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Diario di bordo dal Tenerife Challenger 1: Da Travaglia a Maestrelli fino al tramonto canario

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La sveglia suona alle 8:00, con il cielo coperto da nuvole che lasciano comunque spazio alla speranza di una giornata migliore rispetto alle precedenti. Nei giorni scorsi il vento e le perturbazioni hanno accompagnato il torneo: non ha mai piovuto, ma quei nuvoloni costanti hanno reso meno piacevole stare a maniche corte. Anche oggi l’augurio è che Tenerife si apra piano piano, come spesso sa fare.
Scendo a fare colazione allo Sholeo Lodges Los Gigantes, poi mi preparo e alle 10 prendo la navetta che dall’hotel porta al circolo. Destinazione: la Abama Tennis Academy, cuore del Challenger organizzato da MEF Tennis Events, all’interno dello spettacolare resort Abama.

IL DERBY ITALIANO

Arrivo verso le 10:30 e mi metto subito a seguire il derby italiano tra Stefano Travaglia e Gabriele Piraino. Travaglia parte meglio, con una pesantezza di palla diversa, anche se qui a Tenerife i campi sono molto lenti: le palline si “gonfiano” rapidamente e questo favorisce inevitabilmente scambi lunghi, che nel corso del match diventano una costante. Proprio questo ritmo aiuta Piraino, che con una palla meno veloce riesce a entrare spesso nello scambio, muovendo bene il gioco. Alla fine il match si chiude 6-3 6-3, con Travaglia avanti, anche se la partita è più combattuta di quanto possa sembrare dal punteggio.

Piraino costruisce tanto, manovra, tiene in mano diversi scambi, ma gli manca spesso l’ultimo colpo per chiudere il punto. “Steto”, invece, anche quando sembra in difficoltà riesce spesso a rigirare il punto e a portarlo a casa, mostrando quella abitudine a giocare a livello superiore. Un’altra conferma del suo buon momento di forma, dopo il terzo turno di qualificazioni a Melbourne, i quarti al Challenger di Manama e ora un altro quarto di finale.

LA PRESTAZIONE DI MAESTRELLI

Dopo il derby torno nella mia “postazione”, più che un ufficio una vera e propria tenda operativa: pubblico su Instagram di Spazio Tennis due highlights del match Travaglia-Piraino, poi mi sposto sui gradoni della Tenerife Arena per seguire Francesco Maestrelli contro Abdullah Shelbayh. Match a senso unico: 6-3 6-1 in 74 minuti.

Maestrelli sempre in controllo, con il servizio che fa la differenza: tantissimi punti vinti quando entra la prima, e una palla nettamente più pesante nello scambio. Shelbayh prova a lavorare di più la traiettoria, con colpi più arrotati, ma Francesco si appoggia benissimo e comanda quasi sempre il ritmo. Si respira tutt’altra energia rispetto ai primi giorni: meno nervosismo, più serenità, in campo e fuori. Anche a pranzo, al ristorante del resort con il team, l’aria è completamente diversa. Le condizioni lente che all’inizio sembravano innervosirlo ora sembrano molto più gestibili per ‘Mae’.

TENERIFE, UNA PARENTESI DI PRIMAVERA

Nel frattempo, mentre aspetto gli altri match di giornata, lo sguardo va spesso oltre i campi. Tenerife è una vera parentesi di primavera in mezzo all’inverno italiano. È il secondo anno consecutivo che torno qui e ogni volta l’effetto è lo stesso: sole, mare, aria leggera. Dopo settimane di freddo e pioggia a Livorno, arrivare qui è una boccata d’ossigeno pura. A tratti sembra già estate.
Il colpo d’occhio dal centrale è qualcosa di unico: campi da tennis immersi nel verde, il campo da golf che si apre fino all’oceano, le palme, il mare sullo sfondo. Un qualcosa di più unico che raro.

VASAMÌ E IL TRAMONTO SULL’OCEANO

Il pomeriggio si chiude con l’ultimo match di giornata sulla Tenerife Arena. In campo c’è Jacopo Vasamì, opposto a George Loffhagen. È una partita dura per Jacopo, contro un avversario al momento più solido, più pesante. Ma il classe 2007 resta sempre attaccato al match, lotta, tiene il campo con personalità e non si lascia mai scappare completamente l’incontro. Loffhagen alla fine si impone per 7-5 6-3, ma le sensazioni per Vasamì sono buone. Dopo il successo al primo turno contro Blanch, arrivato con lotta ma senza continuità di gioco per tutta la durata del match, oggi il livello è stato decisamente più alto, nonostante l’avversario fosse superiore rispetto a quello del primo giorno. Un segnale importante.

Con l’ultimo punto si chiude ufficialmente la giornata di tennis. Riprendo la navetta insieme a Pietro Corso e Lorenzo Ercoli e rientriamo in hotel. Prima una tappa in palestra allo Sholeo per scaricare un po’ la tensione accumulata, poi salgo in camera.

Osservo dal terrazzino, il sole che scende lentamente dietro l’oceano e colora il cielo sopra di me, completo questo diario di bordo. Il clima ha tenuto per tutta la giornata: niente vento forte, sole presente anche nel pomeriggio, una Tenerife finalmente nel suo vestito migliore. La serata si chiude come da tradizione, al ristorante Il Poggetto, ormai una tappa fissa per tennisti che passano da qui ogni anno. Poi non resta che andare a dormire, con la speranza che anche domani l’isola regali una giornata bella, calda e soprattutto di grande tennis.

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