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Australian Open: Sinner, Alcaraz e gli altri, con gli orologi in bella vista

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I due grandi favoriti dell’imminente Australian Open sono Jannik Sinner e Carlos Alcaraz. Non è una previsione ardita, direte giustamente voi, ma resta comunque la fotografia più fedele del tennis di oggi. C’è però un dettaglio che li accomuna e che, in caso di trionfo a Melbourne, renderebbe la loro eventuale vittoria tutt’altro che una prima volta: entrambi sono testimonial Rolex, il brand svizzero che sponsorizza tutti i tornei del Grande Slam e tutti i Masters 1000 del calendario ATP.

Se uno dei due dovesse sollevare il trofeo sulla Rod Laver Arena, Rolex tornerebbe a festeggiare a Melbourne come già successo molte volte in passato. Non per caso, ma per continuità. Negli anni, infatti, l’Australian Open è stato vinto da una lunga serie di Ambassador della maison ginevrina: Rod Laver (1960, 1962, 1969), Björn Borg (1974-75), Chris Evert (1982, 1984), Stefan Edberg (1985, 1987), Roger Federer (2004, 2006, 2007, 2010, 2017, 2018), Justine Henin (2004), Li Na (2014), fino ad arrivare proprio a Jannik Sinner, campione in carica nel 2024 e nel 2025. Una linea temporale che racconta più di qualsiasi slogan.

Dal 18 gennaio al 1° febbraio, Melbourne Park torna a essere il centro del mondo tennistico. Il primo Slam dell’anno è da sempre un punto di ripartenza, ma anche un banco di prova immediato per ambizioni e gerarchie.

Carlos Alcaraz (Spa) in action during her 1/16 final round men’s singles match against Jack Draper (GB) on day eight of the Australian Open at Melbourne Park. Credit Rolex

Sinner arriva da bicampione in carica e con l’idea concreta del tris. Alcaraz, attuale numero uno del mondo, ha invece davanti a sé la possibilità di completare il Career Grand Slam. Due storie diverse, ma unite dalla stessa pressione del tempo. “Se continui a lavorare duramente e a cercare modi per migliorarti, i risultati arrivano“, ha raccontato Sinner in una dichiarazione rilasciata a Rolex, sintetizzando un approccio che va oltre il risultato immediato.

Anche Alcaraz, parlando della possibilità di entrare nella storia, ha usato parole che raccontano attesa e misura: Vincere tutti e quattro i Grand Slam è uno dei più grandi traguardi del nostro sport. È un sogno che ho fin da bambino, ma voglio affrontarlo con calma e concentrazione“. Non è solo retorica: è gestione del tempo, mentale prima ancora che agonistica.

E proprio qui si apre la vera partita. Perché se da un lato Sinner e Alcaraz rappresentano la continuità di Rolex ai vertici del tennis mondiale, dall’altro il tabellone maschile propone alternative credibili. Chi potrà battere il brand svizzero a Melbourne? Chi, tra i favoriti, potrà spezzare una tradizione che negli ultimi anni ha spesso premiato gli Ambassador Rolex?

Tra le prime otto teste di serie, infatti, il panorama al polso è tutt’altro che uniforme. Alexander Zverev gioca con Jacob & Co., Novak Djokovic è legato a Hublot, Lorenzo Musetti ha appena inaugurato la sua collaborazione con De Bethune, Felix Auger-Aliassime indossa un TAG Heuer Monaco Skeleton, brand che lo accompagna dal 2019, mentre Alex de Minaur è ambassador Jaeger-LeCoultre. Taylor Fritz resta fedele a Rolex, spesso con un Daytona acciaio e oro; Ben Shelton indossa un Rolex GMT-Master II “mancino”, con la corona di carica a sinistra; Alexander Bublik ha scelto invece un Bianchet Flying Tourbillon Sport GMT, fuori da qualsiasi schema tradizionale.

Iga Swiatek (Pol) in action during her 2nd round women’s singles match against Rebecca Sramkova (Slo) on day five of the Australian Open at Melbourne Park. Credit: Rolex

Lo stesso interrogativo attraversa anche il tabellone femminile. Perché se nel circuito WTA il volto più riconoscibile resta quello di Iga Swiatek, ambassador Rolex e punto di riferimento tecnico e mentale del tennis contemporaneo, la corsa al titolo australiano è tutt’altro che scontataChi può battere Swiatek, chi può interrompere la continuità di Rolex anche tra le donne?

Accanto alla polacca, c’è Coco Gauff, attuale numero 3 del mondo, che negli ultimi mesi ha consolidato il suo status di contender naturale negli Slam. Anche lei è testimonial Rolex, a conferma di una presenza sempre più centrale del brand ai vertici del tennis femminile. Nelle conferenze stampa Gauff continua a indossare un Oyster Perpetual “Red Grape”, modello ormai fuori produzione e oggi molto ricercato sul mercato secondario, con valutazioni che oscillano tra i 6.000 e gli 11.000 dollari. Un dettaglio che racconta bene il suo profilo: giovane, iconico, già riconoscibile.

Ma come nel tabellone maschile, anche tra le donne il panorama è tutt’altro che monocromatico. Aryna Sabalenka, rivale diretta di Swiatek per potenza e presenza scenica, ha scelto Audemars Piguet, in particolare il Royal Oak. Jessica Pegula, stabilmente ai vertici del ranking, indossa De Bethune, lo stesso marchio visto al polso di Emma Navarro durante l’ultimo US Open, a conferma di una sensibilità sempre più diffusa verso l’orologeria indipendente. Elina Svitolina, numero 13 del mondo, rappresenta invece Hublot, con lo Spirit of Big Bang Steel Pavé, impreziosito da diamanti, simbolo di una presenza che va oltre il campo. Scelta decisamente in direzione opposta quella invece di Jasmine Paolini che in campo si affida ad Amazfit, uno Smartwatch, più che un orologio, un vero e proprio strumento tecnologico, progettato per offrire supporto nell’allenamento e nel monitoraggio fisiologico. Alla vista probabilmente meno appariscente ma con una centralità diversa (ne abbiamo scritto qui).

Il risultato è lo stesso che si osserva tra gli uomini: Rolex resta un riferimento centrale, ma non è l’unico racconto possibile. E allora la domanda torna, inevitabile, anche guardando al draw femminile: chi potrà battere Swiatek o Gauff e, allo stesso tempo, “battere” Rolex, interrompendo una continuità che a Melbourne dura da anni?

Chi segue questo spazio digitale, che non chiameremo rubrica, per non urtare sensibilità giornalistiche, sa che quando tennis e orologi si incontrano, il punto non è mai l’oggetto in sé. Il tempo non è un dettaglio: è sostanza, pressione, attesa. È la capacità di arrivare pronti quando l’attimo si presenta. Ed è forse il terreno più democratico che esista: scorre uguale per tutti, ma non tutti sanno usarlo allo stesso modo.

A ricordarlo, idealmente, c’è Rod Laver, il cui nome campeggia sull’arena principale di Melbourne. Fu lui, nel 1962, a completare il Grande Slam in un’epoca diversa, ma con la stessa esigenza di perfezione. “Sono stato molto fortunato a giocare il mio miglior tennis nel momento giusto“, ha ricordato Laver, anche lui in una dichiarazione rilasciata a Rolex.

A Melbourne, come sempre, il tempo scorrerà per tutti allo stesso modo. Ma tra Sinner, Alcaraz, Swiatek, Gauff e gli altri protagonisti di questo Australian Open, non vincerà chi corre di più. Vincere, nel tennis come nell’alta orologeria, significa saper riconoscere senza esitazioni l’attimo perfetto.

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