Australian Open, Alcaraz: “Non sento la responsabilità di essere un ambasciatore del tennis”
“Non credevo di aver giocato troppo bene, poi il mio team mi ha detto che è stata un’ottima prestazione; quindi, sono contento” queste sono le prime parole di Carlos Alcaraz in conferenza stampa dopo il match vinto con Yannik Hanfmann, che confermano le frasi a caldo dette durante le chiacchiere nel dopo-gara al microfono. Carlos, rinfrancato, aggiunge che “certo sto cercando di adattarmi alle condizioni e inoltre davanti a me oggi c’era un grande giocatore”.
D. Succede spesso che pensi di non aver giocato granché bene e il tuo team non è d’accordo?
Alcaraz: “Quando sei in campo non vedi sempre le cose con chiarezza e magari ti soffermi sulle cose negative, non accorgendoti del quadro completo. Non ero troppo convinto di me certo anche per l’avversario, che ha saputo trovare grandi soluzioni e mi ha messo in difficoltà. Parlare con lo staff dopo il match mi aiuta a vedere le cose meglio e a giocare meglio l’incontro successivo”.
D. L’altro giorno hai detto che stavi lavorando sul servizio, secondo te quali sono gli aggiustamenti apportati negli ultimi due anni che ti hanno davvero aiutato nella crescita?
Alcaraz: “Direi la parte tecnica, il servizio è il colpo su cui mi sono soffermato, cambiando molte cose. Per il resto dei colpi non ho fatto molto; più che altro mi sono applicato sul mio comportamento in campo, sul modo in cui parlo con me stesso, su come affronto ogni match e ogni torneo. Che è poi quello che è stato il lavoro dell’ultimo anno”.
Essere un ambasciatore dello sport
D. Come numero uno del mondo senti di avere la responsabilità di essere un ambasciatore dello sport e di crescere nel solco di Federer, Nadal e Djokovic?
Alcaraz: “In realtà non ci penso molto; piuttosto cerco di intrattenere la gente e di coinvolgere quanto più pubblico a guardare il tennis. Amo entrare in campo, giocare a tennis e godere di ogni secondo passato sul campo, in questo senso penso di poter essere un buon ambasciatore del tennis”.
D. Hai le vesciche sulla mano ora? Come ti comporti quando ne hai in termini di impugnatura della racchetta?
Alcaraz: “Fortunatamente in questo momento non ne ho (sorride) e non ne ho mai avute; mi è capitato di averle ai piedi e credo che ci si debba comportare un po’ come dei guerrieri. Si deve andare oltre al dolore e giocare il meglio possibile”.

