ATP Rotterdam, le palline diventano un ‘caso’. Fils: “Non adatte al nostro livello”
Nel tennis la questione palline è molto dibattuta negli ultimi anni. Ogni tanto alcuni giocatori ne parlano, ovviamente lamentandosi delle sfere gialle che non viaggiano dalla racchetta alla parte opposta del campo come vorrebbero loro. Ma non solo. Daniil Medvedev è uno dei maggiori esponenti che porta avanti questa scuola di pensiero. Durante il suo match di primo turno al ABN AMRO Open di Rotterdam il tennista russo, rivolgendosi all’arbitro Manuel Messina, ha fatto presente il suo malcontento riguardo alle palline Head Tour XT che si utilizzano nell’ATP 500 olandese dalla passata stagione.
“Le palline Head sono rotonde? Ne sei sicuro?”, ha sbottato il numero 11 del mondo. “Penso che forse dovremmo considerare di non giocare con queste palline. Non sono rotonde, nessuno dovrebbe comprarle. Non dovremmo promuovere una pallina da tennis che non è rotonda. Queste palle sono orribili”. Neanche a dirlo, Meddy ha poi perso quella partita, giocata contro Ugo Humbert. Ma Daniil non è stato il solo a protestare per le palline a Rotterdam. Come riportato da Charlie Eccleshare per il The Athletic, anche Arthur Fils e Alex de Minaur hanno detto la loro sull’argomento a seguito del loro match di primo turno, vinto dall’australiano in due set.
Le opinioni di Fils e de Minaur
“Quando si gioca a livello professionale, con i giocatori che sono molto bravi, vedere che dopo due game le palline diventano più grandi e molto lente non è normale”, ha dichiarato il francese, tornato da poco a giocare tornei ufficiali dopo lo stop per un infortunio alla schiena che lo aveva costretto a rimanere ai box per svariati mesi. “Non so chi se ne occupi, forse l’ATP, ma devono fare di meglio. Non è normale giocare con queste palline al nostro livello”.
“Ho faticato molto durante gli allenamenti”, ha affermato Demon, che in seguito non si è tirato indietro dall’esprimere il suo punto di vista riguardo alle palline. “In realtà sono rimasto piuttosto deluso dalle palline utilizzate durante gli allenamenti, il che non è da me. Capisco perfettamente ciò che dice Daniil. Non sono sicuramente le mie preferite e credo che non lo siano di nessuno. Sono molto difficili da controllare. È difficile da spiegare, ma è una palla molto morta. È adatta ai grandi battitori, ai giocatori che imprimono una grande rotazione alla palla e sono in grado di colpirla con forza”.
ATP, palline e sponsor, una questione ancora aperta
“Sono stati compiuti progressi significativi nel garantire una maggiore uniformità delle palline in tutto il Tour”, aveva spiegato l’ATP nella stagione appena andata in archivio. “Questo è il primo anno in cui l’ATP sta centralizzando il processo di selezione dei fornitori di palline, in collaborazione con i tornei, abbandonando il modello precedente in cui gli eventi selezionavano autonomamente i propri fornitori”.
L’obiettivo, infatti, sarebbe quantomeno quello di garantire che durante uno stesso swing tutti i tornei che ne fanno parte adottino le stesse palline. Questo per un motivo in particolare (di cui a breve parleremo). Non è però così facile come sembra al momento attuale, dato che ciascun evento possiede i propri accordi di sponsorship con un marchio di palline. E non si parla di pochi soldi. La maggior parte, se non la quasi totalità di questi contratti, sono poi pluriennali. Ma a parte questo discorso, la questione diventa ancora più complicata se le palline perdono anche di qualità, come accaduto in questi ultimi anni.
La qualità si abbassa, gli infortuni aumentano
“Le aziende di produzione hanno cercato di tagliare i costi e ora stanno utilizzando un materiale di gomma diverso, che rende le palline da tennis tra il 30% e il 60% più lente in media rispetto a prima del Covid”, aveva raccontato Alexander Zverev a Torino nel 2024, quando ancora faceva parte del Player Council (ora invece no perché ha detto che lì dentro si conclude davvero poco). “Ciò che accade ora con le palline da tennis è che l’aria e la pressione diminuiscono a causa del materiale che non le trattiene all’interno. Volano molto velocemente nell’aria per i primi due, tre metri, poi rallentano. Ecco perché molti giocatori ora hanno problemi al gomito e al polso”.
Dei danni fisici causati dalle palline ne aveva parlato anche Taylor Fritz a suo tempo. Andrey Rublev aveva invece raccontato la sua esperienza sul campo: “In passato c’erano molte palline buone. La sensazione era che più acceleravi, più avevi controllo. Ora senti che a volte acceleri e la palla va in maniera incredibile, mentre quella successiva magari va fuori di cinque metri”. Riguardo alla standardizzazione delle palline nel Tour erano intervenuti in passato anche Stan Wawrinka (“quattro settimane, quattro tipi di palle diverse. Quando verranno ascoltati i giocatori?”) e lo stesso de Minaur.
Medvedev e il tarlo delle palline
Ma è sicuramente Medvedev il tennista che più di tutti, insieme a Zverev, ha commentato in questi anni la trasformazione in negativo delle palline. “Campi lenti, palle lente, ma non è una novità”, diceva Daniil nel 2025 sempre a Rotterdam. “In queste condizioni non ho abbastanza potenza per dettare il gioco”. Pochi mesi prima, a Shanghai, aveva detto furibondo che solo chi colpisce forte come Jannik Sinner o Carlos Alcaraz sarebbe riuscito a giocare con quelle palline.
“Ora chiunque riesce a tenere lo scambio con me”, raccontava sconsolato qualche settimana dopo alle ATP Finals, lamentandosi anche del fatto che una volta il servizio era forse il suo colpo più letale in assoluto, mentre dopo queste vicende legate alle palline è come se lui si fosse quasi visto togliere un superpotere. “Le palline stanno migliorando”, aveva invece dichiarato un po’ a sorpresa pochi giorni fa all’Australian Open. Tempo un paio di settimane e a Rotterdam Daniil è subito tornato in sé.
In definitiva, la questione è molto complessa. Da una parte l’ATP e i tornei devono fare i conti con il mercato e con gli sponsor, dall’altra i tennisti lamentano una scarsa qualità delle palline e una frequenza troppo elevata dei cambi di queste da un torneo all’altro. Le conseguenze sono ‘alla meglio’ che non si riesce a giocare, ‘alla peggio’ che ci si fa male. Nel frattempo che l’ATP e i giocatori arriveranno a un compresso valido che metterà d’accordo quanto più possibile entrambe le parti, l’unica cosa da fare per i tennisti è, come ha detto de Minaur, adattarsi. “La situazione è quella che è. La palla o il campo non cambieranno e il mio compito è adattarmi, fare del mio meglio e continuare a farlo”.

