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Australian Open, Bublik: “Forse ho sprecato anni, ma ero felice”

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Dopo il successo nel secondo turno all’Australian Open 2026, Alexander Bublik si è presentato in conferenza stampa per commentare la sua vittoria e fare il punto della situazione. Il tennista kazako ha parlato delle difficili condizioni meteo durante il match, del suo approccio mentale maturato negli ultimi tempi e dei suoi obiettivi futuri, tra tennis e vita privata.

D. Alex, congratulazioni. Un avversario insidioso, ma sei riuscito a spuntarla. Come ti senti?
ALEXANDER BUBLIK: Mi sento benissimo. Le condizioni erano difficili. Come hai visto, ha iniziato a piovere. È stata quasi una piccola tempesta oggi. Non me lo aspettavo. Durante il riscaldamento il tempo era normalissimo, poi siamo entrati in campo ed è arrivato un po’ di vento. Era più una questione di adattarsi, di mettere le palle dove dovevano andare con quelle condizioni. Per me è stato importante rimanere solido mentalmente e continuare a lottare, anche quando ero sotto di un break nel terzo set.

D. Alex, sembra che stiamo vedendo un Bublik più concentrato rispetto al passato. Ti stai divertendo di più rispetto agli anni precedenti?
ALEXANDER BUBLIK: Decisamente, mi diverto di più a vincere rispetto agli anni scorsi. Direi che tutto è iniziato intorno a Madrid, Roma, Torino lanno scorso. Ho trovato un certo equilibrio e lo sto portando avanti. Quando le cose funzionano, non devi per forza cambiare. Per me adesso è più importante mantenere costanza e ritmo, continuare a fare ciò che sta funzionando. Finché funziona, continuerò. Se poi serviranno dei piccoli aggiustamenti, spero di accorgermene in tempo, non come allinizio del 2025, quando avevo perso un podi ritmo.

D. Complimenti. Un’altra grande vittoria. Eri sotto 5-2 nel terzo set: la versione di Bublik di uno o due anni fa forse avrebbe mollato, pensando al set successivo. Invece hai reagito, hai lottato e hai vinto. Qual è stato il fattore principale di questo cambiamento mentale?
ALEXANDER BUBLIK: Con il tempo sono un po’ cresciuto, maturato. Come ho già detto, ora affronto tutto più come un lavoro. Sono qui per fare il mio dovere: vincere partite, dare tutto ciò che posso nel rispetto delle regole, e nel rispetto del gioco. Cerco di lottare, di rimandare le palle in campo. È la mentalità che ho acquisito da circa un anno e che voglio mantenere. Non ho più alcuna gioia nel venire qui, perdere al terzo o al quinto set, urlare o rompere racchette. Non ne sento il bisogno. Ora si tratta di combattere fino alla fine: se riesco a farlo e vincere, bene. Oggi ha funzionato, vedremo nei prossimi incontri.

D. In passato hai detto che il tuo obiettivo per quest’anno era entrare in top 10, e ci sei già riuscito. Ora che l’hai raggiunto, cosa vuoi ottenere? Quali obiettivi personali ti poni, oltre al desiderio di provvedere alla tua famiglia di cui hai già parlato?
ALEXANDER BUBLIK: Beh, credo semplicemente essere una brava persona con la mia famiglia. È importante. Tenere i piedi per terra, lavorare sodo, giocare a tennis. Credo sia tutto ciò che posso chiedere, e tutto ciò che devo garantire come essere umano. Cerco di essere un buon padre, un buon marito, un buon amico. Fuori dal tennis, è questo che conta per me.

D. Se guardi indietro agli ultimi 5-10 anni della tua carriera – hai detto di non provare più piacere nel rompere racchette, e di non voler sprecare le opportunità – pensi di aver sprecato qualche anno in passato per non aver avuto questa mentalità già allora?
ALEXANDER BUBLIK: No, non credo. Penso che nessuno possa spingere un’altra persona a cambiare. Tutti dicono ai propri figli di imparare dagli errori degli altri, ma secondo me si impara davvero solo dai propri errori. Non puoi forzare qualcuno, a meno di “romperlo”. Magari otterrai risultati a breve termine, ma potresti spezzare la persona. Tutti me lo dicevano. E non è che sia il mio primo anno sul circuito – sono già otto stagioni consecutive nei top 50, o sette forse, e già nel 2017 ero nei primi 100. È stato un percorso lungo, ricevevo tanti consigli, ma non “scattava” nulla dentro di me.

Sai, è come con il cibo spazzatura: mangiavo male, bevevo un sacco di Coca-Cola, e ora non più. È una scelta mia. Lo stesso vale per la mentalità. È una scelta: mi piace avere ritmo, dormire bene, stare con la mia famiglia invece che uscire. Tutto avviene in modo naturale. Certo, se guardi dal punto di vista di oggi potresti dire che ho “sprecato” anni, ma io ero felice. Facevo ciò che mi andava di fare e conoscevo le conseguenze. Ero pragmatico: sapevo che con quel tipo di atteggiamento non sarei stato un giocatore stabile da top 20 o top 30. Ma stavo bene così. Ero tra il 30° e il 40° posto, ogni tanto facevo una finale, vincevo un titolo, ero felice.

Guardando indietro, non cambierei nulla. Non so cosa accadrà all’Alexander Bublik tra cinque anni: potrei essere ancora così concentrato, o magari anche di più, o potrei dire “ragazzi, salto qualche torneo perché voglio stare a casa”. È un percorso naturale, fatto di errori e apprendimento. L’importante è rimanere integri, non cedere pezzi di te stesso solo perché qualcuno ti dice che devi stringere i denti e lavorare duro: ok, ma se poi non arriva il successo? Abbiamo visto tante carriere finire prematuramente, giocatori della mia età che adesso fanno gli allenatori. Li vedevo in campo un anno fa e ora sono dall’altra parte. E questo, per me, è solo il segno che hanno fatto la loro scelta, quella giusta per loro. E la rispetto molto, quando qualcuno decide davvero per se stesso.

di Federica Migliorati

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