbiato con me stesso e triste” ha dichiarato Fonseca in conferenza stampa. “Volevo vincere, ho lavorato tanto e questa è una sconfitta molto dura per me. Ciononostante, ho continuato ad avere una mentalità positiva. La mia mentalità è questa: se prosegui a fare certe cose e a lavorare duramente, i risultati arriveranno. Quindi voglio continuare così”.

Fonseca: “Ho sentito la pressione. Il futuro della gira sudamericana? Vedremo nel 2028”

Fonseca non ha nascosto di aver sentito tutta la pressione di essere il campione in carica, chiamato a confermare il titolo e i 250 punti.

“Se lo negassi, sarei un bugiardo. Avevo un po’ più di pressione ed ero un po’ più teso sin dall’inizio della partita. Ho provato a metterci più intensità e motivazione, più voce, richiamando il pubblico. Ho provato di tutto, però oggi non è andata. Mi è mancato tutto: convinzione e fiducia. Però ci lavoreremo, mi sto allenando bene e sono fiducioso che sarà un buon anno, a testa alta, tutto sarà già a posto a Rio. Oggi, però, non ho fatto una bella performance”.

Con questa sconfitta, Fonseca si allontana ulteriormente dalle prime 32 posizioni, che valgono una testa di serie negli Slam e nei tornei più prestigiosi. Il suo ruolino di marcia riprenderà da Rio, dal torneo di casa.

A proposito della “gira sudamericana”, il cui futuro è in bilico dall’annuncio del decimo Master 1000, che l’Arabia Saudita ospiterà dal 2028 proprio in queste settimane, Joao non si è sbilanciato. “Questo è solo il mio secondo anno sul circuito ATP, quindi posso solo ascoltare molti giocatori che parlano di questo. È qualcosa che succederà nel 2028. A me piace molto giocare qui, a Rio e in Sudamerica. Credo sia importante per i giocatori sudamericani questo torneo, vediamo che succederà. Non ho un’opinione, mi sento ancora una new entry qui, guardo com’è il tour e a me sembra tutto perfetto, affronto i top player in tornei stupendi. Con cinque anni in più sul circuito potrei dire quello che penso, però per ora mi sembra tutto perfetto, gioco solo i tornei”.

Poi è tornato a parlare del proprio tennis e degli aspetti che ancora deve migliorare per fasi spazio ai piani alti: Stiamo lavorando, a livello tecnico, sul servizio, che è molto importante a questi livelli, basta guardare tutti i top, è essenziale su ogni superficie. Però devo migliorare anche la parte mentale e fisica. La cosa buona è che devo migliorare molti aspetti. Già sono a un buon livello di tennis, però devo ancora migliorare molto”.

“Non mi piacciono i paragoni con Sinner, Alcaraz e Kuerten”

Fonseca ha dimostrato di avere la risposta pronta a chi ha avanzato dubbi circa la sua evoluzione.

“Ovviamente hai aspettative, persone che parlano del mio tempo di evoluzione. “Joao sarà il prossimo Guga, il prossimo Alcaraz o Sinner. Io sto facendo la mia storia. Non è che se ho vinto Buenos Aires lo scorso anno lo rivinco quest’anno, se sono numero 24 l’anno prossimo sarò il numero 1. Ogni cosa ha il suo tempo” ha sottolineato con grande maturità. “Da parte mia, quello che sto facendo è lavorare sodo sulla mentalità e la tecnica, sul fisico.

Ho un team davvero buono dietro di me, che mi ha aiutato molto a crescere non solo come giocatore, ma anche come persona. Io credo che ognuno abbia i suoi tempi e la sua storia che devono essere rispettati. Io rispetto le aspettative, le persone con le proprie opinioni, ma non mi piacciono i paragoni, però ci sono e vanno affrontanti, si deve avere testa. A volte mi influenza e ho più tensione e pressione. Però in generale lo accetto bene e riesco a affrontarlo”.

Infine, ha concluso spendendo belle parole per l’Argentina e i tornei sudamericani.
Torneo molto bello, mi piace molto la gira. Credo che se un giocatore partecipa a Buenos Aires, poi va a giocare a Rio. È bello, si mangia molto bene, però c’è da sperare di non affrontare argentini perché è difficile (ride), è un torneo magnifico. Mi è piaciuto molto non solo il torneo, ma anche l’organizzazione e tutti quelli che ci lavorano, dalla sicurezza alla lavanderia fino al direttore del torneo che è una bella persona. Mi piace molto stare qui, è vicino al Brasile quindi possono venire un sacco di persone dal Brasile e anche i tifosi argentini sono fantastici”.

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