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Australian Open, Medvedev: “La separazione da Cervara una grande decisione della mia vita”

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A Melbourne, Daniil Medvedev si presenta con il tono di chi ha rimesso ordine, prima ancora che nel ranking, dentro il proprio tennis“Happy New Year, everyone”, esordisce sorridendo, ma dietro la formula di rito c’è un giocatore che arriva all’Australian Open 2026 con una consapevolezza rinnovata, figlia di scelte non semplici e di un lavoro profondo iniziato lontano dai riflettori. Il titolo vinto a Brisbane, primo squillo dell’anno, non è per lui un punto di arrivo, quanto piuttosto una conferma. “Avrei avuto fiducia comunque, anche perdendo”, spiega, ma quando vinci è solo una bella sensazione, quindi sono felice. La chiave, però, sta nel contesto: una preparazione finalmente completa, dopo una stagione chiusa in crescendo ma segnata da problemi fisici e da poco tempo per lavorare davvero con il nuovo team.

Un nuovo inizio, senza strappi

Il vero passaggio cruciale Medvedev lo individua nel “turning point” rappresentato dalla separazione da Gilles Cervara. Otto, undici anni insieme – dipende da come si contano – non si archiviano senza conseguenze. “È stata una grande decisione nella mia vita”, ammette senza giri di parole. Poi l’incontro con Thomas Johansson e Rohan Goetzke i suoi nuovi allenatori, inizialmente quasi un periodo di prova, diventato rapidamente qualcosa di più solido. “All’inizio era una sorta di trial, ma amo lavorare con loro e penso che anche loro amino lavorare con me”. Il risultato è una quotidianità diversa, più leggera, ma non meno rigorosa: “Ci divertiamo, funziona, mi sento bene in campo”.

Il cambiamento, però, non è una rivoluzione identitaria. Medvedev resta Medvedev, con quella posizione lontana dalla linea di fondo che continua a far discutere chi guarda il tennis senza entrarci davvero dentro. “Da fuori qualcuno potrebbe chiedersi come faccio a vincere le partite”, racconta con ironia. Ma è proprio qui che entra in gioco il lavoro dei nuovi allenatori, capaci di capire subito il suo sistema e di intervenire sui dettagli. “Hanno visto immediatamente cosa mancava in quel momento”. Piccoli aggiustamenti, non stravolgimenti: “Proviamo ad aggiungere alcune cose, come andare un po’ di più a rete. Sento che la mia volée è migliorata”Dettagli minimi, che a questo livello diventano decisivi.

Un obiettivo dichiarato e nuove sfide

A 29 anni, con uno Slam in bacheca e un numero uno del mondo già vissuto, Medvedev si concede anche una riflessione sugli obiettivi. Di solito parla di “giocare buon tennis”, e non è una frase fatta. Quando gioco il mio miglior tennis posso vincere titoli, Slam, arrivare in finale nei grandi tornei”. Ma questa volta si sbilancia, e lo fa apertamente: “Ora ho un obiettivo chiaro: vincere un secondo titolo in una città dove ho già vinto. Non importa quale. Qualsiasi città va bene”, sorride. Ma Melbourne, inevitabilmente, ha un peso diverso: “Spero di arrivare a 23 titoli qui prima di vincerne un altro”.

Nel mezzo c’è anche il lato più umano del tour, tra jet lag e fusi orari estremi“Sarei sorpreso se qualcuno dicesse che non ne risente”, ammette. Australia, Dubai, Los Angeles: “Sono le trasferte più dure”. E poi la curiosa rivalità con Learner Tien, inserita dall’ATP tra le migliori del 2025. Tre partite soltanto, ma tutte memorabili. “Unreal. Tutte irreali”, ripete. Medvedev ne parla con rispetto e divertimento, riconoscendo un’affinità tecnica che rende ogni sfida una battaglia. “I nostri giochi si connettono. Nessuno dei due riesce a chiudere subito il punto, dobbiamo lottare su ogni scambio”. Oggi, però, con una consapevolezza diversa: “Adesso so cosa aspettarmi e so che mi divertirà giocarci di nuovo”.

A Melbourne, Medvedev arriva così: meno rumore, più sostanza. Con un titolo appena vinto, una squadra nuova che sente sua e un obiettivo dichiarato che pesa il giusto. Non promesse, non proclami. Solo la sensazione, nitida, di essere tornato esattamente dove voleva: dentro il suo tennis.

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