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ATP Rotterdam: show (verbale) di Bublik che rimonta Hurkacz. Wawrinka vince la sfida da (quasi) record

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Si conclude così il primo turno all’ATP 500 di Rotterdam, fra qualche esito inatteso e solite conferme.
Subito fuori Fucsovic, battuto da un sorprendente Den Ouden, e Rinderknech, che permette a Tsitsipas di ritrovare almeno qualche buona sensazione. Wawrinka conferma le ultime buone prestazioni non lasciandosi sorprendere dal lucky looser locale Boogaard, mentre Khachanov e Bublik rimontano de Jong e Hurkacz.

[WC] G. Den Ouden b. M. Fucsovic 7-6(5) 6-1

A sorpresa è il classe 2002 numero 169 del mondo, Guy Den Ouden, a trionfare nella sfida di primo turno col ben più esperto Marton Fucsovic.
L’ungherese appare in difficoltà sin dai primi giochi, dopo una palla break non sfruttata nel secondo gioco perde immediatamente il servizio alla seconda chance offerta. Salendo, seppur lentamente, di livello, Fucsovic trova lo spiraglio per l’aggancio, pareggiando il conto dei game e, vedendosi annullare anche tre set point, portando il primo parziale al tiebreak decisivo. Il miglior tennis mostrato dall’avversario negli ultimi giochi non sembra impensierire l’olandese che, con fatica, vince, in risposta, un punto in più del proprio avversario. Dopo un’ora e quindici minuti, Den Ouden vince un set in cui è stato capace di annullare ben 5 delle palle break offerte, sfruttando, al contrario, il 50% delle chance a suo favore, concretizzando quando più contava.
Il secondo set è a senso unico: forse condizionato dalle tante occasioni mancate nel primo parziale, Fucsovic non riesce a restare mentalmente aggrappato al match soccombendo 6 giochi a 1 a un sorprendente Den Ouden.

[WC] S. Wawrinka b. [LL] T. Boogaard 6-3 6-4

Non riesce l’impresa a Thijs Boogaard, lucky looser olandese classe 2008 capace di ottenere il primo punto ATP all’età di 14 anni, battuto in due rapidi set da Stan Wawrinka. Fra i due, 23 anni e 100 giorni di differenza: la seconda più grande dal 1990. Il record resta saldo nelle mani di John Whitlinger, 23 anni, e Gardnar Mulloy, sceso in campo a 63 anni e 77 giorni. Fra di loro, un gap che, probabilmente, mai potrà esser battuto.
Stan trova la via del break alla terza occasione nel sesto gioco e chiude poco dopo al set point numero tre, con 7 ace e 11 vincenti.
Lo svizzero conquista il break in avvio di secondo, dominando i game successivi e mai apparendo in difficoltà. In un’ora e ventiquattro minuti, il tre volte campione slam chiude l’incontro di primo turno, prenotando la sfida con la testa di serie numero 1, Alex de Minaur.

S. Tsitsipas b. [8] A. Rinderknech 7-5 6-3

Torna alla vittoria, convincendo, l’ex numero 3 del mondo Stefanos Tsitsipas, che batte Arthur Rinderknech in un’ora e ventitré minuti.
Il servizio fa da totale padrone del primo set: una sola palla break, a favore del francese, e null’altro. Almeno fino al dodicesimo gioco. Quando chiamato a servire per raggiungere il tiebreak, il francese perde concentrazione e lucidità, d’improvviso: break alla prima chance e set chiuso.
Rinderknech non sembra accusare il colpo all’inizio del secondo parziale, ma dopo un’infinito quarto gioco e tre palle break annullate, perde ancora la battuta e scivola sotto di tre giochi.
Il transalpino non ne ha, non riesce a restare li e si spegne a zero al primo match point.
Per Tsitsipas, ora, un sempre ostico Botic van de Zandschulp.

[5] K. Khachanov b. J. De Jong 3-6 6-4 7-5

Vittoria in rimonta per Karen Khachanov sul padrone di casa Jesper de Jong dopo un lottatissimo terzo set.
Spinto dal proprio pubblico, è de Jong a partire meglio: break nel secondo gioco, nell’unica chance dell’intero set. Si lotta, game dopo game, ma il giocatore in battuta sembra sempre in controllo. Inevitabilmente, il primo parziale è di de Jong, bravo a concretizzare l’unica occasione avuta.
La trama del match non accenna a cambiare: chi in risposta fatica tantissimo a entrare con forza nello scambio, arrendendosi sempre più allo scorrere del punteggio. Solo quando il tiebreak sembrava ormai giunto, il guizzo del russo sorprende de Jong: una sola palla break, set point, parziale vinto.
Il fulmineo epilogo del parziale precedente non sembra condizionare il giocatore olandese che, in apertura del set decisivo, ottiene immediatamente un fondamentale break di vantaggio. Khachanov prova a rientrare poco dopo, ma de Jong è bravo ad annullare le prime due chance di rientro. Le due successive nel sesto gioco, però, gli sono fatali: break recuperato, inerzia ribaltata e Khachanov va a prendersi la vittoria al secondo matchpoint.
Per lui ora, Juame Munar.

[3] A. Bublik b. H. Hurkacz 6-7(2) 7-6(1) 7-5

Match infinito fra Alexander Bublik e Hubert Hurkacz, col kazako che alla fine, in qualche modo, riesce a uscire vincitore da un match che lo aveva visto a un metro dal più profondo baratro.
Come prevedibile, i punti vinti in risposta sono limitati al minimo: una sola palla break nel primo set, ben annullata dal kazako.
Al tiebreak, un po’ a sorpresa, Hubi è dominante: vince i primi quattro punti e conclude perdendone due soltanto, chiudendo il primo parziale con l’86% di punti vinti con la prima.
Il kazako comincia a innervosirsi, consapevole d’avere di fronte a se un avversario di certo non al suo meglio, ma col quale uscito sconfitto in 6 dei loro 7 incontri.
Ci sono 20 persone in tabellone che non sanno giocare a tennis, e io pesco lui. Perchè proprio a me?” dice Bublik rivolgendosi al suo angolo.

Il nervosismo condiziona evidentemente il numero 10 del mondo, costretto ad annullare 2 palle break in un infinito quinto gioco. Sul 4 pari, finalmente, il polacco riesce a far valere il miglior tennis mostrato fin qui, conquistando il gioco in risposta e guadagnandosi la possibilità di servire per il match.
Come spesso gli capita, però, Hurkacz è ancora preda dei dubbi nel momento più cruciale: 3 doppi falli, soltanto due punti vinti e controbreak immediato.
Ace, ace, doppio fallo, stecca, stecca, ace, ace. E mi dicono che non ho ritmo? In confronto a lui sono Djokovic“.
Il tiebreak del polacco è un mezzo disastro: dominio Bublik, e match che sarà deciso dal terzo set.
Il parziale decisivo prosegue sulla scia di quelli precedenti, fra i pochissimi punti da parte del giocatore in risposta e un Hurkacz sempre più in difficoltà. Game dopo game il gioco da fondo del kazako sembra sempre più incisivo e, alla fine, è suo il break decisivo: 6-5. Hurkacz, aiutato dal doppio fallo avversario, tenta il rientro, ma è solo una speranza: Bublik chiude dopo due ore e venticinque minuti.

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