Il magic moment di Maestrelli, dalla sfida con Djokovic ai progressi nel ranking
Lunedì 19 gennaio 2026 a Melbourne Park resterà per sempre, per i colori azzurri, la giornata di Francesco Maestrelli. Il ventitreenne pisano si è preso meritatamente la copertina del giorno dopo aver centrato la qualificazione al secondo turno dell’Australian Open, grazie al successo in rimonta sul talentuoso – ma discontinuo – francese Terence Atmane. Un passo per Maestrelli, dalla possibilità di sfidare Djokovic alla crescita nel ranking, fondamentale.
Adesso il bagliore, prima l’oscurità
Una prima volta dal sapore speciale per Francesco, che ha bagnato l’esordio nel tabellone principale di uno Slam con una splendida vittoria: alla prima partita sulla lunga distanza in carriera, il toscano si è esaltato infondendo ancora più enfasi al momento già magico con il trionfo al quinto set. Dopo aver perso il tie-break del terzo, Maestrelli appariva spacciato e invece si è profuso in una duplice frazione in cui ha espresso un tennis semplicemente stellare per rifilare il doppio 6-1 con cui ha chiuso il match. Adesso appare tutto meravigliosamente luccicante, ma non è sempre stato così. Soprattutto le ultime stagioni, si sono rivelate per l’azzurro fortemente complesse.
Maestro è classe 2002, compirà ventiquattro anni il prossimo 21 dicembre, e appartiene a quella nuova nidiata del tennis italiano che negli ultimi anni ha ridato corpo alla nostra storia disegnando scenari che sembravano irrealizzabili. Era pronto a fare il definitivo salto di qualità a settembre 2022, quando si arrese dopo aver fallito un match point a Nuno Borges nel terzo turno delle qualificazioni dello US Open (sconfitto in tre set al round decisivo anche da Kukushkin a Parigi 2024). L’ingresso nei primi 150 per poi sprofondare in classifica di oltre cento posti e chiedersi se ne valesse ancora la pena.
L’emozione di Maestrelli sognando Djokovic
La fotografia di ciò che Francesco ha vissuto al momento della trasformazione dell’ultima palla del suo incontro, dopo le lacrime versate sul match ball convertito (con una volée) con Lajovic nel turno decisivo delle quali, si condensa in un’immagine: uno sguardo incredulo di chi non riesce a trattenere l’emozione. Uscendo dal campo 14, infatti Maestrelli viene intervistato a caldo da Matteo Zorzoli di Eurosport.
E qui il ragazzo di Pisa si lascia completamente andare alle intense vibrazioni avvertite durante le tre ore e ventotto minuti di flottante lotta emotiva, fin quando il collega non gli comunica che al secondo turno c’è l’alta probabilità – il serbo doveva ancora scendere in campo – di affrontare Novak Djokovic. Ecco nella risposta che segue, esplode quella che è la vera essenza dello sport, della passione per questo sport: c’è una piccola parte di tutti noi appassionati di tennis, in quel “No, non ci credo. Non è possibile“.
Occasione o “sfortuna”?
Nelle ultimissime ore, in tanti si sono espressi su cosa sarebbe stato meglio per l’azzurro: magari un secondo turno più abbordabile, anche se era altamente improbabile pescare un incrocio con una non testa di serie a meno che questa non avesse steccato, gli avrebbe permesso di giocarsi veramente le sue chances di passaggio del turno. E ciò avrebbe significato, un ulteriore assegno e altri punti in classifica. In tale quadro ipotetico però è giusto sottolineare che qualsiasi avversario avesse incontrato, per Francesco la gestione del post 3/5 dopo una battaglia molto tosta per la testa e per il fisico è un qualcosa di difficilmente superabile a livello di recupero, proprio perché non ha esperienze precedenti in certi contesti.
Ma a volte la parte romantica è più importante di quella pratica, per una volta in un evento dove l’azzurro ha già ottenuto tutto quello che poteva desiderare, sentirsi un privilegiato e condividere il campo con uno dei più grandi di sempre del tennis beh non può avere confronti che reggano. Anche perché certi treni non è detto che ripassino. Considerando anche che Djokovic non ha davanti a sé un’intera carriera quindi magari non ci sarà più per Maestrelli la possibilità di condividere il campo con la leggenda serba.
Poi non si sa mai nella vita, nel remoto caso di un clamoroso upset Francesco entrerebbe dritto nei libri della storia tennistica, con un capitolo ad hoc: quando un pisano sconfisse Novak Djokovic nel suo elemento. Ribadiamo: per tutto ciò che abbiamo raccontato ma anche per il livello espresso dal Djoker contro Pedro Martinez, questo scenario è fantascienza ma mai dire mai.
Capitolo ranking
Maestrelli, oltre che a Djokovic, ha da pensare anche al ranking. Il pisano ha solo 16 (!) punti in scadenza nei prossimi tre mesi, fino alla fine di aprile. Al momento nel ranking live è alla posizione 111, a 49 punti dalla posizione 104 che sarebbe teoricamente il cut-over per il tabellone principale del Roland Garros, la cui entry list viene definita il 13 aprile, appena dopo la fine di Montecarlo. Comunque vada sarà best ranking, era stato al massimo n°137. Se tra qui e Montecarlo porta a casa 100 punti dovrebbe farcela per essere dentro a Parigi. Potrebbe trovarsi davanti alla scelta di giocare Challenger per prendere più punti invece di giocare ATP per prendere più soldi. Scelta che ad onor di logica dovrebbe essere abbastanza semplice, considerando che al primo turno di Bois de Boulogne si intasca una cifra vicina ai 100.000 euro.
E porterebbe il pisano, che avendo così poco da scartare ha anche poche chance di perdere posizioni in classifica, ad essere più orientato verso un “abbassamento minimo di livello” per potersi garantire una permanenza stabile nei tabelloni che contano. Maestrelli ha sempre saputo scegliere con cura nella propria carriera, curando i dettagli. Sicuramente, ancora una volta, opererà nel miglior modo possibile. Sporcarsi le mani, lo sa, può essere la più vincente delle formule.

