Australian Open, Sinner: “A volte il tennis può fornire una routine cui attaccarsi”
Una serata di ordinaria amministrazione in ufficio per Jannik Sinner, che ha superato l’avversario di secondo turno James Duckworth in meno di due ore con la perdita di soli sette games. Prossimo avversario Eliot Spizzirri, n. 85 ATP e proveniente dalla scuola dei college americani, avendo militato nella squadra della University of Texas.
MODERATORE: Jannik, bravo. Un’altra vittoria in tre set. Quanto conosci il tuo prossimo avversario, Eliot Spizzirri?
JANNIK SINNER: “Non lo conosco molto. Ovviamente l’ho visto giocare nelle ultime partite che ha fatto. Giocatore molto aggressivo e di talento. Vediamo cosa succede. Sono anche molto felice della prestazione di oggi.”
MODERATORE: Domande, prego.
Dando un’occhiata alle statistiche della partita precedente e di questa, sei migliorato praticamente in tutto. In campo hai avuto la stessa sensazione, cioè di stare migliorando il tuo gioco?
JANNIK SINNER: “Sì, è difficile da dire. Sento che ogni partita è diversa. Oggi le condizioni erano diverse, faceva anche un po’ più freddo. Però non c’era tanto vento come sui campi all’aperto, dove c’era davvero molto vento. Era un po’ più facile giocare. Ma ho cercato di rimanere molto aggressivo, di seguire il mio piano di gioco oggi. Ho sentito che lui ha servito davvero bene. Anche dal fondo giocava molto veloce. Ho cercato di reggere il ritmo. Era importante restare anche vicino alla linea. È stata una buona prestazione da parte mia. Lui è un avversario davvero duro da affrontare, quindi sono molto felice.”
Una delle cose particolari del tennis è che condividi lo spogliatoio con i tuoi rivali. Quanto è diverso lo spogliatoio all’inizio di un torneo rispetto alla fine, quando ci siete solo tu e l’altro giocatore?
JANNIK SINNER: “Spero di avere di nuovo quella sensazione, no? (sorride) È una lunga strada.”
In passato, quando ti è capitato di viverla?
JANNIK SINNER: “Quando ho iniziato a venire sul tour passavo molto tempo sul sito: tanto tempo nello spogliatoio, tanto tempo nella zona ristorante, queste cose. Adesso sono un po’ diverso. Vengo qui, soprattutto nei giorni di allenamento, mi alleno, magari mangio qualcosa molto veloce qui e poi vado via, oppure vado via direttamente. È diverso. Gli spogliatoi non sono grandi in tutti i tornei, ma qui è abbastanza grande. Ci sono due grandi stanze dentro, ci sono molte docce e vasche di ghiaccio. Non incroci molti giocatori. Ovviamente all’inizio del torneo è molto affollato, ci sono anche i ragazzi delle qualificazioni. Soprattutto la settimana prima è affollato. Penso che i tornei stiano facendo un ottimo lavoro perché abbiamo molto spazio. In realtà non te ne accorgi. È più magari in palestra e in quelle aree lì che è abbastanza pieno. Però no, è abbastanza rilassato.”
Mi interessa il discorso del servizio, in particolare il rischio che ti prendi con il servizio. Come decidi, durante una partita, quando optare per una battuta che comporta un rischio più alto?
JANNIK SINNER: “Dipende. Il tennis è un gioco di percentuali. Devi capire cosa giochi, dove hai la percentuale più alta di vincere il punto, e poi nei momenti importanti scegli quella soluzione. Devi anche essere abbastanza coraggioso per cambiare a volte, in modo da non fare sempre la stessa cosa. Il servizio è qualcosa su cui devo lavorare, devo migliorare. In alcuni giorni, come oggi, servo bene. Ci sono giorni in cui faccio un po’ più di fatica. Ma fa parte del processo in cui mi trovo. Il mio obiettivo è cercare di servire sempre meglio. È entrambe le cose: percentuali, avere oltre il 60% di prime in campo, ma a volte devi rischiare un po’ di più anche con la seconda, cercando di variare. Ogni giocatore al servizio ha una mentalità diversa.”
Novak Djokovic a 38 anni continua a giocare e vincere, Stan Wawrinka a 40 anni ha giocato quasi 5 ore e ha vinto. Che cos’ha questo sport di così magnetico, ad esempio per te, da non riuscire a staccarsi da questa vita? È più la vita, più lo sport in sé, più la sfida, secondo te?
JANNIK SINNER: “A questa domanda ti posso rispondere quando ho trent’anni passati, no? Non lo so. Io, con 24 anni, la fortuna più grande che ho avuto è che ho scelto quello che a me piace fare, cioè giocare a tennis, avere la possibilità di girare il mondo, di vedere cose nuove. Ci sono tanti aspetti che il tennis ha. Ci sono un po’ di aspetti negativi, come in tutte le cose, ma il tennis ti dà tanto anche dal lato personale, secondo me.
Viviamo in momenti, abbiamo dei momenti felici, dei momenti dove siamo meno felici, che è normale, spesso dopo una sconfitta. Ci sono momenti dove il tennis ti può dare qualcosina a cui ti puoi attaccare, avere anche una routine, un perché ti svegli al mattino. Ci sono tante cose, ma quello che sta facendo Nole, Stan, Monfils, per esempio, è tanta ispirazione, perché con la loro età e giocare a questo livello che stanno continuando a tenere per anni è incredibile, quindi vediamo noi quanto teniamo.”
Buonasera Jannik, complimenti. Ti volevo chiedere: quando siete qui in Australia, nel periodo dell’anno in cui siete qui, avverti un Darren Cahill diverso? Vi racconta qualcosa dell’Australia, lo vedi con un maggior entusiasmo? Cambia il fatto che quando lui è qui ha un’aria di casa, lo cambia un po’?
JANNIK SINNER: “Onestamente no. Onestamente in qualsiasi posto dove siamo parliamo in modo molto tranquillo, molto aperto, quindi non c’è una “lingua”, tra virgolette, diversa. Poi ovviamente, lui essendo qua conosce tante persone, ha dei contatti un po’ diversi, perché appena ci serve qualcosa lui sa chi contattare. Però resta tutto normale.”
In questo tabellone ci sono 25 giocatori che sono stati al college negli Stati Uniti e ci sono state anche alcune polemiche sul fatto che non possono incassare prize money per le regole NCAA. Tu ovviamente hai fatto una scelta diversa. Volevo sapere se hai un’opinione sull’esperienza del college per un tennista e se qualcuno ti ha mai chiesto, tra i ragazzi più giovani con cui ti sei allenato, un’opinione su questo tipo di esperienza.
JANNIK SINNER: “Faccio fatica a risponderti perché non conosco il mondo del college. So un po’ come funziona. Però secondo me il livello è molto alto, perché i giocatori ne escono e stanno giocando tutti a un ottimo livello, senza paura, è una mentalità un po’ diversa. Però non ti saprei rispondere in modo più preciso e quindi non lo so, però sicuramente sono tutti giocatori che giocano bene. Anche fisicamente sono forti, sono giocatori completi. Non vedi uno a cui magari manca il dritto o il rovescio, sono tutti giocatori che giocano bene, quindi il livello di là ovviamente è molto alto. A me non ha mai chiesto nessuno.”
Si è fatto un gran parlare di outfit, il tuo outfit e ultimamente quello di Naomi Osaka quando entra in campo. Ci sono due correnti di pensiero: c’è chi dice che questo tipo di atteggiamento può distogliere energie dalla partita e chi invece dice che è giusto che, se lei si sente di fare così, lo faccia se la fa star bene. Tu come la vedi?
JANNIK SINNER: “Io credo che ognuno sia libero di esprimere la propria moda e ci sono altri sport dove si vedono queste cose, se prendiamo l’NBA o anche il calcio, a volte, con come arrivano al campo con degli outfit un po’ diversi. Quindi niente, però è stata sicuramente una cosa un po’ diversa e se a lei è piaciuto, perché no? È una cosa talmente personale che l’opinione di altra gente non importa. Quindi niente, tutto a posto.”

