Australian Open, Vavassori: “Peccato perchè stavamo giocando bene”. Bolelli: “Posso giocare ancora alcuni anni”
Brutta scoppola per Bolelli e Vavassori all’Australian Open, che con l’uscita dal torneo all’esordio perderanno diverse posizioni in classifica con la scadenza dei punti della finale dello scorso anno.
Una sconfitta amara
Allora, adesso è andata così. Com’è andata?
SIMONE BOLELLI: “È andata male, dispiace aver perso, anche perché avevamo un bel po’ di punti da difendere, però è stata una partita in condizioni molto rapide, con tanto vento, quindi pochissimi scambi, tutto su servizio e risposta. Siamo riusciti a vincere un buon primo set lottato, 7-6, poi nel secondo set abbiamo avuto un momento in cui potevamo fare break sul 5-5, abbiamo avuto due o tre punti, anche un nastro sfortunato sul 30 pari del tedesco dove qualcosa poteva girare a nostro favore. Abbiamo perso il tie-break e poi nel terzo un break da 30-0 ci ha penalizzato, quindi è una partita che lascia rammarico. Loro hanno servito veramente molto bene, soprattutto il mancino ci ha lasciato pochissimo spazio in risposta, cambiava molto bene gli angoli, hanno giocato molto aggressivo e in doppio così, con queste condizioni, diventa dura.”
Quanto li conoscevate?
ANDREA VAVASSORI: “Io avevo giocato con Jebens tre-quattro volte, quindi lui lo conoscevamo abbastanza, l’altro praticamente mai visto.”
SIMONE BOLELLI: “L’altro non lo avevamo mai visto, abbiamo provato a studiarli ma non c’erano praticamente partite di loro due insieme, perché avevano giocato solo agli US Open a inizio anno e non c’erano video della coppia. Li abbiamo studiati separati, però oggi era davvero difficile anche trarre conclusioni, perché di fatto non si è giocato: sia noi che loro abbiamo avuto statistiche bassissime in risposta ed era difficilissimo rispondere in campo, la palla andava fortissimo. Qua in Australia sappiamo che il campo è velocissimo, soprattutto quelli fuori non sono come gli stadi dove si può giocare un po’ di più; se c’è sole, le palle viaggiano tanto, con un po’ di vento è molto difficile.”
Impressioni
Oggi faceva decisamente più freddo rispetto agli altri giorni. Questa cosa vi ha in qualche modo influenzato, nel senso che era comunque una condizione con cui dover fare i conti?
ANDREA VAVASSORI: “Secondo me non così tanto, in realtà; abbiamo solo notato che era molto difficile giocare. Noi alleniamo tanto anche il gioco da fondo campo, ma penso di aver fatto pochissimi scambi in tutta la partita; ha scambiato un po’ di più Simone, perché lui serve e viene a rete, io faccio più servizio e volée e avrò scambiato due palle in tutta la partita. Abbiamo provato diversi modi per rispondere, anche il lob, ma loro hanno servito molto bene, quindi va dato credito a loro, soprattutto al mancino che oggi è stato veramente difficile da leggere e non siamo riusciti a trovare le contromisure durante la partita.”
“È un peccato per un paio di occasioni nel secondo set, soprattutto nel game di servizio di Jebens sul 5-5, dove abbiamo avuto qualche chance e la partita poteva girare a nostro favore, anche perché in doppio le partite si decidono su pochi episodi. Se avessimo vinto questa partita, come è successo altre volte, magari trovavamo ritmo; i primi turni sono sempre molto ostici, soprattutto contro giocatori che non ti danno ritmo, perché devi entrare in partita, devi entrare nelle condizioni, e c’è sempre il rischio di uscire subito: purtroppo oggi è andata così.”
L’esperienza di Bolelli
Io volevo fare una domanda a Simone: questo è l’inizio di una stagione e non è la prima stagione, quante ne hai iniziate, una ventina? Con che tipo di spirito, con che tipo di atteggiamento si comincia una stagione sapendo che potrebbe essere uno degli ultimi giri del circuito? È una cosa diversa? Ha un significato speciale?
SIMONE BOLELLI: “Sì, di stagioni ne ho iniziate tante, forse anche più di una ventina, e sicuramente non me ne rimarranno chissà quante, però penso di avere ancora alcuni anni in cui posso divertirmi e giocare. Non inizio l’anno dicendo ‘vediamo come va, potrebbe essere il mio ultimo anno’, quello no, lo vedo ancora lontano; secondo me posso giocare ancora almeno tre-quattro anni bene. Quindi non ho in testa l’idea di dire ‘inizio qui e magari è una delle ultime’; inizio carico, con voglia, come ho sempre fatto. Fisicamente stiamo bene, quindi siamo positivi.”
Programmazione
Forse l’avete già detto: la programmazione ora, dove andate a giocare?
ANDREA VAVASSORI: “Avevamo una mezza idea di andare in Sud America, ma alla fine è un po’ un casino, quindi giocheremo Rotterdam, visto che l’anno scorso è andata molto bene, poi Doha e Dubai come l’anno scorso e poi andremo a Indian Wells e Miami. Io proverò a giocare qualche singolare se ci sarà l’occasione, ma non sarà semplice. Cerchiamo di spingere adesso, perché al di là di questa partita, dove è difficile trarre conclusioni perché si è giocato poco, ad Adelaide abbiamo espresso un ottimo livello: abbiamo battuto una delle coppie più forti, Arévalo-Pavić, e lottato in semifinale con quella che forse è la coppia numero uno del momento. A volte bisogna accettare il verdetto del campo, ma non andiamo via con la testa bassa: oggi è girata di nuovo su due-tre punti e bisogna essere bravi a cogliere l’occasione quando si presenterà.”

