Cocciaretto e il successo di Hobart: “Il titolo della mia maturità”
Dopo la prima vittoria in un torneo conquistata oltre due anni fa a Losanna, Elisabetta Cocciaretto ha riassaporato l’emozione di alzare un trofeo alla fine della settimana sconfiggendo Iva Jovic nella finale dell’Hobart International nella capitale della Tasmania.
Allora, raccontaci le ultime 24 ore.
ELISABETTA COCCIARETTO: Sono state abbastanza turbolente. Non sono stata benissimo di pancia e ho cercato di recuperare al meglio. Ho dormito parecchio e stamattina ho viaggiato per arrivare qua. Nelle 24 ore è compresa anche la finale: è stato un momento molto emozionante. Stavo molto male dopo la semifinale, ero titubante se entrare in campo ieri o no. Poi piano piano mi sono ripresa. Fausto, il mio allenatore, mi ha stimolato tantissimo: non è che mi abbia caricato, però mi ha detto “Prova, fai, con quello che hai dai il meglio”. Alla fine ci sono riuscita e sono stata veramente contenta.
Rispetto al primo titolo, questo che peso specifico ha?
ELISABETTA COCCIARETTO: Nel primo titolo ero un po’ più bambina, più ragazzina, più inconsapevole. Ero felicissima, ero alle stelle, talmente tanto che poi sono calata parecchio. Adesso sono più matura e mi rendo conto che è stata una bella settimana, ma adesso ne inizia un’altra, quindi sono già con la testa sulla prossima.
Il “brutto”, tra virgolette, del tennis è che non hai neanche il tempo di festeggiare che inizia già un altro torneo, tra l’altro che è il torneo. Quindi come ti approcci, ti avvicini al primo turno di questo Australian Open?
ELISABETTA COCCIARETTO: Questa cosa l’avevo già vissuta a Shenzhen: dopo la finale, il giorno dopo ero andata a giocare le quali in un altro torneo, quindi questa sensazione l’avevo già provata. Adesso userò oggi e domani per riposare, allenarmi e adattarmi al campo. Martedì darò il meglio di me. A prescindere da tutto, l’obiettivo che mi sono data è dare il meglio di me stessa tutti i giorni: poi come va va. Se l’avversaria è più forte va bene, se sarò più forte io meglio.
Non è che per caso hai incontrato Flavio, perché anche lui oggi era…
ELISABETTA COCCIARETTO: No, non l’ho proprio visto Flavio. A Hobart purtroppo siamo stati male in tanti, non so da che cosa sia dipeso, ma mamma mia, non lo auguro a nessuno.
Il trofeo dicevi che te lo manderanno a casa?
ELISABETTA COCCIARETTO: Sì, me lo manderanno a casa perché era troppo grande. Mi hanno chiesto: “Te lo vuoi portare?” Era una cosa così grande che ho detto: “Boh, magari se me lo spedite è meglio”.
Senti, primo turno… mi sfugge un attimo il nome…
ELISABETTA COCCIARETTO: L’austriaca [Grabher]. Ci ho già giocato tre o quattro anni fa, mi ricordo molto bene. È molto forte fisicamente. Negli ultimi anni non mi ci sono mai allenata, ogni tanto l’ho vista giocare. È sicuramente molto resistente e molto forte, tira forte, ha bisogno di un po’ di tempo, quindi il mio gioco le può dare molto fastidio. Vediamo un po’ come va, ogni partita è a sé.
Te l’ha mandato il “pollicione”?
ELISABETTA COCCIARETTO: Mio padre sempre: quarti e semifinale il pollice.
E finale, vittoria?
ELISABETTA COCCIARETTO: In finale mi ha mandato le foto mentre vedeva la partita. Volevo quasi metterle, però ho detto: “Vabbè, dai, poraccio”.

