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L’Italia dei Challenger si aggrappa a Francesco Passaro

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A Oeiras (Challenger 100, cemento indoor) sui bei campi del ‘Complexo de Tenis do Jamor’ Francesco Passaro deve per forza vestire i panni del salvatore della patria. E lo fa con applicazione anche se sicuramente avrebbe preferito continuare la sua corsa a Melbourne dove invece Tristan Boyer l’ha fermato nel secondo turno delle qualificazioni. E’ questo infatti il problema del tennista perugino che nei Challenger sembra spesso avere una marcia in più (tre belle vittorie a Trieste, Torino e Genova) ma fatica tremendamente a sfondare a livello ATP.

Vedremo se riuscirà a metterci le mani il nuovo coach Stefano Pescosolido che a novembre ha rilevato Roberto Tarpani che seguiva Francesco da quando era bambino. Qui in Portogallo Passaro ha esordito battendo il francese Calvin Hemery (n.260) 7-6(6) 6-2 e poi si è ripetuto contro lo statunitense Stefan Kozlov (n.285) in un match solo apparentemente complicato. Infatti il 6-3 1-6 6-1 finale ci racconta di un match dove l’azzurro, al netto di un lungo passaggio a vuoto nel secondo set, non ha mai corso dei veri pericoli. Nei quarti Passaro troverà il mancino estone Danil Glinka (n.200 ATP), uno che, pur non essendo un fulmine di guerra, il suo lo ha sempre fatto con applicazione. E soprattutto, a 25 anni compiuti, sta vivendo il miglior momento della sua carriera come dimostra la vittoria due mesi fa al Challenger di Drummondville, terzo estone a sollevare un trofeo nel circuito cadetto.

Federico Cinà si era lodevolmente spinto fino in Vietnam per partecipare al Challenger 50 di Phan Thiet (cemento) nella speranza di riannodare i fili di un racconto che l’aveva visto lo scorso anno emergere anche a livello Challenger, al netto di un leggero calo nella parte finale della stagione. Qui era parso molto tonico nell’esordio contro il britannico Oliver Crawford (n.204 e quarta testa di serie) per poi farsi sorprendere (6-4 6-3) dal polacco Daniel Michalski (n.257). Un brutto inciampo per il tennista siciliano che proverà a prendersi un’immediata rivincita sempre qui a Phan Thiet.

In tabellone c’era anche il toscano Michele Ribecai, partito dalle qualificazioni, e vincitore al primo turno sul greco Stefanos Sakellaridis (n.287) al termine di un bel match terminato col punteggio di 7-6(9) 6-3. Gli è poi stato fatale lo scontro con lo statunitense Darwin Blanch (n.305) che ha prevalso dopo tre combattuti set: 6-4 6-7(9) 6-1. Con questo risultato il 22enne di Lucca come avesse solide basi il buon finale della scorsa stagione che l’aveva visto vincere l’ITF di Monastir e fare due finali a Santa Margherita di Pula. Intanto, in attesa di riprovarci la prossima settimana, Michele migliora il proprio best alla posizione n.412 ATP.

Abbiamo allora pensato che fosse interessante sentire una sua opinione, dopo un complicato raccordo sui fusi orari: Devo dire che questi tornei in estremo oriente sono organizzati davvero bene. Sia questi in Vietnam che i due precedenti in Thailandia. Qui siamo in un resort dove sono concentrate tutte le attività, dal tennis all’ospitalità. Una particolare nota di merito al cibo che è veramente buono e se vuoi puoi scegliere il menù internazionale. Sono stato soddisfatto di questo torneo dove ho superato le qualificazioni e un turno di tabellone, contrariamente ai due tornei in Thailandia dove avevo fatto poca strada. Sono reduce da un ottimo 2025 in cui ho fatto un bel salto di qualità e mi ha dato la carica per partire subito bene quest’anno. Adesso mi rendo conto di avere il livello per giocare queste partite, paradossalmente proprio dopo la sconfitta, lottatissima, contro Blanch. La voglia di far bene e di migliorarsi sempre c’è tutta. La prossima settimana sarò ancora qui in Vietnam per un altro Challenger anche se ti confesso che, dopo una trasferta di un mese, sono un po’ stanco. Penso che mi ritaglierò una settimana, se non due, di allenamenti casalinghi. Poi probabilmente sarò in Francia per dei Challenger o in Portogallo per dei 25.000$”.

A Itajai (Challenger 75, terra battuta) un Franco Agamenone in gran spolvero dopo la vittoria di Buenos Aires batte all’esordio, in un match tutt’altro che scontato, il peruviano Juan Pablo Varillas, uno che è stato per anni in top 100, col punteggio di 7-6(5) 6-2 e poi si scioglie un po’ a sorpresa contro Thiago Monteiro (n.196 ma ex n.61 nel 2022), giocatore senza alcun dubbio in parabola discendente. Stupisce soprattutto il punteggio abbastanza netto (6-2 6-4) in meno di un’ora e mezza col brasiliano che ha trasformato quattro delle cinque palle break avute sulla racchetta. Malissimo Marco Cecchinato che all’esordio contro la seconda testa di serie del torneo, il paraguaiano Adolfo Daniel Vallejo (n.146), ha subito un umiliante 6-1 6-0 in meno di un’ora di gioco. 

Soma Bay (Challenger 75, cemento), località turistica egiziana sul Mar Rosso a sud di Hurgada, fa il suo esordio nel mondo dei Challenger. Diversi erano gli italiani iscritti, ma purtroppo nessuno di loro ha fatto tanta strada. Fuori nel primo turno Lorenzo Giustino e Stefano Napolitano (proveniente dalle qualificazioni). Qualificazioni fatali invece per Gianmarco Ferrari, Giovanni Fonio e Alexandr Binda, rispettivamente contro Ergi Kirkin, Marko Miladinovic e Sebastian Sorger. Niente di entusiasmante insomma. Tornando al tabellone principale Giustino ha subito un nettissimo 6-2 6-1 dal francese Geoffrey Blancaneaux (n.256) mentre Napolitano è stato costretto al ritiro per un problema fisico all’inizio del terzo set nel match contro il talentuoso austriaco Joel Schwarzler (n.245). 

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