Jennifer Brady rivela: “Ho dovuto farmi trapiantare la cartilagine del ginocchio da un cadavere”
Qualche giorno fa avevamo parlato di uno dei ritorni più attesi del circuito WTA, quello della tennista americana Jennifer Brady. L’ex finalista degli Australian Open 2021, ha fatto il suo rientro nel W100 di San Diego, centrando una vittoria contro la serba Katarina Jokic con il punteggio di 6-4 0-6 6-3. La statunitense si è spinta poi fino alle semifinali, dove è uscita sconfitta in tre set nel derby a stelle e strisce contro la connazionale Elvina Kalieva.
Jennifer Brady rivela i dettagli dell’intervento al ginocchio
Ospite al Changeover Podcast, Brady ha parlato dei suoi ultimi anni lontana dal tour, dell’infortunio al ginocchio che l’ha costretta a sottoporsi a un complicato intervento chirurgico, e del significato del suo rientro nel circuito. “Nel 2023 ho avuto un infortunio al ginocchio e ci ho giocato sopra per un po’, come se stessi mettendo una toppa”, ha spiegato Brady. “Poi è arrivato un punto in cui non riuscivo più a giocare come volevo o ad allenarmi come avrei voluto”. Quando le terapie conservative non sono più state un’opzione, la statunitense si è trovata davanti a una soluzione scoraggiante. “L’unica possibilità era sottoporsi a un intervento piuttosto grande“, ha detto l’americana, che ha aggiunto: “Ho dovuto farmi trapiantare la cartilagine del ginocchio da un cadavere“.
La procedura, come ha ammesso, era qualcosa che non capiva realmente, almeno fino a quando non è stata operata. “Praticamente prendono la cartilagine da una persona che ovviamente è morta, quindi da un cadavere”, ha spiegato Brady. “Prelevano la cartilagine, la testano e poi la inseriscono”. L’operazione era necessaria per riparare un buco che si era formato nell’articolazione del ginocchio. “Avevo un punto nel ginocchio dove era come se ci fosse un foro nell’articolazione”, ha detto. “Quindi dovevo riempirlo con della cartilagine. Con la mia fortuna – pensavo – la prenderebbero da un’altra parte e poi avrei sintomi lì e avrei bisogno di un altro trapianto”.
È stata quindi utilizzata la cartilagine di un donatore, ma questa procedura ha richiesto più tempo del dovuto. “Chiamavo lo studio del medico e dicevo: “Ehi, devo fare questo intervento, sto aspettando da settimane”, ha ricordato. “E la donna mi ha risposto: “Beh, non so se lo sa, ma qualcuno deve morire perché lei possa fare l’operazione”. E io: “Oh mio Dio, sì, lo so””.
Brady si è poi sottoposta all’operazione nel febbraio 2024. Il recupero è stato lungo e travagliato. “Otto-dieci settimane senza caricare il peso, con le stampelle. È stato terribile”. Fisicamente, le conseguenze sono state scioccanti. “Ho perso tantissima forza. È la cosa più difficile da recuperare. Mi stavo letteralmente spegnendo. Le mie gambe non avevano più forza. È incredibile quanto velocemente la perdi e quanto tempo ci voglia per ricostruirla”.
Il ritorno in campo è stato altalenante: alternava momenti di ripresa a improvvise ricadute. “Ci sono stati periodi in cui non prendevo nemmeno in considerazione l’idea di tornare. Ho dovuto ricominciare da zero più volte: 15 minuti di palleggio guidato, 15 minuti di palla viva, poi 30 minuti, 45 minuti… tutta quella progressione. Poi scendi dal campo e devi rifarlo da capo”.
I dubbi sul futuro e il podcast
Dal punto di vista mentale – ha ammesso Brady – il processo è stato ancora più duro. “L’incertezza è probabilmente la parte più spaventosa”, ha affermato. “Arrivi a un punto in cui ti chiedi: riuscirò mai a giocare di nuovo? Riuscirò ad allenarmi come voglio per competere al massimo livello?“. Ha ammesso che ci sono stati momenti in cui l’idea di non tornare più sembrava reale. “Qualcuno può dirti: “Tra un anno tornerai a giocare”, e poi passa un anno, ne passano due, e tu non stai ancora giocando”, ha detto. “Per un po’ ho iniziato a sentire di non aver avuto la possibilità di chiudere la mia carriera alle mie condizioni”.
Lontano dalle competizioni, Brady ha trovato nuovi sbocchi. Uno di questi è stato il podcasting, dove è una delle quattro protagoniste assieme a Jessica Pegula, Madison Keys e Desirae Krawczyk, del programma The Players’ Box . “Per un paio d’anni ne parlavamo scherzando in quattro”, ha raccontato. “Quando i podcast hanno iniziato a esplodere è stato tipo: “Oh wow, potrebbe essere figo”. Mi è piaciuto davvero farlo”, ha ammesso però di lasciare la parte tecnica agli altri. “Anche solo aprire Riverside per me è già una piccola sfida, non mi metterò a montare video tanto presto”.
Durante il suo recupero Brady ha rivelato di essersi allenata presso l’Università della California, Los Angeles (UCLA), dove ne ha approfittato per tornare a studiare e misurarsi nel ruolo di allenatrice. “Ho trascorso il 2024 alla UCLA, sono tornata a studiare e sono stata assistente allenatrice volontaria della squadra femminile. In realtà, mi è piaciuto molto allenare e tutto il resto.” Che sia un apertura verso un futuro da coach? “Sì, penso che sicuramente vorrò dedicarmi all’allenamento quando avrò finito di giocare. Non so se sarà nel tour, devo essere la persona giusta!”

