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ATP Brisbane, Medvedev: “Nel 2025 non avevo il livello per arrivare a sfidare Sinner e Alcaraz”

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Nel 2026 di Daniil Medvedev si accatastano una serie di novità che che incuriosiscono e aprono spiragli per una nuova versione di se stesso. La separazione dopo otto anni dal coach storico Gilles Cervarache è ripartito da Nishesh Basavareddy – aveva fatto rumore, ma era di fatto una decisione inevitabile in un momento della carriera in cui l’ex numero 1 del mondo, scivolato fuori dalla top 10, doveva dare una sterzata per provare a tenere il passo degli avversari.
Medvedev, nell’ottica di riavvicinarsi a Sinner e Alcaraz, ha allora ingaggiato Thomas Johansson e Rohan Goetzke per la sua nuova era e già da Brisbane inizia a raccogliere sensazioni positive in vista dell’Australian Open, dove per tre volte si è fermato a un passo dal titolo. Nel primo torneo dell’anno ha centrato la finale dell’ATP 250 australiano e proverà a mettere in bacheca il primo trofeo del 2026 contro Brandon Nakashima.

“Se non giochi le ATP Finals, hai una preseason più lunga”

Nella conferenza stampa post quarti di finale, Medvedev prova a spiegare il suo feeling con l’Australia, una terra che gli ha regalato gioie e dolori. Non ne ho mai parlato, ma penso che il fatto che sia subito dopo la preseason conti. È un po’ stressante, perché non giochi da circa un mese e mezzo e probabilmente stai provando alcune cose nuove. E quando dico ‘cose nuove’, non intendo tipo serve and volley a ogni punto, ma piuttosto cercare di portare in partita ciò su cui hai lavorato, magari un diritto un po’ più veloce o cose del genere”.

Poi prosegue: “Quindi c’è un pizzico di stress: funzionerà? Magari sbaglierò, magari avrò paura o qualcosa del genere. Ma allo stesso tempo adoro il lavoro di preseason. Di solito lavoro duramente dal punto di vista fisico, lavoro tanto sul tennis e anche mentalmente e ne esco migliore. Quando giochi a Torino hai una preseason più corta, quindi questa è la prima volta, probabilmente da sei o sette anni, che ho avuto una preseason più lunga, e sta andando alla grande”.

Alla domanda sulla scelta di Thomas Johansson e Rohan Goetzke come nuovi allenatori, Medvedev risponde con la sincerità che lo contraddistingue: “Quando stavo cercando un allenatore, ho chiamato molte persone che pensavo potessero potenzialmente essere quelle che avrei voluto come coach. Alcuni hanno detto subito di no: erano impegnati o non volevano ed è giusto così. Altri mi hanno dato la loro visione, ma magari non mi piaceva o non ha funzionato. Con Thomas e Rohan, invece, quasi subito mi è piaciuto quello che mi hanno detto, e mi è piaciuto anche lavorare con loro alla fine della stagione”.

Medvedev: “L’anno scorso non ho praticamente mai giocato contro Sinner e Alcaraz, non avevo il livello”

Per concludere, il focus della conferenza stampa si sposta sul livello di gioco, che, seppur ancora lontano dalla miglior versione di Medvedev, sembra potergli garantire la competitività per l’Australian Open. Magari non per poter contendere a Carlos Alcaraz e Jannik Sinner il successo, ma per potersi ritagliare un ruolo di primo piano, abbandonando quello di comprimario che ne ha caratterizzato il 2025.

Sarò onesto: quando ero top 3, top 4, pensavo sicuramente molto a cosa fare contro Carlos e Jannik, a dove potevo migliorare e così via” confessa. Poi l’anno scorso non ci ho mai giocato perché ho giocato malissimo e non arrivavo mai ai turni in cui avrei potuto affrontarli (sorride). Quindi in questa preseason non ho pensato affatto a loro. Ero tipo: ok, come faccio a tornare a un livello che mi permetta prima di tutto di battere gli altri giocatori? E poi magari, se mi capita di giocarci contro, ne parlerò con il mio nuovo team e vedremo cosa possiamo fare. […] Se riuscirò a giocarci contro sarà una cosa positiva, visto che l’anno scorso non ho giocato abbastanza bene nemmeno per incontrarli”.

Daniil pensa partita dopo partita. Avversario dopo avversario. Non si guarda mai indietro con la nostalgia di quando era numero 1 del mondo ed era sempre tra i favoriti. Sa che adesso per lui si è aperto un nuovo capitolo probante. “Penso che in generale, sai, ci sia sempre questa discussione: era più forte prima o è più forte adesso? Prima di tutto, è impossibile dirlo con certezza si lancia in un’ulteriore riflessione circa il livello attuale del tennis. Amano sempre fare questi confronti in ogni sport: Jordan, LeBron, la Francia 2020, la Francia ’98, chi è più forte. Non lo sai mai, però ho la sensazione che il livello dei giocatori, diciamo dalla top 30 in giù, dalla top 30 alla top 100, sia probabilmente un po’ più equilibrato”.

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