Australian Open, record e miliardi per l’ex “gamba zoppa dello Slam”
Da Melbourne, Vanni Gibertini
Lo chiamano “Happy Slam”, e il motivo è abbastanza chiaro a tutti quelli che ci sono stati almeno una volta: una grande festa di gente di ogni età e provenienza che passa la giornata a Melbourne Park, senza necessariamente essere appassionata di tennis o desiderare ardentemente di vedere un giocatore e l’altro.
Ma è anche l’evento internazionale di più alto profilo per l’Australia che veicola paurosi flussi di denaro, a patto di continuare a battere record e creare un indotto economico che giustifichi gli investimenti fatti. Questa edizione 2026 dell’Australian Open si preannuncia con numeri nettamente superiori alle precedenti, e questo è fondamentale per Tennis Australia e per il tennis australiano. Vediamo perché.
La gamba zoppa dello Slam
In un periodo nemmeno troppo lontano, che alcuni di noi hanno vissuto, l’Australian Open era visto come un torneino “sfigato” fuori stagione disputato in capo al mondo su un campo in erba spelacchiata dal passato glorioso ma dal futuro incerto. Oggi la situazione non potrebbe essere più diversa: anche se a livello puramente economico rimane comunque dietro ai suoi “compari” di Londra, Parigi e New York, lo Slam australiano è un evento con la “E” maiuscola, uno dei quattro pilastri della stagione tennistica e a livello mainstream in Australia è indiscutibilmente il gioiello della corona della stagione estiva “down under”. Il Paese si ferma (anche perché gennaio in Australia è un po’ come agosto in Italia, le attività produttive rallentano notevolmente), tutti diventano esperti di tennis per qualche settimana e tutti vogliono esserci.
Un mare di gente
Il torneo vero e proprio è appena cominciato, ma se il buon giorno si vede dal mattino, l’edizione 2026 dell’Australian Open sarà memorabile. Anche grazie a un artificio promozionale che parecchi non hanno apprezzato, la settimana delle qualificazioni si è chiusa con un roboante successo di pubblico.
La denominazione “Opening Week”, infatti, ha tratto in inganno parecchi spettatori che credevano di aver acquistato un biglietto per la prima settimana del torneo (quest’anno iniziato sei giorni dopo rispetto a quello del 2025 a causa degli incastri del calendario) mentre si sono trovati solo i match di qualificazione e gli allenamenti. Tuttavia il “1-Point Slam” e la novità della Cerimonia d’Apertura di sabato sera con la presenza di Roger Federer (di ritorno in Australia dopo sei anni di assenza) hanno contribuito ad avere, nei primi sei giorni della manifestazione, ben 217.999 spettatori, un aumento dell’87% rispetto ai 116.528 spettatori del 2025.
E anche la prima giornata di domenica con incontri del tabellone principale ha visto, solamente nella sessione diurna, una folla di 73.235 persone percorrere i vialetti di Melbourne Park, ben il 25% in più rispetto al precedente record stabilito nella giornata inaugurale del 2024.
Una montagna di soldi
Tutti questi numeri dovrebbero tradursi in un indotto sull’economia di Melbourne e dello Stato di Victoria di circa 600 milioni di dollari australiani (circa 345 milioni di euro) secondo la banca locale NAB (supportata dal colosso KPMG). La cifra è di circa 3 volte superiore ai 246 milioni di dollari australiani (circa 141 milioni di euro) che secondo i consulenti di Ernst&Young costituiscono l’indotto del Gran Premio d’Australia di Formula 1, ospitato ogni anno sul circuito di Albert Park. Tuttavia per assicurarsi uno dei 24 Gran Premi nel calendario, lo Stato del Victoria paga a Liberty Media (proprietaria dei diritti commerciali della Formula 1) una cifra annua che negli ultimi anni si è avvicinata ai 100 milioni di dollari australiani (circa 58 milioni di euro), dopo che fino al 2019 l’ammontare era sempre rimasto intorno ai 65 milioni.
Ma per avere diritto a ospitare un torneo del Grande Slam, la premiata ditta Melbourne&Victoria paga… nulla. Perché come il Presidente FITP Angelo Binaghi (e non solo lui per la verità) predica a ogni occasione possibile e a chiunque voglia ascoltarlo (o no), il titolo di “torneo del Grande Slam” è sostanzialmente una rendita di posizione costruita nel tempo, una sorta di licenza tennistica per stampare soldi.
Un miliardo dallo Stato
E questo dà a Tennis Australia un’arma formidabile, un “cheat code” contro cui non c’è difesa, che ha consentito di ottenere fiumi di soldi pubblici per migliorare gli impianti di Melbourne Park. Lo Stato di Victoria ha investito la cifra da capogiro di 972 milioni di dollari australiani (circa 560 milioni di euro) per dare a Melbourne Park l’aspetto attuale: tre campi con tetto apribile, una nuova palazzina per i servizi ai giocatori, un centro conferenze all’avanguardia e i nuovi uffici di Tennis Australia.
E dopo aver completato il progetto decennale nel 2021, lo Stato di Victoria ha anche appianato il passivo di 106 milioni di dollari (61 milioni di euro) nel quale Tennis Australia era incorso per organizzare le edizioni 2021 e 2022 dell’Open nel delirio delle restrizioni COVID, con Boeing 777 da più di 300 posti fatti volare da una parte all’altra del mondo con una novantina di passeggeri per rispettare il distanziamento.
Non solo tennis
E questo fiume di denaro pubblico ha inevitabilmente attratto l’attenzione di chi vorrebbe che l’investimento generi utili non soltanto tre settimane l’anno, ma anche quando il tennis non c’è, utilizzando gli impianti pagati con i soldi dei contribuenti per altri eventi come concerti e attività che possano attirare più visitatori e agire da volano per l’economia. Infatti più dell’80% degli 1,2 milioni di spettatori (dati 2025) dell’Open sono locali: solo il 10% viene da un altro stato australiano, e solo l’8% viene da un altro Paese. Per confronto, la Formula 1, che in tre giorni attira circa un terzo degli spettatori delle tre settimane dell’Open, vede il 16% provenire da altri Stati dell’Australia e solo il 2% dall’estero.
Melbourne Park già oggi ospita circa 500 eventi l’anno, tra i concerti della Rod Laver Arena (che d’inverno diventa un’arena indoor), il Melbourne Cricket Ground (quasi 100.000 posti) e l’AAMI Park (uno stadio per calcio e rugby da 30.000 spettatori), e produce 68 milioni di dollari l’anno (39 milioni di euro) di affitto pagato da Tennis Australia, che mette i campi laterali a disposizione del pubblico per la pratica del tennis amatoriale.
Dopo il mega-progetto decennale descritto sopra da quasi un miliardo, gli investimenti dello Stato di Victoria sono continuati: il rinnovo degli spogliatoi con i bagni di ghiaccio per i giocatori, ammodernamenti del tetto nella John Cain Arena (20 milioni di dollari solo nel 2024), più di un milione di dollari l’anno da dare alla Polizia per il servizio di sicurezza durante l’Open e a PT Victoria per i tram e gli autobus supplementari.
E per fare in modo che questi fondi continuino ad essere erogati, l’ufficio contabile dello Stato vuole verificare che il ritorno dell’investimento continui ad essere adeguato. Va bene trasmettere le immagini di Melbourne per migliaia di ore in tutto il mondo, va bene mettere una città relativamente piccola alla pari di super-metropoli come Parigi, Londra e New York, ma con l’Australian Open che rimarrà a Melbourne Park almeno fino al 2046, sarà necessario mostrare numeri importanti e molto persuasivi ai contabili dello Stato del Victoria.
Ecco perché i record che questo torneo certamente batterà saranno importanti per il futuro del torneo e del tennis in Australia.

