“Sinner più aggressivo nel 2026”: come sarà possibile?
Quando Simone Vagnozzi dopo la vittoria di Jannik Sinner alle ATP Finals ha dichiarato che “L’obiettivo per il 2026 è essere ancora più aggressivi” ci ha lasciato sgomenti o quantomeno perplessi: come è possibile, ammesso lo sia, rendere il gioco dell’azzurro ancora più aggressivo?
Il tennis di Sinner rappresenta infatti lo stato dell’arte del tennis aggressivo, il suo gioco viene spesso definito robotico proprio perché il ritmo da fondo campo è insostenibile per tutti i giocatori tranne che per Alcaraz. Sinner è tutto fuorché passivo, il suo ritmo di gioco è un crescendo opprimente per l’avversario costretto a fare più di quel che può per tentare di reggere il confronto, è un’idea di gioco basata sull’aggressione continua, che ha sempre caratterizzato il gioco di Jannik ma che è diventata vincente negli ultimi due anni, quando ha eliminato gli errori e ha rafforzato il rendimento del servizio.
Velocità di apprendimento
“Siamo fortunati ad avere Jannik, che è molto veloce nell’apprendere e nell’adattarsi ai cambiamenti. Abbiamo anche cercato di introdurre nuovi colpi, nuove tattiche” disse Vagnozzi a novembre, perché anche nel momento in cui Sinner riesce a battere Alcaraz lui ricorda che c’è sempre qualcosa da migliorare, qualche parte del suo gioco da affinare, un dettaglio da perfezionare. Cose che distinguono i campioni dai grandi giocatori.
Vagnozzi ha lavorato molto sul servizio di Sinner dopo la dolorosa sconfitta di Parigi. Se Alcaraz riesce a bilanciare la maggior solidità di Sinner da fondo campo con qualche soluzione estemporanea, è oramai conclamato che è il rendimento al servizio dei due a incidere in maniera determinante nei loro duelli. Questo non accade sempre, chiaramente. Ad esempio, nel secondo set della finale di Torino Sinner è riuscito a recuperare un break per poi vincere il set nonostante una percentuale di prime palle in campo inferiore al 50%.
Su cosa si può lavorare quindi per rendere ancora più aggressivo il gioco di Sinner? Tutto sembra puntare in direzione della seconda palla di servizio e sulle verticalizzazioni da fondo campo.
Seconda di servizio più veloce
Quando Sinner si è trovato a fronteggiare un set point nel primo set della finale di Torino, in un game nel quale aveva perso due punti giocando due seconde palle di servizio ordinarie, l’azzurro ha servito una seconda palla che viaggiava a 189 Km/h. Alcaraz è rimasto sorpreso e ha sbagliato la risposta al servizio. In conferenza stampa Sinner dirà poi che “in quel game ero stato già passivo in un paio di punti al servizio, in quel momento ho deciso che avrei perso il punto ma solo giocandolo in maniera aggressiva”. Essere aggressivi con la prima palla di servizio è d’obbligo tra i professionisti, è quindi la velocità della seconda palla a caratterizzare l’aggressività del gesto. Con la prima palla che non entra, giocare anche la seconda cercando direttamente il punto è la strada per diventare ancora più aggressivi in campo.
La verticalizzazione
Il tennis di Sinner da fondo campo impone una velocità che spesso manda fuori giri gli avversari, anche Alcaraz è stato costretto ad adattarsi lavorando sulla tecnica nella seconda parte dell’anno. Lo spagnolo ora ha un movimento più compatto con il dritto per semplificarne e velocizzarne l’esecuzione mentre l’apertura sul rovescio è effettuata con le braccia tese invece che flesse per aumentarne la consistenza.
L’unica strada percorribile per rendere ancora più aggressivo il gioco da fondo di Sinner è verticalizzare in lungolinea più spesso, per sorprendere ancora di più i tennisti destrimani, come lo stesso Alcaraz, che tendono a lasciare scoperto il lato destro del campo per cercare di colpire di dritto il più possibile spostandosi verso sinistra.
Sinner ha già dimostrato di essere fulminante con le accelerazioni in lungolinea di dritto in questi anni, ma è durante il 2025 che abbiamo ammirato dei rovesci lungolinea che hanno lasciato immobile Alcaraz. Vagnozzi lavorerà per rendere ancora più efficace il cambio in lungolinea, specie in uscita dalla diagonale incrociata, quella preferita da Alcaraz quando affronta l’italiano. È in quella direzione infatti che lo spagnolo insiste negli scambi in attesa di girarsi per giocare il dritto.
Non sembra percorribile con efficacia la strada delle cosiddette “variazioni”, una parola che ricompare solo quando Sinner perde contro Alcaraz. Perché è evidente che una smorzata, un serve and volley o un rovescio in back per spezzare il ritmo contro avversari che non siano lo spagnolo possono rappresentare un divertissement, ma quando il punteggio non concede margini di errore si ricorre a soluzioni che si padroneggiano e Sinner non ha, a differenza di Alcaraz, la naturalezza nell’esecuzione di queste giocate.
Ossessione per il miglioramento
Quel che è sicuro è che Jannik Sinner ha trovato in Alcaraz la sua ossessione per il miglioramento continuo, la motivazione necessaria a lavorare duramente ogni giorno per perseguire ogni piccola strada che possa migliorare il suo gioco, per battere Carlos subito dopo una sconfitta o per prendersi un leggero vantaggio in vista della prossima sfida. Un po’ come a suo tempo Nadal per migliorare servizio e rovescio con lo scopo di battere Federer, oppure come il terzo incomodo Djokovic, capace di perfezionare il servizio e aggiungere altre soluzioni al suo gioco (volée, smorzata) per interrompere la diarchia di Roger e Rafa.
C’è un famoso proverbio africano che recita: “Ogni mattina in Africa, quando sorge il sole, una gazzella si sveglia e sa che dovrà correre più del leone, o verrà uccisa”. Il proverbio si completa spesso con l’antitesi: “Ogni mattina in Africa, un leone si sveglia e sa che deve correre più della gazzella, o morirà di fame”.
In fondo, non importa essere leone o gazzella, Sinner o Alcaraz: ciò che conta è continuare a migliorare, ogni giorno. Perché nella vita – e nel tennis – il punto non è da che parte stai, ma se continui a correre.

