Antidoping, Fancutt dopo la squalifica: “Convivrò con questa macchia, ma non sapevo la regola”
Thomas Fancutt è passato alla ribalta delle cronache tennistiche per uno dei peggiori motivi possibili nello sport. La violazione di una norma antidoping gli è costata una squalifica di dieci mesi e un’inevitabile macchia nella carriera agonistica.
L’incubo per il 30enne australiano, che ha fatto segnare come best ranking la posizione numero 382 in singolare e 107 in doppio, è iniziato in concomitanza del momento più felice della sua vita tennistica. Dopo tanto lavoro, era riuscito ad accaparrarsi una wild card per il tabellone di doppio dell’Australian Open 2025, dando continuità al destino familiare. Fancutt è infatti il sesto membro della sua famiglia a prendere parte a un Major, dopo i due nonni, due zii e il padre – uno dei nonni, Trevor Fancutt, vinse in doppio misto a Melbourne nel 1960.
“Chiamare il mio allenatore, mia madre, mia sorella e i miei migliori amici e dirgli che stavo davvero giocando l’Australian Open è stato fantastico. Le persone a me più care sono tutte volate fin qui” racconta Thomas in una lunga intervista per The Age. “È stato un periodo davvero felice per me”.
La quiete prima della tempesta.
La felicità per l’esordio Slam oscurata dall’ombra del doping
Nonostante la sconfitta al primo turno, Fancutt ha lasciato il campo 14 del Melbourne Park con un’irrefrenabile gioia. L’esordio in uno Slam non si scorda mai. Certo, il tennista aussie avrebbe voluto ricordarsi solamente dell’atmosfera che avvolge l’Happy Slam. E invece in pochi istanti le sue emozioni hanno cambiato colore.
Dei funzionari dell’ITIA lo hanno approcciato spiegandogli che stavano indagando su una presunta violazione delle norme antidoping. “Mi hanno detto che dovevano parlarmi e io ero completamente confuso. Pensavo dovesse trattarsi dell’indagine su qualcun altro, poi hanno reso abbastanza chiaro che riguardava me” spiega. Gli è stato immediatamente sequestrato il telefono ed è stato avvisato che sarebbe stato interrogato già nel corso della medesima giornata.
“Ero così imbarazzato mentre attraversavo lo spogliatoio per andare al mio armadietto. Camminavo nella stessa zona, passando accanto ad Alcaraz, Djokovic, Zverev, Sinner, tutti quei ragazzi” confessa. “È pazzesco pensare a come l’Australian Open siano stati il posto più felice per me e poi, all’improvviso, l’ultimo luogo in cui avrei voluto trovarmi”.
Lasciato solo con i suoi pensieri, il nativo di Brisbane ha riflettuto a lungo sul possibile oggetto dell’indagine dell’agenzia antidoping. “Ci riflettevo e l’unica cosa che riuscivo a pensare che non facesse parte della mia routine abituale era che avevo fatto una flebo”.
La flebo di vitamine: cosa dice il regolamento
Proprio quell’unica cosa che esulava dalla sua routine gli è stata fatale. A dicembre 2024 Fancutt ha ricevuto una flebo di vitamine B, C e magnesio per combattere la stanchezza, come documentato, tra l’altro, nella propria pagina Instagram.
Sebbene nessuna delle sostanze sopracitate sia inserita nella lista degli elementi dopanti, a essere tassativamente proibita è la pratica con cui queste si assumono. Come specificato nell’articolo M2.2 della Prohibited List della WADA, ogni infusione endovenosa di vitamine che superi i 100 ml nell’arco di 12 ore è punibile, eccezione fatta per cure ospedaliere, procedure chirurgiche o investigazioni diagnostiche.
“Onestamente non ci avevo nemmeno pensato, dalla flebo ho avuto tipo una sola buona notte di sonno” scherza amaramente.
La vicenda che ha coinvolto Fancutt è sovrapponibile quasi univocamente con il caso di uno suo connazionale, Max Purcell. Con un’unica differenza: il ben più accreditato doppista era a conoscenza della norma della WADA, a differenza di Thomas – qui vi avevamo riportato tutte le incongruenze.
A corroborare la regola dell’agenzia antidoping, vi è un comunicato di Sport Integrity Australia del 2022 con cui si avvertono gli atleti delle possibilità di squalifica in caso di ricorso a flebo oltre i 100 ml di qualsiasi sostanza.
Inizialmente a Fancutt era stata inflitto uno stop di due anni, che, andando avanti con l’indagine, è stato poi portato a dieci mesi, da marzo 2025 a gennaio 2026. Anche se, sottolinea il protagonista, i due mesi che sono intercorsi tra l’Australian Open e l’effettivo inizio della squalifica hanno di fatto ampliato a un anno la lontananza dalle competizioni.
“Alla fine si sono accordati per dieci mesi, ma non hanno conteggiato i due mesi persi tra mille complicazioni, quindi in pratica è quasi un anno intero. Era comunque meglio di due anni… Non c’era alcuna possibilità che io potessi tornare dopo due anni”. L’australiano ha accettato la squalifica di dieci mesi e una multa equivalente al montepremi guadagnato dopo aver ricevuto la flebo, circa 25.000 dollari.
“Odio il fatto che per sempre mi resterà addosso questa macchia, quella di essere stato coinvolto in un caso di doping” prosegue. “È una sensazione terribile per me personalmente, ma ciò che mi ha fatto davvero male è stato pensare di aver infangato il nome della mia famiglia. Ricevevo messaggi da persone che mi dicevano che ero una vergogna per l’Australia, una vergogna per il tennis e una vergogna per la famiglia Fancutt. Questo mi ha davvero ferito”.
Thomas non nasconde di aver attraversato momenti difficili, con tante incognite sul futuro. “Probabilmente è stato il momento più basso e le maggiori difficoltà di salute mentale che abbia mai dovuto affrontare nella mia vita. Ti senti solo imbarazzato. Passavo da uno stato all’altro chiedendomi se davvero stesse succedendo tutto questo”.
Il ritorno e il sogno catartico di disputare ancora l’Australian Open
Passato lo shock iniziale, che ha portato con sé la vergona di un’etichetta complicata da staccarsi di dosso, Fancutt ha progettato a lungo il proprio ritorno. “Ho iniziato davvero a documentare il mio ritorno e il supporto che sto ricevendo è stato incredibilmente bello. “Non ho nulla da nascondere. Forse le persone potranno conoscermi meglio e cambiare idea su di me” prosegue. “Magari hanno solo l’opinione che io sia “quello del tennis australiano beccato per doping”, e forse posso cambiare la mentalità di qualcuno”.
Dal 19 gennaio ha potuto fare ufficialmente ritorno alle competizioni. “Ho sempre avuto la voglia di essere bravo, certamente, per me stesso, per la mia famiglia e per tutto, ma adesso ho una vera fame di competere e di dimostrare a tutti cosa posso fare. Perché so di poter essere di livello mondiale”.
La voglia di tennis dopo tanti mesi è dirompente. Lui che è cresciuto immerso nel mondo della racchetta, in una famiglia di tennisti: “Non mi importa chi gioco contro. Non mi importa se l’avversario ha 80 anni o se il ragazzo ne ha 15. Voglio solo giocare a tennis”. E fissa già un obiettivo: “Voglio giocare l’Australian Open il prossimo anno. Singolare, doppio, misto, qualsiasi cosa. Voglio tornare lì e voglio camminare con il petto in fuori, cancellando quella sensazione dell’ultima volta che ero al Melbourne Park”.

