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Australian Open, Wawrinka: “Sono in pace con me stesso, voglio godermi l’ultima stagione”

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Stanislas Wawrinka è pronto a godersi il suo ultimo Australian Open, il ventiduesimo della carriera – il ventesimo nel tabellone principale dopo i primi due vissuti dalla porta secondaria delle qualificazioni nel biennio 2004-2005 – dopo l’annuncio che il 2026 sarà la sua ultima stagione prima di ritirarsi. A quarant’anni suonati, Stan The Man si è presentato alla sua ultima epopea da tennista tirato a lucido con una condizione fisica che forse non aveva da diverso tempo.

In United Cup il classe ’85 di Losanna ha mostrato una splendida forma, trascinando da capitano-giocatore assieme a Belinda Bencic la sua Svizzera fino alla finale della manifestazione, con una serie di prestazioni assolutamente convincenti oltre che di ottimo livello. Il suo Australian Open d’addio comincerà con il match che lo vedrà opposto a Djere, lui che a Melbourne trionfò nel 2014 vincendo uno dei suoi tre titoli Slam.

D. Sarà la tua ultima stagione da professionista, mi chiedo quanto sia stato difficile per te prendere questa decisione. Quanto tempo ci hai pensato, prima di fare una scelta definitiva? Che cosa ti ha spinto realmente verso questo epilogo?
Stan Wawrinka: “Ho deciso di smettere alla fine dello scorso anno. I mesi decisivi sono stati ottobre, novembre e dicembre. Avevo tante cose in testa durante quel periodo che mi hanno poi portato a prendere la decisione che ho preso. Durante la prima parte della scorsa stagione non avevo deciso nulla in merito. Anzi, volevo assolutamente continuare perché mi rendeva felice di giocare. E ancora adesso mi regala tanta felicità scendere in campo. Ma poi improvvisamente, sul finire del 2025 mi sono reso conto tutto ad un tratto di come fosse piuttosto chiaro che il 2026 sarebbe dovuto essere il mio ultimo anno nel circuito.

Non è stata affatto una decisione difficile, a quel punto è stata facilissima da prendere ed ora sono super felice di aver compiuto questa scelta. Sono in pace con me stesso e non vedo l’ora di godermi ogni istante di quest’ultima stagione. Un anno di tennis, è molto tennis, è davvero lungo, e il tempo trascorre solo in avanti. Non si torna più giovani. Sono anche molto felice di riuscire a giocare quest’anno cercando comunque di rimanere competitivo, di giocare un buon tennis. Ho deciso infatti di smettere anche perché non volevo mai e poi mai ritrovarmi nella situazione di non essere io a scegliere quando fermarmi, ma essere costretto a farlo improvvisamente da infortunio con conseguente crollo del mio livello di gioco. Sono ancora estremamente appassionato di questo sport, oltre che completamente concentrato su di esso. Per cui ho sentito dentro di me che questa fosse la strada giusta da percorrere“.

D. Stan, quando sei arrivato nel Tour Roger e Rafa erano i dominatori del circuito. Ora che sei in procinto di ritirati, Carlos e Jannik sono allo stesso modo i padroni di tutti i più importanti tornei. Come metti a confronto queste due diverse epoche, dato che hai una prospettiva unica avendo giocato contro tutti e quattro nel loro periodo migliore?
Stan Wawrinka: “Non faccio confronti. Non paragono generazioni diverse. Ho apprezzato senz’altro la qualità della rivalità tra Roger e Rafa e mi piace allo stesso modo osservare da vicino quella tra Jannik e Carlos. Durante il periodo di maggiore splendore sia di Federer che di Nadal, ho avuto la fortuna e il privilegio di giocarci contro e mi piaceva tantissimo farlo. Guardando queste rivalità da semplice appassionato di tennis, non puoi non amarle. Il livello del tennis maschile in questi ultimi vent’anni è stato straordinario, oltre che meravigliosamente affascinante da guardare. Come loro avversario, è stato incredibile affrontarli. Ogni volta sono sempre state grandi sfide. Il livello espresso da Sinner e Alcaraz nel 2025 è stato incredibile, continueranno sicuramente verso quella scia. Da amante del tennis, me la godrò sicuramente“.

D. Nel tennis, cosa hai dovuto fare per mantenerti competitivo fino a quarant’anni. Come ti sei dovuto gestire, man mano che gli anni passavano e le stagioni si accavallavano. Quali aspetti del tuo gioco sei stato in grado di cambiare per stare al passo i tempi moderni e la progressione naturale del tennis verso una nuova fase tecnica?
Stan Wawrinka: “Bisogna però riconoscere che ultimi anni non sono poi rimasto chissà quanto ai vertici della classifica (sorride). Sai, attualmente sono 130 al mondo. Per me la cosa più importante è sempre stata guardare me stesso, il livello, la mia condizione fisica ecc. Certo, devi affrontare gli avversari ma alla fine il mio vero ed unico obiettivo in ogni fase della mia carriera è sempre stato il medesimo; ovvero essere la migliore versione di tennista che potessi essere. Si tratta sempre di spingere oltre quegli che fino ad allora erano stati i tuoi limiti, nella parte fisica, in quella mentale provando in ogni circostanza a raggiungere il meglio che potessi ottenere. Anche perché ti ritrovi ad affrontare diversi tipi di giocatori, oltre diverse generazioni. Perciò devi unicamente concentrarti su te stesso e non sul giocatore che vai ad affrontare“.

D. Volevo chiederti del tuo rovescio. All’inizio della tua carriera, quando stavi emergendo, spiccava sempre come il colpo davvero eccellente del tuo bagaglio tecnico. Ti divertivi di più a usare il rovescio ad una mano all’inizio della carriera rispetto agli anni successivi? Lo hai mai considerato un peso in qualche momento della tua carriera?
Stan Wawrinka: “Mi è sempre piaciuto quel colpo, il mio rovescio mi ha permesso di vincere molte partite che altrimenti avrei perso. Mi ha aiutato molto a raggiungere quei traguardi che ho sempre sognato e sperato di raggiungere. La passione per il gioco è sempre stata al primo posto nella mia considerazione, perciò ho sempre trovato gusto nel poter giocare il rovescio ad una mano, sia quando ero più giovane sia più avanti nella carriera. Ma al di là di tutto, l’obiettivo che ogni giorno mi sono posto nella mia carriera è sempre stato quello di spingermi quotidianamente un mattoncino più in là di quelli che erano i miei limiti in quel preciso momento, sempre per essere la maglio versione di me stesso in quel dato frangente. Naturalmente, quando poi superi i 30, 35 anni, diventa tutto maledettamente più difficile e complesso. Finché sei onesto con te stesso e sai cosa puoi ancora raggiungere e dove vuoi andare, non ci saranno mai problemi perché tanto la passione quella non sparisce mai“.

D. Voglio solo sapere quali sono i tuoi pensieri sul piano ATP per i prossimi anni al fine di ridurre il numero di tornei di categoria 250, questo per dare ulteriore priorità agli eventi più grandi, come ad esempio il nuovo Masters in Arabia Saudita? Pensi che il tennis possa perdere qualcosa, in termini generali di sistema, con questa decisione?
Stan Wawrinka: “Penso che dobbiamo vedere cosa realmente succederà nei prossimi anni, perché fino ad ora si è sempre aggiunto più che tolto. Il calendario è diventato sempre più lungo e i tornei sempre più grandi nel senso che durano di più. Ora come ora la stagione è veramente infinita. Alcuni tornei hanno una durata davvero eccessiva. I Masters 1000 stanno diventando sempre più lunghi, parliamo di eventi da 10 giorni di durata ciascuno. La finale si gioca addirittura il mercoledì, mentre al contempo ci sono fasi di qualificazione di un solo turno. Il calendario è abbastanza disordinato. Mi metto anche nei panni delle nuove generazioni. Per loro è estremamente difficile accettare queste situazione, dover per forza di cose sacrificare alcuni tornei e probabilmente anche un po’ di soldi alla fine dell’anno, per salvaguardare la loro salute e poter avere una carriera a lungo termine. Sarà interessante vedere quale sarà la decisione reale e in quale direzione si muoveranno“.

D. Stan, nel lungo arco della tua carriera, quando hai cominciato ad affacciarti tra i grandi il circuito stava vivendo un’era di transizione successiva a quella del grande dominio dei giocatori americani. Ricordo che giocasti contro Brian Baker nella finale junior del Roland Garros. Negli ultimi 20-25 anni abbiamo visto lo spostamento del tennis, in termini di dominio, verso l’Europa. Mi chiedo, vista la tua grande esperienza, a cosa si deve questo cambiamento, se hai qualche idea in merito?
Stan Wawrinka: “Penso che quando sono arrivato io nel Tour qualcosa stava già cambiando in maniera sostanziale. Poco prima del mio arrivo Andy Roddick era n°1, poi Roger ha preso il sopravvento, infine sono arrivati Novak e Rafa. Penso che semplicemente faccia parte dello sport, delle sue dinamiche che prevede varie ere e momenti diversi dove adesso va meglio un dato movimento di un Paese o di una specifica area geografica, dopodiché il vento cambia e soffia da un’altra parte. Dipende poi banalmente anche delle specifiche generazioni che possono avere una certa mentalità piuttosto che un’altra, così da provocare il traslocamento dell’asse di controllo dall’Europa all’Asia o all’America e viceversa. Adesso, comunque, ci siano alcuni tennisti americani davvero forti, che si trovano già molto in alto in classifica. Sono un bel gruppo di giocatori da tenere sott’occhio“.

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