Antidoping: assolto Dominguez Collado, positivo al clostebol
Juan Sebastian Dominguez Collado ha scritto una piccola pagina nella storia dell’antidoping: il suo è (e rimarrà) il primo caso di tennista non italiano positivo al clostebol reso noto dall’ITIA. E siamo moderatamente sicuri che possa esserlo anche tornando più indietro nel tempo, quando era l’ITF a occuparsi delle violazioni. Sebastian avrebbe fatto volentieri a meno di questo primato, ma tutto è bene quel che finisce con una “assoluzione” o, correttamente, con un verdetto di Nessuna colpa o negligenza. Esatto, proprio come il Tribunale Indipendente aveva deciso giudicando il caso di Jannik Sinner. Tra l’altro, Domínguez Collado – best ranking al n. 1660 – nemmeno ci è finito davanti a un tribunale. Ma procediamo con ordine, anzi, ordiniamo il procedimento.
Prelievo, positività e sospensione provvisoria
Il campione di urine in cui è stato rilevato un metabolite del clostebol è stato fornito da Domínguez Collado il 2 ottobre 2025 durante un torneo M15 in Turchia. Il 19 novembre, l’ITIA gli ha inviato la lettera di pre-accusa e dallo stesso giorno è partita la sospensione provvisoria, obbligatoria per le cosiddette sostanze non specificate. Il tennista non ha presentato ricorso avverso la sospensione. Tra dicembre e gennaio ci sono stati il colloquio del tennista con un investigatore dell’Agenzia al quale ha fornito una spiegazione per la presenza della sostanza, la lettera di accusa in cui veniva confermata la violazione delle regole antidoping e un altro colloquio riguardante la spiegazione fornita.
Come il clostebol è entrato nell’organismo dell’atleta
Secondo Sebastian, si è trattato di una contaminazione involontaria dopo essere stato a stretto contatto con il padre che stava usando una crema e uno spray contenenti clostebol per un trattamento raccomandatogli dal medico. Per quanto riguarda i contatti, il padre usava le mani per applicare la crema sulla zona interessata, pulendosele poi con asciugamani comuni. Poi ci sono stati high five, strette di mano, condivisione dell’alloggio e del cellulare. Il tennista ha anche fornito documentazione a supporto, tra cui la raccomandazione del medico per il trattamento, le ricevute di acquisto dei due prodotti e quelle dei biglietti di viaggio e delle prenotazioni dell’hotel per provare la presenza del padre al torneo. Lo stesso laboratorio di Montreal che ha rilevato la sostanza vietata ha confermato, sulla base della letteratura scientifica, che la spiegazione dell’atleta non poteva essere esclusa.
Ok, non hai fatto apposta: ma quanta colpa hai?
Per l’ITIA. Domínguez ha dimostrato che la fonte del clostebol nel campione era dovuta, più probabilmente che non, alla contaminazione involontaria come descritta. È importante sottolineare che il giocatore non sapeva che il padre stesse usando quei prodotti, quindi, si legge nella decisione, “l’ITIA ritiene che il Giocatore non abbia palesemente ignorato il rischio di contaminazione interpersonale derivante da contatto ravvicinato”. Come Sinner non sapeva che la stesse usando il suo fisioterapista.
Provata così l’involontarietà, la sanzione passa da quattro a un massimo di due anni, a seconda del grado di colpa. Una riduzione della sanzione è prevista per Colpa o negligenza non significative; se invece l’atleta non ha avuto Nessuna colpa o negligenza, non gli verrà imposta alcuna sospensione. La differenza tra le due, secondo la giurisprudenza, è che per stabilire Nessuna colpa il tennista deve dimostrare di aver adottato tutte le misure a sua disposizione per evitare la violazione e che non avrebbe potuto fare di più. Viceversa, la colpa è non significativa se dimostra che, pur non avendo adottato determinate misure a sua disposizione per evitare la violazione, le circostanze erano eccezionali.
La decisione dell’ITIA
Anche valutando recenti casi comparabili e l’esperienza del giocatore nel circuito, l’ITIA non ritiene di potersi ragionevolmente aspettare, in questa situaizone, che Domínguez prendesse ulteriori precauzioni in relazione alla sua esposizione a una sostanza proibita e pertanto accoglie la “Nessuna colpa o negligenza”. Trattandosi di test durante una competizione, i risultati ottenuti in quel torneo gli sono stati tolti (2 punti e 438 dollari). Il giocatore accetta la decisione proposta per la violazione delle norme antidoping, rinuncia al diritto di appello e può tornare a competere dal 27 gennaio. Naturalmente, avverso questa decisione dell’ITIA, possono presentare ricorso al TAS la WADA o l’agenzia antidoping del Guatemala.
Curiosità: è davvero il primo caso?
All’inizio dell’articolo, abbiamo specificato che si trattava del primo caso “reso noto dall’ITIA”, non intendendo certo che ne esistano di mantenuti segreti. Il fatto è che c’è un altro candidato in lizza per questo primato, la diciottenne statunitense Jessica Eudovic, per ora mai classificata oltre il n. 1104 ITF. L’ITIA ha comunicato la sospensione provvisoria (in vigore del 19 novembre) di Dominguez lo scorso 17 dicembre. Pochi giorni dopo, il 22 dicembre, è stata pubblicata quella di Eudovic, sospesa dal 21 novembre. Nessun problema a stabilire l’ordine di arrivo, allora? Non proprio.
Il prelievo di Sebastian era stato effettuato il 2 ottobre, mentre quello di Jessica il 1° ottobre. Chissà se tra la giurisprudenza del TAS si trova qualcosa in merito. Probabilmente no. Infine (curiosità nella curiosità), quell’ottobre è il mese in cui entrambi hanno fatto registrare i rispettivi best ranking. Non fai in tempo a festeggiare i progressi che…

