Notizie

Tutti pazzi per le esibizioni: qual è il ruolo reale nel tennis?

0 3

Il tennis è, nell’immaginario popolare, uno sport in cui la tradizione non si esaurisce mai. Pare vivere ancora sospeso in un tempo in cui la modernità e i suoi progressi fanno capolino con pudore, per non inquinarne la perfezione primordiale.
Eppure, negli anni qualche introduzione tecnologica ha fatto irruzione per far fronte a un gioco che andava cambiando nella sua essenza. Scambi sempre più rapidi, servizi potenti a superare costantemente i 200 chilometri orari di velocità e un atletismo che accompagna – sostituisce? – i gesti bianchi.

Poi la metamorfosi ha coinvolto da vicino pure l’organizzazione delle competizioni. Il calendario ormai sembra soffrire di horror vacui: tornei che si affastellano, che si dilatano in numero e durata.
Le rimostranze dei giocatori a poco servono in un tale circolo vizioso da cui è complesso uscire, tornare indietro. Punti da difendere, classifiche da scalare impediscono una cernita nella programmazione dei singoli protagonisti. Che, tra uno scambio e l’altro, vorrebbero semplicemente avere tempo per loro stessi e per vivere il tennis con una leggerezza che più non appartiene loro. Come quando erano bambini e la racchetta era fonte di divertimento.

È in questo contesto che emergono le esibizioni, sempre più in voga nell’ultimo periodo. Uno passatempo spesso ben retribuito.

1 Point Slam e la Battaglia dei Sessi 2.0: esibizioni dalla riuscita opposta

L’ultimo esempio in ordine di tempo è il 1 Point Slam, esibizione che ha preceduto l’Australian Open a cui hanno preso parte professionisti, in attività o ritirati, e amatori, sfidatisi in match da un solo punto – e, nello specifico, per i pro anche un solo servizio. A rendere il format ancora più simpaticamente surreale si aggiunge anche la promiscuità di genere, che ha fatto sì che si vedesse Flavio Cobolli sfidare – con poca fortuna – Iga Swiatek e Alexander Zverev perdere contro Joanna Garland, numero 124 WTA, ad esempio.

Tanta è stata l’ilarità che ha scatenato tra partecipanti e spettatori il 1 Point Slam, fino al trionfo finale del dilettante australiano Jordan Smith, applaudito da tutti i top player. Proprio questi ultimi hanno speso belle parole per l’esibizione, che si è rivelata un esperimento riuscito.

Penso che avere questo tipo di eventi, in cui ti diverti, sia importante. Non può essere tutto solo concentrazione, ventiquattro ore al giorno, tra allenamenti e recupero e poi il giorno dopo esattamente la stessa cosa. Avere qualcosa di insolito, che ti permetta di divertirti in campo, penso sia fantastico” ha dichiarato in conferenza stampa Carlos Alcaraz, che, contro Maria Sakkari, è stato tradito dalla sua smorzata di diritto. “È qualcosa a cui non siamo abituati: vedere e giocare una partita fatta di un solo punto.

Quando si giocavano le qualificazioni, ne parlavamo tutti: “Hai visto questo punto? Hai visto quell’altro?”. È semplicemente divertente. Penso che a volte sia utile anche allontanarsi un po’ dalla concentrazione sulla parte professionale e avere quel momento di svago aiuta molto. Poi torni agli allenamenti o alle partite con una mente più fresca. A me, a essere sincero, è piaciuto davvero tanto. Probabilmente quest’anno è stato un po’ lungo e dovrebbero sistemarlo in qualche modo, ma penso che questo tipo di evento sia fantastico”.

Coco Gauff, invece, si è soffermata su come questo torneo sia stato una sorta di cassa di risonanza per le storie di alcuni protagonisti.
Ho trovato che fosse fantastico perché si potevano ascoltare storie che normalmente non sentiresti mai. L’unica cosa che non mi è piaciuta del tutto è che penso che le persone dovessero superare sei turni per arrivare alla Rod Laver Arena. È stato parecchio. Ci sono state alcune storie davvero interessanti durante le qualificazioni che avrei voluto fossero viste da qualcuno sulla Rod Laver ha puntualizzato la statunitense.

“C’era un ragazzo che promuoveva il tennis per paraplegici: nessuno l’ha visto. C’era un’altra signora più grande con il miglior outfit. Penso che per le qualificazioni dei veri amatori – perché c’erano anche alcuni “finti” amatori, il mio sparring partner era un amatore ed era numero 200 del mondo – il processo di qualificazione dovrebbe essere un po’ meno faticoso. Magari non vinceranno, ma vedere quelle storie sulla Laver Arena sarebbe fantastico”.

Consigli ne arrivano da ogni angolo per migliorare un format che ha riscosso successo su ampia scala e che sicuramente sarà riproposto la prossima edizione.

La Rod Laver Arena non è stata il palcoscenico solo del 1 Point Slam, ma anche di un allenamento dal sapore di scontro generazionale. Casper Ruud ha avuto il piacere di fare da sparring partener a Roger Federer, tornato a Melbourne per la prima volta dopo il ritiro. In vista della Cerimonia di apertura, durante la quale era prevista un’esibizione insieme ad Andre Agassi, Pat Rafter, Lleyton Hewitt e Ash Barty, il 20 volte campione Slam aveva bisogno di trovare ritmo. “Voleva solo palleggiare in modo tranquillo, sentire la palla, ed è stato davvero bello. I colpi da fondo erano impeccabili come sempre” ha detto il norvegese, che è stato pure travolto al tiebreak da Roger, apparso in grande spolvero.

Tuttavia, la marcia d’avvicinamento al primo Slam dell’anno non è stata caratterizzata solamente da esibizioni e allenamenti che hanno entusiasmato il pubblico. Le polemiche riescono sempre a farsi spazio anche in contesti leggeri.

In particolare, sono arrivate tante critiche per la versione 2.0 della “Battaglia dei sessi”, una riproposizione del match del 1973 tra Billie Jean King e Bobby Riggs. A sfidarsi sono stati Aryna Sabalenka e Nick Kyrgios, in un campo appositamente ridotto dalla parte della bielorussa per compensare le differenze fisiche con il suo avversario.

Una partita che non ha scaldato proprio nessuno, a parte i due in campo, per la debolezza del formato, gli aggiustamenti del terreno di gioco e la superficialità dell’evento. Quasi una parodia dell’edizione di 53 anni fa, che si inseriva in un contesto sociale e sportivo in cui le donne ancora non godevano della parità e che si presentava come un manifesto, a firma di Billie Jean King, la rivoluzionaria del tennis.

UTS e Laver Cup: il successo sta nella leggerezza

I giocatori sono sempre più propensi a prendere parte a esibizioni che facciano da inframezzo ai tornei ufficiali. Spesso scegliendole anche come avvicinamento alle competizioni di grande caratura. Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, ad esempio, hanno optato per disputare un incontro amichevole prima dell’Australian Open, invece di iscriversi agli ATP 250 di inizio gennaio.
Un contesto rilassato consente, anche ai campioni più accreditati, di testarsi e provare alcune variazioni al loro solito repertorio. Certo, riportare poi i nuovi accorgimenti in partita, con la tensione al massimo, non è semplice.

E, a proposito di esperimenti, un format come al Laver Cup (che non è tecnicamente un’esibizione, ma viene inclusa qui perchè è comunque diversa dal tennis tradizionale) non permette solamente di testare nuove soluzioni, ma anche e soprattutto di confrontarsi da vicino con i colleghi. La suddivisione in due squadre, fatto poco frequente, contrae l’individualismo tennistico e trasforma i giocatori nei primi allenatori dei compagni. La sfida tra Team Europe e Team World appassiona il pubblico, ma ancor di più piace ai protagonisti, che, inoltre, hanno l’opportunità di formare coppie inedite per gli incontri di doppio.

Esiste, infine, un vero e proprio circuito alternativo, in un certo qual modo, all’ATP: l’UTS.
Prodotto di Patrick Mouratoglou, si tratta di una serie di esibizioni distribuite all’interno del calendario ufficiale con partite da quattro quarti da otto minuti ciascuno, con 15 secondi tra un punto e l’altro e un solo servizio, in cui prevale chi è avanti nel punteggio allo scadere del tempo.

“Nel 1 Point Slam senti la tensione, le emozioni, ma se perdi è finita lì, basta. L’UTS invece dura almeno due giorni, a volte tre” ha spiegato Andrey Rublev, un habitué dell’UTS. Giochi magari 45 minuti a partita, è una prova di resistenza, è molto intenso. Quindi è un formato completamente diverso. Entrambi sono divertenti”.

Se nel 2020, anno di creazione, il regolamento proponeva una serie di stravaganze abolite negli anni – le famose card, tipiche dei giochi da tavolo – rimangono tutt’ora alcune propaggini, come la possibilità di far valere doppio un punto.
La forza dell’UTS risiede nella copertura mediatica, con contenuti social continui di forte impatto. Il caso emblematico sono le cene tra giocatori registrate e caricate su YouTube, in cui gli atleti si confrontano e raccontano aneddoti.

Esibizioni: niente più che un divertimento ben retribuito?

Per concludere, le esibizioni proliferano come conseguenza di un calendario sempre più affollato, come valvola di sfogo per i tennisti. Pur sembrando un ossimoro in termini, la competizione senza soluzione di continuità crea la necessità di riconnettersi con il tennis nella sua forma più genuina. Come ha sottolineato a più riprese Carlos Alcaraz, scrollarsi di dosso la tensione accumulata nei tornei ufficiali è una necessità, più che capriccio.

In più, si propongono come laboratori di sperimentazione, in cui, a braccio sciolto, si possono portare in un match non ufficiale prove tecnico-tattiche inedite. E se aggiungiamo che la retribuzione offerta è spesso spaziale – basti pensare al Six Kings Slam, il milionario torneo arabo, nato come sfida tra campioni Slam – si intuisce perché le esibizioni siano nelle grazie dei giocatori.

Tuttavia, vi è un altro aspetto da considerare. Ribaltando la prospettiva, il pubblico pagante è affascinato da competizioni che esulino dallo standard, convincendo, così, le organizzazioni a allestire giornate ad hoc. Fiutare il guadagno extra ha convinto l’Australian Open a aprire gli allenamenti prima dell’inizio dello Slam agli spettatori, fino a poco fa a porte chiuse. Con il 1 Point Slam come approdo finale.

Insomma, spesso il rischio di appesantire il dibattito è dietro l’angolo. Forse sarebbe meglio trattare le esibizioni per ciò che sono: intrattenimento per chi scende in campo e per chi è sugli spalti. Una giornata differente per il pubblico – anzi, per i pubblici, dato l’ampliamento delle platee che i divertissement provocano – e un extra guadagno per i giocatori.

A patto che, però, venga fatto lo stesso dai protagonisti. Per evitare una nuova “Battaglia dei sessi”, che caricare una trovata di marketing di significati sociali non serve a niente.

Comments

Комментарии для сайта Cackle
Загрузка...

More news:

Read on Sportsweek.org:

Altri sport

Sponsored