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Australian Open, Djokovic: “Sono sempre io ad inseguire, e mai quello inseguito? Ignorare 24 Slam è irrispettoso”

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Un walk over, un ritiro mentre ero pronto a fare le valigie, stasera pregherò ancor di più“, le parole di Nole Djokovic al termine del quarto di finale che in maniera abbastanza fortunata l’ha proiettato alla sua tredicesima semifinale all’Australian Open, la 54^ in carriera negli Slam.

D. Quando ti sei reso conto che Lorenzo stava faticando, o c’è stato un momento in cui hai visto che era limitato dall’infortunio?
N. Djokovic:La prima volta che l’ho visto un po’ in difficoltà è stato nel terzo game del terzo set, quando gli ho strappato il servizio. Però ho parlato con alcuni membri del suo team, tra cui il mio ex agente Edoardo, e mi ha detto che Lorenzo si era lamentato già all’inizio del secondo set. Io però non ho avuto la sensazione che nel secondo set questo stesse influenzando molto il suo gioco, ma probabilmente poi la situazione è peggiorata, ed è quello che è successo“.

D. Ovviamente, chiunque affronterai in semifinale sarà una sfida molto emozionante. Puoi spiegarci cosa rende prima Jannik e poi Ben così pericolosi e cosa dovrai fare dalla tua parte della rete per contrastarli?
N. Djokovic:Ho giocato contro Ben una sola volta, anni fa, nella semifinale dello US Open, quindi, se avremo la possibilità di giocare, spero possa essere una bella partita. Se invece dovessi affrontare Jannik, ho perso contro di lui credo quattro o cinque volte di fila. Sta giocando a un livello altissimo in questo momento, insieme a Carlos. Sono i due migliori giocatori del mondo. È il favorito assoluto, ma non si sa mai. Spero di riuscire a esprimere il mio miglior tennis, perché sarà necessario almeno per avere una possibilità. Oggi non sono stato vicino al mio massimo livello, quindi dovrò cambiare marcia“.

D. Hai avuto anche un medical timeout oggi. Puoi aggiornarci sulle tue condizioni fisiche? E puoi spiegare quanto sia impegnativo fisicamente giocare a questo livello?
N. Djokovic:Avevo una vescica che doveva essere controllata e ritappezzata. È la stessa cosa che ho fatto nella partita precedente e anche oggi. Questa è la mia preoccupazione principale, onestamente. Non ho altri problemi importanti.
Ci sono sempre piccoli fastidi al corpo, almeno per me, ogni giorno. Ma problemi seri no. Per fortuna non mi stanno impedendo di giocare e muovermi come voglio. È uno sport molto fisico. Essendo uno sport individuale, credo che l’esempio di oggi con Musetti mostri chiaramente quanto sia duro il tennis. Lui era il giocatore migliore in campo, era vicino a vincere, aveva il controllo, e poi succede qualcosa.

Negli sport di squadra puoi uscire, essere sostituito per un set e curare il problema fisico, ma nel nostro sport questo non è possibile. Questa è la bellezza del tennis, ma anche la sua grande difficoltà. Devi essere sempre al massimo, soprattutto nelle fasi finali di uno Slam. Lavoriamo tutti duramente, ma a volte, nel pieno della battaglia, quando porti il corpo al limite, accadono queste cose. Le emozioni giocano un ruolo enorme: ti irrigidisci, non ti muovi in modo fluido come in allenamento e il rischio di infortunio aumenta. Lo scorso anno è successo anche a me diverse volte negli Slam, quindi so perfettamente cosa si prova. È terribile, soprattutto quando senti di stare giocando molto bene, come stava facendo lui, e non riesci a rendere come vorresti perché il corpo non te lo permette. È difficile da accettare, ma questo è lo sport”.

Rendimento e difficoltà

D. Nelle fasi finali di uno Slam di solito il tuo gioco raggiunge il picco. C’è la fiducia che possa succedere di nuovo o una partita come quella di oggi ti fa pensare che forse quello era l’ultimo livello?
N. Djokovic:
Non voglio togliere nulla alla varietà e alla qualità del tennis espresso da Musetti oggi, che sono state davvero alte. Però credo di aver reso al di sotto del livello mostrato nel resto del torneo fino a oggi. Devo giocare meglio, senza dubbio. So che se sto bene fisicamente e gioco bene, ho sempre una possibilità. Siamo in semifinale di uno Slam, quindi fiducia e motivazione devono esserci per forza, altrimenti non avrebbe senso competere.

Mi sono trovato in questa situazione tante volte in carriera, anche quattro volte l’anno scorso. Sono contento di aver eguagliato il mio miglior risultato Slam del 2025, cioè la semifinale. So che da qui in avanti sarà ancora più difficile, ma devo farmi trovare pronto. Non posso prevedere come giocherò, ma darò sicuramente il massimo“.

D. In questo torneo abbiamo visto molti ritiri e walk over. Pensi sia solo un’anomalia legata a questo evento, magari per il caldo, o che il calendario non lasci abbastanza tempo per il recupero?
N. Djokovic:Si parla molto del calendario. È l’inizio della stagione e da un lato si potrebbe dire che i giocatori sono riposati e allenati. Ma è una lama a doppio taglio, perché l’off-season è l’unico periodo in cui puoi spingere davvero tanto fisicamente e mentalmente per migliorare il tuo gioco. Questo richiede molta energia e mette ulteriore stress sul corpo.

Inoltre, molti giocatori non disputano tornei ufficiali per un mese e mezzo o due, e il corpo reagisce in modo diverso quando torni alle partite ufficiali rispetto agli allenamenti. Anche questo influisce sugli infortuni. Io, ad esempio, non ho avuto grossi problemi in Australia nella prima parte della mia carriera, ma negli ultimi cinque o sei anni ho avuto quasi ogni anno qualche problema. Può essere l’età o altri fattori, ma il corpo subisce uno shock quando inizi la stagione e cerchi di fare più del solito. Questo può creare problemi fisici“.

Privacy e rispetto

D. Alcune giocatrici hanno espresso frustrazione per le telecamere nelle aree dietro le quinte dell’Australian Open. Cosa ne pensi?
N. Djokovic: “Ho visto cosa è successo con Coco. La capisco. So cosa significa rompere una racchetta ed essere frustrati dopo una brutta prestazione. È triste non poter trovare uno spazio per sfogarsi senza essere ripresi. Ma viviamo in un’epoca in cui il contenuto è tutto. È difficile immaginare che questa tendenza vada indietro: probabilmente ci saranno ancora più telecamere.
Sono contrario. Credo che debba esserci un limite, uno spazio che sia davvero nostro. Ma capisco che ci sia una richiesta commerciale. Per chi è in tour da tanto tempo come me, il passaggio a questo ‘occhio sempre puntato addosso’ è stato inquietante. Ma temo che sia qualcosa che dobbiamo accettare
“.

D. All’inizio della carriera inseguivi Roger e Rafa. Ora sei nella fase finale e insegui Jannik e Carlos.
N. Djokovic:Sto inseguendo Jannik e Carlos? In che senso?
D. In termini di titoli Slam.
N. Djokovic:Quindi sono sempre io a inseguire e mai quello inseguito? Nel frattempo ho vinto 24 Slam. Trovo un po’ irrispettoso ignorare i circa 15 anni in cui ho dominato gli Slam. Non mi sento un inseguitore. Roger e Rafa resteranno sempre i miei più grandi rivali. Ho enorme rispetto per quello che stanno facendo Jannik e Carlos, e continueranno a farlo per molti anni.
È un ciclo naturale dello sport. Queste rivalità fanno bene al tennis. Sono migliori di me in questo momento? Sì. Il loro livello è incredibile. Ma questo non significa che io alzi bandiera bianca. Lotterò fino all’ultimo punto per sfidarli
“.

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