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Australian Open, Pegula: “Privacy devastata dalle telecamere, occorre fare qualcosa”

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E’ arrivato il momento della prima semifinale in carriera all‘Australian Open per Jessica Pegula. Prima di questa edizione non aveva mai superato i quarti di finale al torneo di Melbourne: “Sono davvero felice della mia prestazione. Penso che dall’inizio alla fine ci siano stati molti cambi di inerzia, ma credo di essere partita molto bene, soprattutto al servizio, e di essere riuscita a reggere nel secondo set, recuperare il break e chiudere la partita in due parziali. Penso di aver mostrato una buona solidità mentale nel finale“.

D. Avevi un buon bilancio negli scontri diretti contro di lei e non la affrontavi da quando è entrata stabilmente tra le top 10. Quanta fiducia avevi entrando in questo match, considerando anche il tuo momento di forma?

J. Pegula: Aiuta sicuramente avere un buon record contro una giocatrice. Sai che puoi batterla indipendentemente dalla classifica, ed è una cosa che rimane sempre un po’ nella tua testa. L’ho comunque affrontata alcune volte. Non abbiamo giocato né a Pechino né alle Finals, quindi ero curiosa di vedere cosa stesse facendo di diverso ora che è una top player. Sapevo che sarebbe stata una sfida difficile. Mi sono affidata molto alla strategia e al lavoro fatto con il mio team per riuscire a venire fuori bene nel finale. Penso che stia giocando meglio, che si muova un po’ meglio e che la sua tenuta negli scambi sia aumentata. Sono però contenta di essermi fidata del mio piano di gioco e di aver colto alcune cose durante il match: credo che questo mi abbia aiutata”.

D. Tutte le tue semifinali Slam sono arrivate dopo i 30 anni. Quanto sei oggi più consapevole del lavoro che serve per arrivare a una semifinale o a una finale rispetto a dieci anni fa?
J. Pegula: “Credo di essermi sempre piazzata in buone posizioni, ma guardando indietro alle partite perse nei quarti di finale, penso che mentalmente non fossi sempre davvero pronta.
Forse ero semplicemente felice di essere lì e mi mettevo troppa pressione per fare il passo successivo. Oggi però sono una giocatrice migliore: so come stare in queste situazioni e ho più strumenti a disposizione. Quando senti di avere più armi nel tuo bagaglio, anche quando le cose non vanno bene, questo ti dà grande fiducia.

In passato, invece, mi sentivo un po’ impotente: in alcune sconfitte nei quarti avevo la sensazione di non poter fare nulla per girare la partita. In quei match non ero la giocatrice migliore nell’arco dell’incontro. Oggi sono orgogliosa di me stessa per come continuo a migliorare con costanza. Il livello ora è più alto rispetto a quando raggiungevo quei quarti di finale.
Aryna non era così dominante, Rybakina forse nemmeno, Iga lo era in alcuni momenti, ma ora ci sono tante giocatrici fortissime, come Amanda. È strano pensarci, ma non credo di lavorare necessariamente di più: credo di lavorare un po’ meno, ma in modo molto più intelligente, concentrandomi davvero su come diventare migliore
“.

D. Hai accennato a questo nella risposta precedente, ma puoi parlare un po’ della tua perseveranza nella carriera e della costanza del tuo gioco? Amanda ha usato proprio questa parola per descriverti.

J. Pegula: “Penso che dipenda un po’ dalla mia personalità. Sono sempre stata una persona che non va nel panico, non si lascia travolgere troppo dalle emozioni e non si abbatte eccessivamente per le cose. Credo che la mia stabilità venga proprio da questo. Penso sia anche una questione di maturità, di crescita personale. Negli ultimi quattro o cinque anni sono riuscita davvero a portare tutto questo in campo, e questo ha aiutato il mio gioco e soprattutto il mio gioco mentale.

Sono molto determinata nel voler migliorare sempre, nel lavorare costantemente su me stessa, nel credere di poter fare cose che magari altri pensavano non potessi fare, e nel crescere anche in quegli aspetti. Il modo in cui penso il tennis credo sia diverso da quello di molte persone, e penso che questa sia la mia forza. Negli ultimi anni mi sono appoggiata sempre di più ai miei punti di forza: la stabilità, la solidità mentale, la capacità di restare calma in campo e di farne davvero un tratto distintivo.
A questi livelli bisogna essere sicure di sé, perché giochi contro avversarie durissime. in parte è personalità, ma anche imparare a far combaciare tutto questo con il mio gioco in campo
“.

D. Coco e Iga hanno parlato delle telecamere nel backstage del torneo e della sensazione di mancanza di privacy. Coco, ad esempio, non si era resa conto di trovarsi in un’area ripresa quando ha rotto una racchetta dopo la sconfitta. Da membro del consiglio delle giocatrici, cosa pensi del tema della privacy e della tutela delle atlete rispetto alla volontà dei tornei di creare contenuti continui, quasi come un reality?

J. Pegula: “Non sono una fan delle telecamere. Ho visto quello che è successo ieri sera e ho pensato: ‘Dai, lasciate almeno un momento alle ragazze per stare da sole‘. È la stessa cosa successa quando Aryna ha perso la finale: mi chiedevo se fosse davvero necessario. In realtà parliamo di questo tema da anni. Ricordo che Maddie Keys, quando era nel consiglio, aveva come priorità assoluta fermare questa invasione di telecamere, perché era diventata una situazione folle. Alla fine hanno messo dei cartelli per segnalare le aree riprese, ma quest’anno la situazione mi sembra persino peggiore. Mi capita di essere in palestra e vedere video di me che entro nel centro, oppure di scoprire di essere stata ripresa in zone in cui non pensi che qualcuno ti stia osservando. Le telecamere sono praticamente in ogni corridoio“.

D. Sei nota per passare molto tempo con le altre giocatrici e socializzare. Alcune top player preferiscono restare nella loro “bolla”, circondate solo dal team. Per te è diverso? Dipende anche dalla tua personalità?
J. Pegula: “Ci sono giorni in cui vuoi solo entrare in campo, fare quello che devi fare e andartene senza parlare con nessuno. Però sono molto amica di tante ragazze e ragazzi del tour, ci vediamo continuamente. Cerco sempre di essere cordiale. Alla fine lavoriamo tutte nello stesso posto: ci alleniamo, giochiamo, viaggiamo insieme. Penso che creare un clima positivo, anche solo salutarsi, chiedere come va, dire ‘brava per la partita di ieri’, renda tutto migliore.

Ho parecchie amiche nel circuito, soprattutto tra le americane, e questo mi ha aiutato tantissimo a godermi di più i viaggi. Viaggiare è duro per tutti noi, stare lontani da casa non è facile. Avere un gruppo con cui stare, parlare e sentirsi se stessi aiuta moltissimo. Non viaggio nemmeno con un team numeroso: di solito tre o quattro persone al massimo. Qui, ad esempio, ci sono solo il mio allenatore e lo sparring. Mi trovo meglio nei gruppi piccoli. Mi piace restare concentrata e stare con il mio team, ma allo stesso tempo sono tranquilla e cerco di essere gentile con le persone che vediamo ogni giorno“.

D. L’anno scorso a questo punto nel gruppo WhatsApp si diceva: “Maddie vincerà tutto”. Com’è adesso la chat?
J. Pegula: “Avete visto quando Jenny disse che avrei vinto Wimbledon e io persi al primo turno? Quindi meglio che non mi mandino più quei messaggi. Quando me lo disse e poi persi subito, le dissi: ‘Non dirlo mai più’ (sorride). Chiedetelo a loro dopo il torneo, ma io per ora non voglio vedere nessun messaggio del genere (ride)“.

D. Che partita sarà con Rybakina?
J. Pegula
: “Rybakina l’ho appena affrontata a Riyadh. Stava giocando un tennis davvero eccellente e ha vinto il torneo. Sarà una partita durissima. Una giocatrice che serve come lei è sempre dentro il match. E non solo per il servizio, ma anche per la risposta e per il gioco da fondo campo: non è una che sa giocare solo con il servizio, ha un gioco potente e completo sotto tutti gli aspetti. Riguarderò alcune cose che ho fatto a Riyadh e vedrò se posso cambiare qualcosa. Abbiamo giocato una partita molto equilibrata in Arabia Saudita, quindi dovrò analizzarla bene e capire cosa posso fare di diverso. Oggi ha disputato una partita molto pulita; l’ho seguita un po’. E’ un’altra grande colpitrice. Di certo, nel circuito non mancano le giocatrici di questo tipo al giorno d’oggi”.

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