Popyrin è in top 20 ATP (ma non lo sarebbe nella WTA): la vale davvero?
Il tennis professionistico non solo offre qualche colpo storto – e il dritto di Medvedev è un facile esempio –, ma ogni tanto lo stesso calendario presenta qualche non prevista (dai più) bizzarria. A parte un altro Slam che aprirà i cancelli dalla domenica in modo da vendere una giornata in più di biglietti, sorprendendo per il brillante e innovativo colpo di genio imprenditoriale, oppure l’aggiustamento necessario per evitare che l’Australian Open finisca per cominciare a Natale (quest’anno la week 3 è scattata il 12 gennaio, ma nel 2026 sarà quella del 18), l’attuale stagione si distingue anche per l’anomalia estiva. Solo due settimane di pausa tra Wimbledon e l’Open del Canada (torneranno a essere tre il prossimo anno), con i due Masters 1000 nordamericani allungati a dodici giorni e disputati consecutivamente, con finali canadesi il giovedì.
Assenti verosimilmente per questo motivo tre dei quattro semifinalisti di Wimbledon – Sinner, Alcaraz e Djokovic –, con il solo Fritz presente e giunto in semifinale; ma parliamo di uno che dieci dopo l’operazione al menisco del giugno 2021 saltava come un grillo su un campo in cemento per preparare Wimbledon. L’altro top 5 non disertore e anch’egli fermatosi in semifinale è Zverev, ma lui ha avuto più riposo in virtù (se così si può dire) della subitanea e poco sorprendente eliminazione in Church Road. A tal proposito, nel corso del Nothing Major Show, Sascha si è detto “deluso, ma tanto non avrei vinto Wimbledon comunque”.
Anomalia regolare
Riassunta (insomma…) la situazione, abbiamo visto che il ranking sta subendo delle modifiche per quanto riguarda le pubblicazioni. Con il torneo canadese ancora in corso, lunedì 4 agosto nessuna nuova classifica è stata elaborata, edita invece dopo la conclusione della finale di Toronto di giovedì. Si tornerà alla normalità con quella successiva di lunedì 18, dopo Cincinnati, quando scadranno sia i punti guadagnati nel 2024 in quel torneo, sia quelli canadesi.
Il Regolamento, la cui puntuale applicazione garantisce l’imparzialità, dispone che i punti restano nel bottino del giocatore per 52 settimane (“the PIF ATP Rankings period is the immediate past 52 weeks”); del resto, i punti di Amburgo 2024 sono scaduti a luglio, non in maggio. L’anno scorso Montreal si è concluso il 12 agosto, perciò i punti non potevano sparire già con il ranking di lunedì 8 e chi ha preso parte a entrambe le edizioni gode dei relativi benefici ai fini della classifica. Chiaramente, in questa situazione, non privarne anzitempo i tennisti implica che i punti rimarranno una settimana in più, ma per quello che ci interessa nulla cambierebbe se la prossima classifica fosse prevista lunedì 11.
A trarne il vantaggio maggiore – che deriva dall’aver giocato e vinto – è l’inatteso trionfatore di Montreal 2024 nonché altrettanto inaspettato quartofinalista di questa edizione, al secolo Alexei Popyrin, che ha lasciato Toronto portandosi via 200 punti che si sono aggiunti ai 1000 del trionfo di quasi un anno fa e potrà festeggiare il best ranking al numero 19 e lo status di top 20. Un po’ troppo?
Quanto vale Popyrin
Quando trova la settimana giusta, Popyrin è un avversario temibile: in carriera vanta un bilancio di 13 vittorie e 17 sconfitte contro i primi dieci del mondo, 4-3 nell’ultimo anno con i successi su Dimitrov, Hurkacz e Rublev (Toronto 2024), Djokovic (US Open), Medvedev (Parigi-Bercy), Ruud (Monte Carlo), Rune (Toronto). Parliamo di Daniil indoor e Casper sulla terra, non viceversa, di Nole in uno Slam…
Dall’altro lato, Pop era arrivato in Canada con un bilancio ATP nel 2025 di 12 vittorie e 16 sconfitte, 17 contando quella al primo turno al Challenger che porta a dieci le sue sconfitte all’esordio. I quarti a Monte Carlo e gli ottavi al Roland Garros erano i suoi unici risultati degni di nota e lui ne è consapevole: “È sul lato della continuità che devo migliorare” ha detto dopo la sconfitta contro Zverev”. E sa anche che, per il momento, non è lì per restarci: “Perderò mille punti alla fine di questa settimana, quindi sarà una toccata e fuga per me”. Il 18 agosto dovrebbe uscire dai primi 40, però a Cincinnati non difende nulla e la caduta potrebbe essere più attutita. In ogni caso, il pensiero è rivolto a un futuro forse non immediato ma neanche troppo lontano: “Se continuo a giocare come ho fatto questa settimana e come ho costruito il mio gioco, spero di poter tornare dove ero e magari andare anche oltre”.
Dando un’occhiata ai tennisti che lo circondano – Davidovich, Mensik, Paul e Medvedev davanti, Fils, Dimitrov, Cobolli e Cerundolo dietro – il classe 1999 di Sydney sembra decisamente quello con meno possibilità di farsi trovare regolarmente in quella zona di classifica o addirittura più avanti. Si muove bene, possiede nel dritto un’arma micidiale (se trova il campo), non ha paura di prendere la rete e ha una buona mano; tuttavia, guardando all’ultimo anno, è 15° per media di ace a match ma solo 27° come conversione della prima battuta e addirittura 70° con la seconda, per un saldo vittorie/sconfitte nel Tour di +5, inferiore a quelli di Tsitsipas e Shapovalov che chiudono la top 30. Insomma, per adesso non ci sono indizi a suggerire che Alexei sia vicino a trovare la continuità indispensabile per raggiungere i suoi obiettivi.
Il paradosso della WTA
La cosa interessante (parola grossa, ma dopo la finale infrasettimanale per noi notturna e la partenza diesel di Cincinnati questo passa il contento, cioè Alexei stesso) è che alla WTA non hanno letto il proprio regolamento o forse, davanti a “points stay valid for 52 weeks”, hanno detto, Sì, ma non è che sia davvero una regola.
In ogni caso i punti di Toronto 2024 sono scaduti dopo la finale di quest’anno, prima del termine fissato dal Rulebook. Ciò comporta che, se Popyrin giocasse nel Tour femminile, non sarebbe diventato top 20. Prendiamoci qualche secondo per comprendere l’inconsistenza di questa affermazione che, tra l’altro, chiarisce chi ha adottato il metodo corretto. Perché è molto più credibile un Popyrin in top 20 ATP per una decina di giorni rispetto a un Popyrin incapace di raggiungerla giocando nella WTA.