Rune e il lungo inverno lontano dai campi: “Inizio a sentirmi davvero bene, ma c’è ancora molto da fare”
Mentre i riflettori di Melbourne Park illuminavano le sfide per il primo Slam del 2026, il grande assente del tabellone maschile rimaneva lui, Holger Rune. Fermo ai box dallo scorso ottobre dopo il grave infortunio al tendine d’Achille patito in quel di Stoccolma, il giovane danese sta affrontando la risalita più difficile della sua carriera. Un percorso iniziato sotto i ferri e proseguito tra lunghe sedute di fisioterapia, lontano da quella frenesia del Tour che lo aveva visto protagonista assoluto negli ultimi anni. “È stato inaspettato,” ha confessato Rune al sito ufficiale ATP. “Non sapevo bene cosa fosse successo quando è accaduto, ma successivamente il primo pensiero dopo l’infortunio è stato cosa fare e come andare avanti”.
Il verdetto della risonanza e il passaggio sotto i ferri
La diagnosi è stata una sorta di fulmine a ciel sereno, ma l’approccio del ventiduenne è stato pragmatico, puntando immediatamente sulla chirurgia per accorciare i tempi, nonostante gli studi clinici suggeriscano spesso percorsi più lunghi per i non atleti. Rune ha elogiato il lavoro dello staff medico che lo ha seguito nella fase più critica: “Fortunatamente è andato tutto molto bene. Il mio chirurgo ha fatto un lavoro fantastico, i fisioterapisti sono bravissimi e il mio team è davvero valido”. Dopo un periodo di immobilità forzata, la routine è diventata piuttosto serrata: “In realtà il mio tempo è stato davvero intenso, il che è positivo. Ho avuto un programma molto serrato perché ci sono così tante cose da fare nella riabilitazione. Mi tiene occupato durante il tempo di pausa”.
Il ritorno in campo: dalle stampelle al pieno carico
La fase più emozionante della riabilitazione è coincisa con il ritorno sul rettangolo di gioco, un passaggio graduale che ha visto il danese passare dai primi colpi statici a una mobilità quasi completa. Per un giocatore che fa dell’intensità agonistica il proprio marchio di fabbrica, ritrovare il feeling con la palla è stato vitale: “È fantastico, soprattutto ora che posso colpire su due gambe. Comincio a sentirmi davvero bene. Prima era bello lo stesso, ma non è affatto uguale a quando sai di cosa sei capace. Ora è più divertente perché posso effettivamente mettere un po’ di energia dietro la palla. C’è ancora molta riabilitazione da fare, ma tornare in campo è davvero bello. Penso che sarà utile quando tornerò il fatto di aver mantenuto il movimento del colpo e tutto il resto, perché non vogliamo altri infortuni dovuti a troppo tempo di inattività. Finora penso che abbiamo usato il nostro tempo nel modo giusto”.
La vita fuori dal rettangolo di gioco e il “drago” interiore
Questo stop forzato ha permesso a Rune di riscoprire una dimensione privata spesso sacrificata, tra la Danimarca e brevi apparizioni pubbliche in altri contesti sportivi, senza però mai spegnere il fuoco sacro della competizione. “È bello stare di più con la famiglia e gli amici stretti. Normalmente non ne abbiamo l’occasione. Ho guardato molti film, specialmente all’inizio dopo l’intervento. Ero sul divano con la gamba alzata a guardare Netflix e anche un po’ di James Bond. Ora sono stato a una partita di calcio, ho guardato altri sport e ho cercato di occupare il mio cervello con cose diverse dal tennis. Ho guardato anche la Formula 1 quando ero in Qatar.”
Ma l’agonismo resta il suo motore: “Ho sempre gareggiato fin da piccolo. Sempre desideroso di vincere e combattere. Avevo quel drago dentro di me in campo. Ce l’ho ancora. Questo infortunio è un’opportunità per mostrare a me stesso quanta forza ho e quanto sono disposto a impegnarmi. Mi mancano l’adrenalina e la competitività, anche a casa facendo esercizi in palestra o piccoli giochi solo per sentirle di nuovo. Sto tirando fuori la mia competitività in questo modo”
Riflessioni sul futuro: un nuovo approccio alla gestione fisica
Il rientro di Rune è ormai all’orizzonte, ma l’esperienza dell’infortunio sembra aver maturato nel danese una nuova consapevolezza sulla gestione della propria carriera e del proprio fisico, per evitare che l’eccessiva foga possa tradursi in nuovi stop. “Quando giochi ogni settimana, non ti fermi mai davvero a valutare le cose. Penso che si tratti di gestire meglio i tornei e ascoltare di più il mio corpo. A volte spingi troppo, e ora era troppo per il mio corpo. In futuro, cercherò di guardare al quadro generale, non solo al prossimo obiettivo, ma a come mi sento fisicamente e mentalmente. Penso che sia importante per i miei obiettivi a lungo termine. Ma in questa pausa, ho avuto la possibilità di guardarmi indietro. Ha significato molto (vincere a Barcellona). Parigi resta la mia vittoria più memorabile, ma ogni titolo è speciale. La scorsa stagione quella è stata la settimana perfetta, e anche la finale di Indian Wells è stata una grande settimana. Sono così eccitato di tornare. In allenamento ora, posso davvero rimettere energia dietro la palla e ci si sente benissimo. Non vedo l’ora e penso che tornerò più forte. Spero di avere molte altre settimane perfette nella mia carriera”.

