Tra Luca Nardi e Federico Cinà – Gli azzurri nella terra di mezzo
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Tra gli appassionati viscerali del nostro sport, quelli che guardano sempre al domani, è diffusa la sensazione che fra le classi 2001-2002-2003 (Sinner, Cobolli, Musetti e tanti altri, di gran lunga le migliori annate della storia del nostro tennis maschile) e la promettente classe 2007 (quella di Cinà, Vasamì e Basile) ci sia un piccolo vuoto generazionale. Ma è davvero così? Oggi proviamo a vedere quali sono i giovani azzurri di punta delle annate dal 2004 al 2006 e cerchiamo di capire cosa ne potrà uscire.
Il più avanti in classifica è il 2004 ligure Gianluca Cadenasso, seguito dall’esperto tecnico Mauro Balestra presso il TC Genova: Gianluca è un tennista molto rapido, intelligente e completo, con ottimi piedi, due buoni fondamentali (meglio il diritto) e una bella attitudine a chiudere al volo, grazie a un’ottima mano. La statura (1,75) non lo aiuta nel servizio (dove comunque ha margini di miglioramento importanti anche dal lato tecnico) e in generale nella pesantezza di palla. Nel 2025, nonostante un infortunio che lo ha limitato nella parte centrale della stagione, è passato dal numero 443 al 310, e gli ottimi risultati a livello challenger (finale a Montemar) fanno ben sperare. Le sue caratteristiche tecniche lo rendono anche un eccellente doppista (è già 210). Il prossimo anno lo aspettiamo con continuità nel circuito challenger, ma deve migliorare molto sul veloce, dove ha giocato molto poco.
A oggi pare più qualitativa la classe 2005, dove abbiamo almeno 4 giocatori di buone prospettive: il più interessante (a parere del sottoscritto) è probabilmente il veronese (ma ferrarese di adozione) Carlo Alberto Caniato. Allenato da Alberto Casadei presso il Villa Carpena di Forlì, alto 1.92, longilineo, Carlo è un giocatore moderno e potente, con due buoni fondamentali piatti e penetranti e un servizio sicuramente pesante. Discretamente veloce per la statura, deve crescere tantissimo nella capacità di generare variazioni e di mantenere ordine tattico (rischia spesso di andare in confusione e di fare scelte errate, ma il potenziale, fisico e tecnico, pare piuttosto alto). Dopo buoni risultati juniores si era un pò fermato, ma nel 2025 ha vinto due ITF da 25k ed ha fatto un gran bel salto in classifica, passando dal numero 800 a un best ranking di 389. A Roma, al Foro, assieme al suo coetaneo e compagno di doppio Federico Bondioli ha battuto a sorpresa la coppia di Davis azzurra Bolelli Vavassori.
E vediamo quindi proprio a Federico Bondioli, un mancino fisicamente prestante, anche lui con profonde radici romagnole (è nato a Ravenna), da sempre compagno di allenamenti e di competizioni di Caniato. Seguito da Francesco De Laurentiis presso lo Sporting Club Sassuolo, Bondioli si è sempre distinto, fin da piccolo, per le sue qualità tattiche e per essere un “partitaro”, agonisticamente molto forte. Qualità che lo hanno fatto arrivare al numero 12 del mondo nella classifica under 18, ma che ne hanno finora limitato lo sviluppo tecnico da pro. Nonostante il fisico importante, il romagnolo ama scambiare da dietro, non troppo vicino alla linea di fondo, e nonostante abbia tecnica, potenza e buona mano nei pressi della rete, tende ad assumere un atteggiamento tattico un pò troppo passivo. Partito dal numero 520 del mondo, anche lui nel 2025 è cresciuto, alternando ITF da 25k e tornei Challenger, ed entrando nei primi 400 della classifica. Per crescere deve confrontarsi stabilmente a livelli più alti, e capire che deve diventare più aggressivo. I mezzi li ha.
Torniamo in Liguria, per il terzo rappresentante della classe 2005, il sarzanese Filippo Romano, un granatiere di quasi 1,90 dal servizio devastante (una meccanica di battuta davvero splendida) e dai fondamentali magari un pò grezzi, ma molto potenti. Allenato da alcuni mesi dal coach piemontese Gipo Arbino, il costruttore di Lorenzo Sonego, Romano finora ha ottenuto i migliori risultati in doppio, dove è già ben dentro i primi 200, grazie anche a un eccellente gioco al volo. In singolare è più indietro, fuori dai primi 500, pur avendo un potenziale notevole. Secondo Arbino, Romano deve imparare a gestire meglio l’ansia da competizione e diventare più lucido tatticamente, disciplinando la sua potenza. E’ sicuramente un ragazzo da seguire, perché potrebbe riservare sorprese.
Il quarto 2005 da seguire è Lorenzo Sciahbasi, marchigiano di San Benedetto del Tronto. Famiglia di origine albanese, da un anno seguito dal Piatti Tennis Center, alto 1,88, è un giocatore molto completo, dal tennis non potentissimo, ma pulito e geometrico, con una buona capacità di verticalizzare e chiudere a rete. Dopo un brillante percorso juniores, ha avuto un lungo infortunio che ne ha rallentato la crescita, ma negli ultimi mesi ha messo assieme ottimi risultati, avvicinando i primi 600 e mostrando picchi di gioco interessanti, come la vittoria al challenger di Bergamo su Durasovic. Molto completo e adatto a tutte le superfici, anche lui può crescere moltissimo.
Arriviamo alla classe 2006, dove il miglior esponente è il “tamburino sardo” Lorenzo Carboni, un grintoso moretto nativo di Alghero, ormai da 4 anni al Piatti Tennis Center, dove ha lavorato con l’ex promessa Quinzi e con Luca Vanni. Lorenzo da junior ha raggiunto una semifinale al Roland Garros e ha iniziato molto presto a competere da pro, alternando futures e challenger. Attualmente è al numero 430 del mondo, e ha già una discreta esperienza nei circuito. Rapidissimo, intelligente, grintoso e combattivo, il suo principale limite è la statura contenuta (intorno al metro e 70). Sul piano tecnico, ha messo su un discreto servizio e ha un eccellente rovescio bimane, mentre sul diritto manca di spinta e di potenza. C’è da lavorare, ci sono limiti precisi, ma il ragazzo ha una ottima attitudine, va seguito con attenzione.
In conclusione abbiamo almeno 6 giocatori, nelle annate 2004-2006, con tutte le carte in regola per fare almeno un’ottima carriera nel circuito challenger. Tra loro, io mi aspetto che almeno un paio (o forse 3) possano entrare nei primi 100. Da non trascurare, infine, la possibilità che qualcuno di loro possa specializzarsi nel doppio, dove ad esempio un Romano o un Bondioli potrebbero fare davvero bene, ad altissimo livello.
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