Australian Open 2026, Maestrelli: “Avrei voluto vincere, ma buon punto di partenza”
“È stata un’emozione incredibile entrare in campo, c’erano un sacco di persone. Ho provato a concentrarmi sul mio e, nonostante il risultato, secondo me ho dato una buona prestazione“. Queste le parole di Francesco Maestrelli – riportate da Ubitennis – dopo la sconfitta contro Novak Djokovic nel secondo turno dell’Australian Open 2026.
“Chiaramente lui quando alza il livello ti dà l’impressione che nulla possa andare, però sono contento – ha aggiunto il pisano, che ha avuto l’onore di giocare sulla Rod Laver Arena – Mi girano un pochino le scatole perché chiaramente non mi piace perdere, perciò non esco dal campo soltanto contento di aver fatto una prestazione contro un giocatore come lui. Mi sarebbe piaciuto vincere, però penso che sia un buon punto di partenza, è stata una bella esperienza”.
Sul simpatico siparietto a rete a fine partita, invece: “L’ho ringraziato per la lezione e lui mi ha risposto ‘grazie’ perché è stata una buona partita: entrambi ci siamo divertiti. È stato bellissimo restare in campo il più possibile su questo campo fantastico”.
Come prosegue il 2026 di Maestrelli?
“Non ho aspettative per il resto della stagione: voglio ripartire dal lavoro che facciamo quotidianamente. Non cambierà assolutamente nulla dopo questo risultato: semplicemente mi rimetterò a lavorare sulle stesse cose per fare meglio: voglio migliorare e il match contro Novak ha dimostrato che ci sono tanti margini. Programmazione? Penso che andrò a Tenerife a fare due Challenger e poi si vedrà. So che la classifica è cambiata, quindi dovremo decidere i prossimi tornei”.
Ricordi e Nazionale
“Il ricordo più bello che mi porto? La qualificazione e la vittoria con Atmane. Ma anche il match con Nole mi ha lasciato tanto: è il giocatore più vincente della storia e ha un livello che non ti fa giocare. Non dico che mi sono sentito alla pari, ma in campo sentivo che ci stavo credendo” ha aggiunto Maestrelli. Infine, un commento su quando capitan Filippo Volandri lo portò come aggiunta in Nazionale: ”
Ero molto giovane e arrivavo con un grande slancio, quindi ancora non conoscevo bene quali fossero le difficoltà e le cose da fare nel quotidiano per fare questo mestiere. Entravo e giocavo e basta. Perciò ho dovuto affrontare un periodo, personale e professionale, per mettere insieme dei pezzi e creare una mia personalità più forte. Penso di essere molto più avanti rispetto a 3-4 anni fa.”
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